La guerra senza quartiere della finanza allo StatoTribuno del Popolo
mercoledì , 29 marzo 2017
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La guerra senza quartiere della finanza allo Stato

Gli ultimi trent’anni hanno dimostrato in modo plastico e nitido come l’esistenza di sovrastrutture statali sia da impedimento alla massimizzazione dei profitti da parte dei potentati finanziari privati. Lo Stato diventa qualcosa da eliminare in quanto consente anche a chi è privo di potere economico di avere un “potere contrattuale”. Ecco perchè da anni si procede in tutti i modi a un pervicace smantellamento delle strutture statali, che poi tradotto significa uno smantellamento dei diritti e della gestione comune dei mezzi di produzione.

Stiamo tornando indietro, e questo non è più un semplice opinabile giudizio ma una semplice constatazione. La storia degli ultimi trent’anni infatti sta ponendo le premesse a un superamento degli “Stati”, e in molti identificano questa transizione in atto come una sorta di modernizzazione. Purtroppo invece chi scrive ritiene che si tratti dell’esatto contrario, ovvero di un ritorno alla situazione pre-esistente al concetto di “Stato”, una situazione dove i semplici cittadini erano considerate delle mere unità di produzione prive di diritti e di qualsivoglia potere contrattuale. La creazione moderna del concetto di “Stato” inteso come entità che deve monitorare la gestione dei mezzi di produzione armonizzandoli per il bene comune, e soprattutto il concetto stesso di “Patto Sociale” che ha in qualche modo ispirato la costruzione delle moderne società complesse, vengono oggi messe in discussione al punto che lo “Stato” da strumento e garante del bene comune è diventato un “impedimento”, un qualcosa da abbattere al più presto e a qualsiasi costo.

Ciò non sorprende dal momento che il concetto di “Stato” è stato già ai tempi della Guerra Fredda strumentalizzato e utilizzato nella sua accezione negativa divenendo una sorta di sinonimo di inefficienza, una sorta di capro espiatorio globale. Il discredito con cui si è cominciato a parlare di Stato ha concetto ai potentati privati di costruire il proprio consenso, e questo dopo la caduta dell’Urss nel 1989-1991 ha portato al trionfo del capitalismo neoliberista, ovvero una ideologia che si pone come obiettivo la distruzione di tutto quello che pone dei limiti alla “libertà” di realizzare profitti. Oggi questo svuotamento dell’importanza degli Stati sta raggiungendo l’apice, basti pensare all’Unione Europea e al modo con cui ha sostanzialmente sterilizzato la sovranità dei singoli stati che vi hanno aderito.

Il XXI secolo si è aperto con quella che possiamo definire “guerra allo Stato”, intesa come guerra senza quartiere nei confronti di tutto quello che ancora rimane a dare voce ai singoli cittadini che secondo il disegno del capitalismo globale devono diventare semplici “consumatori” privi di senso critico e liberi solamente di scegliere quando, dove e cosa consumare. In nome della “libertà” gli Stati vengono oggi declinati come strumenti di oppressione quando in realtà dovrebbero essere strumenti che consentano ai cittadini di gestire le risorse comuni per il benessere comune. Senza lo Stato che si occuperà di pensioni, sanità, istruzione, si realizzerà il grande sogno dei capitalisti della prima ora ovvero quello di vivere in un mondo dove i più forti, ovvero quelli che possiedono più capitali, saranno in grado di dominare, soggiogare e annichilire i più deboli in nome della “libertà” di fare business. Tutto ciò che non è reddito, profitto, diviene inutile, anche nel caso si parli di esseri umani.

Lo Stato è uno strumento invece che consente di valorizzare gli esseri umani in quanto, teoricamente, dovrebbe essere uno strumento per impedire che i più forti soffochino i più deboli. Se tutti siamo uguali e abbiamo quindi gli stessi diritti, cosa peraltro rivendicata anche dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, allora non è accettabile che i più ricchi sulla base dell’inesistente merito del reddito e delle proprietà soggioghino i più deboli rei solamente di essere meno ricchi. E’ qui che subentra lo Stato, per bilanciare le differenze e dare voce e diritti anche a chi non è in grado di competere con i potentati economici, ed è per questo che il capitalismo neoliberista sta triturando il concetto stesso di Stato pervertendo peraltro il concetto di globalizzazione a questi fini. Una guerra anche ideologica che il capitalismo continua a condurre con ogni mezzo, basti pensare alla guerra fatta al socialismo e al comunismo intese come ideologie “stataliste” e proprio per questo demonizzate in quando propongono una organizzazione sociale che finalmente impedirebbe sul nascere la possibilità che qualcuno possa utilizzare le sue risorse per sfruttare qualcun altro. Alla luce di questo sarà quindi chiaro come mai i milionari e i potentati finanziari siano ostili al concetto stesso di “Stato”, ora resta da interrogarsi come mai anche i cittadini più umili siano più portati a stimare un ricco imprenditore piuttosto che il concetto di “Stato”, ed è qui che si è innestata la vittoria dei potentati finanziari in quanto ha conquistato le masse con una narrazione, quello che invece la sinistra non ha voluto fare, accettando una resa non onorevole in cambio forse delle briciole.

Tribuno del Popolo

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