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venerdì , 20 gennaio 2017
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La libertà del consumatore e gli oligopoli delle multinazionali

Il consumatore ha davvero alternative reali nel momento in cui si accinge a comprare i prodotti dei principali marchi? Un’inchiesta condotta da Oltremedia dimostra come un numero ristretto di multinazionali detenga il controllo quasi totale del mercato in molteplici settori, rendendo la concorrenza sempre più un mito e sempre meno una realtà del mondo attuale.

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Fonte: Oltremedianews

A tutti sarà certamente capitato di trovarsi diviso su quale marchio scegliere di uno stesso prodotto. Ebbene, con una semplice ricerca che chiunque può effettuare sulla rete (i dati riportati nell’articolo provengono dalla versione italiana di Wikipedia e dai siti ufficiali delle aziende menzionate), si posso scoprire dati a dir poco sorprendenti, che la dicono lunga su quanto siamo davvero liberi di scegliere cosa e come consumare.

Partiamo dalla Nestlè. La celebre multinazionale svizzera ha fatto più di qualche passo in avanti dal giorno in cui il suo fondatore, Henri Nestlè, sviluppò un alimento per bambini intolleranti. Il suo dominio si estende in lungo e in largo nel settore alimentare, spaziando dai dolciumi di ogni tipo alle bevande, fino ai prodotti per gli animali. Qualche esempio – e mi limito ai prodotti diffusi sul mercato italiano – può aiutare a comprendere quello che stiamo dicendo. Appartengono alla Nestlè molti dei più comuni cereali che si consumano a colazione: i Cheerios, i Chocapic, i Crunch, i Fitness e naturalmente i Nesquik. Fra le bevande solubili figura ovviamente il Nescafè; colpisce la presenza dell’Orzoro, prodotto che credevo confinato all’epoca dei miei nonni e che invece appare proiettato dalla multinazionale svizzera nel terzo millennio. Non del tutto scontato è il fatto che la Nestlè possegga anche i marchi di prodotti quali acqua potabile tè freddo. La cosa interessante è che alcuni di questi marchi, se ci si limita alla pubblicità che vediamo in televisione, dovrebbero essere concorrenti: forse un tempo era così, ma ormai si tratta di una semplice impressione. Per quanto riguarda l’acqua, mi riferisco in particolare all’Acqua Panna e all’Acqua Vera – e non parliamo degli unici marchi a noi noti di proprietà della Nestlè: difatti anche la San Pellegrino e persino la Perrier, l’acqua frizzante resa celebre dal ragioniere Ugo Fantozzi, appartengono alla multinazionale svizzera. Per quanto riguarda il tè, segnaliamo in particolare il Nestea e il Beltè. Inoltre, tutti coloro che amano fare un bell’aperitivo analcolico dovrebbero sapere che, se scelgono il Sanbitter, finanziano indirettamente la Nestlè – così come quelli che per dissetarsi scelgono di bere il Chinò. Altri settori in cui la Nestlè spadroneggia sono quelli degli alimenti per bambini e, naturalmente, dei dolciumi di ogni tipo, compresi i gelati.L’elenco potrebbe estendersi a dismisura, per cui ci limitamo a fare solo qualche nome: Antica gelateria del Corso e Gelati Motta per i gelati; Fruit Joy , Polo, After Eight, Kit Kat, Smarties e – udite udite – Perugina, per quanto riguarda i dolciumi; Fruttolo e Mio per quanto riguarda gli alimenti per bambini. Non contenti di tutto ciò, questi intraprendenti signori svizzeri hanno messo le mani anche su importanti marchi di prodotti alimentari surgelati e di condimenti: valga per tutti il marchio Buitoni. Credo sia infine il caso di rilevare che la Nestlè possieda il 26,4% del gruppo L’Oreal, che a sua volta controlla molti altri marchi (ad esempio Garnier, Maybelline New York, Yves Saint Laurent, Diesel Parfums, Giorgio Armani Parfums and Cosmetics, Guy Laroche, Lancome, Stella McCartney, Ermenegildo Zegna, Oscar de la Renta, Vichy Laboratoires).

Un elenco del genere lascia di stucco, non c’è che dire. Eppure la Nestlé non è certo sola in questa letterale invasione del mercato. Un ottimo esempio di controllo, per non dire dominio, del mercato è rappresentato anche dall’Altria group Inc., precedentemente e universalmente noto come Philip Morris Companies Inc. Questo marchio è leader indiscusso del settore del tabacco, dal momento che possiede quasi tutti i marchi di sigarette noti: per esempio Marlboro, Chesterfiled, L&M, Muratti, A Mild, Diana, Merit, Virginia slims – l’elenco completo è decisamente più lungo. Ma non sono solo i fumatori ad incrementare i guadagni di questa azienda: attraverso il controllo del gruppo Kraft food, l’Altria group possiede molti marchi di prodotti assai diffusi sul mercato alimentare. Anche qui bastano pochi esempi per capire di cosa parliamo. Se ad esempio vogliamo prenderci un caffè, dobbiamo sapere che i marchi Splendid e Hag appartengono alla Kraft e, di conseguenza, alla Philip Morris. Stessa consapevolezza deve accomunare anche i consumatori della carne in scatolaSimmenthal e di tutta la gamma dei prodotti Kraft (Mayonnaise, Philadelphia, Sottilette, Osella e Susanna). Anche in questo caso non mancano i dolci: ecco allora i marchi Toblerone e Milka.

Davvero impressionante è l’esercito di marchi detenuto da un gruppo assai meno noto, quantomeno presso il grande pubblico, rispetto ai precedenti, ovvero il gruppo P&G. Eppure dubito che esista una casa in cui non sia presente almeno un prodotto che, in ultima analisi, non sia collegato a questa elefantiaca multinazionale. Essa possiede infatti molti marchi nei più disparati settori, a cominciare dai detersivi e prodotti per la pulizia della casa. In questo ramo le sue acquisizioni sono state formidabili: in quale abitazione non è presente almeno un prodotto Ace, Dash, Mastro Lindo, Swiffer o Viakal? Anche per l’igiene personale e la cura del corpo la lista è lunga: basti pensare a marchi quali AZ e Oral B (igiene orale), Herbal Essences, Pantene e Wella (cura dei capelli), Tampax (igiene intima femminile), Pampers (prodotti per l’igiene dei bambini) e Gillette (rasoi). Senza contare i marchi ideali per chi ha il naso otturato (i fazzoletti Tempo e il Vick’s Sinex) e iprodotti cosmetici della Oil of Olax e della Max Factor. Non mancano marchi di lusso, quali Lacoste Profumi, Laura Biagiotti Profumi, Hugo Boss Profumi, Dolce e Gabbana Profumi e Make-up, Gucci Profumi. Notevoli sono anche i celeberrimi marchi di batterie Duracell, di alimenti per animali IAMS e di prodotti elettrici Braun. Insomma, la nostra vita quotidiana procede nel segno della P&G.

In una rassegna del genere non può ovviamente mancare la Coca Cola (il nome completo della società multinazionale èThe Coca Cola Company), la cui estensione è smisurata: oltre 400, infatti, sono i marchi di sua proprietà, distribuiti praticamente in tutti i paesi del mondo. Esiste addirittura una pagina di Wikipedia creata appositamente per elencarli: quella che proponiamo qui è nulla più di una breve antologia. Naturalmente, il settore in cui la Coca Cola è leader indiscusso è quello delle bevande di ogni genere, dai succhi di frutta alla birra, passando ovviamente per le bevande gassate e arrivando all’acqua in bottiglia: suoi sono i marchi Aquarius, Bacardi Mixers, Burn, Coca Cola (con tutte le possibili varianti, compresa la Diet Coke, e i possibili gusti), Dr. Pepper (che a sua volta possiede numerosi marchi diffusi a livello planetario), Disney (ebbene sì, ci sono anche le bevande della Disney), Fanta (con tutte le possibili varianti e i gusti), Harp Lager, Inka Cola (che talvolta è dipinta come il marchio concorrente della Coca Cola nel Sud America…), Lilia, Minute Maid, Nestea (in join venture con la Nestlè, principale concorrente della Lipton, il cui controllo è detenuto dalla Unilever in joint venture con la Pepsico – per capirci, l’azienda che controlla la Pepsi-cola), Oasis, Powerade, Sprite (con tutte le possibili varianti), Stella Artois, Sveva. In altre parole, praticamente qualsiasi cosa diversa dall’acqua del rubinetto si beva è prodotta dalla Coca Cola Company.

L’ultima delle grandi multinazionali di cui tratteremo è la Unilever, una società anglo-olandese che sorprende per il gran numero di settori in cui sono presenti i marchi di sua proprietà: quasi non c’è un ambito della vita quotidiana, infatti, in cui qualche azienda di sua proprietà non sia presente con i suoi prodotti. Se per esempio esaminiamo il settore alimentare, troviamo presenti molti marchi della Unilever: una lista soltanto parziale include i marchi Lipton (di cui abbiamo già detto), Algida e Santa Rosa (dolci), Bertolli e Calvè (condimenti), Knorr (cibi pronti). Non meno folto è il settore dell’igiene personale, che vanta marchi quali Axe, Badedas, Dove, Clear, Mentadent, Pepsodent e Sunsilk. Molte aziende produttrici di detersivi appartengono alla multinazionale anglo-olandese: ad esempio Bio Presto, Cif, Coccolino, Vim, Lysoform e Svelto. Degni di nota, infine, sono i settori dei profumi e della cosmetica: limitandoci a qualche marchio assai noto, citiamo Calvin Klein e Glysolid.

Qual è lo scopo di una simile rassegna? Non certo enumerare tutti i marchi di proprietà delle multinazionali, visto che mi sono limitato ad elencarne a titolo esemplificativo un numero assai ristretto. Lo scopo è, piuttosto, quello di far riflettere su quanto concetti come concorrenza e libertà di scelta del consumatore appartengano piuttosto alla sfera dell’auto-rappresentazione del sistema che a quella della realtà delle cose. Difatti, il mercato globale di molti prodotti appare evidentemente dominato da poche, ingenti figure, che tuttavia non figurano in primo piano, ma nei fatti detengono il controllo della maggior parte dei marchi nei quali molti consumatori ripongono la propria fiducia. Molto spesso una società è tanto grande da potersi permettere l’acquisto di marchi concorrenti: è il caso eclatante, a mio avviso, della Coca Cola e della Inka Cola, o quello dei marchi di profumi il cui controllo è saldamente nelle mani della P&G. Poiché queste multinazionali operano appunto al di sopra delle nazioni, dubito che a breve una qualche autorità politica sovranazionale riesca ad imporre il concentramento di tanto potere e tanti profitti nelle mani di così poche società: ammesso che esista la volontà politica, in tempi come questi, di farlo. Credo sia dunque il caso di riflettere su un dato di fatto tanto semplice quanto evidente: i cosiddetti poteri forti, che spesso sono dipinti come occulti, non ci passano piuttosto quotidianamente sotto il naso?

   Simone Mucci

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