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sabato , 25 marzo 2017
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La Lieta Novella

C’è nessuno? Forse sarà questa la domanda che ci faremo quando dovremo recuperare il tempo perduto sulla sfida, ormai quasi persa, postaci in questi anni dal fenomeno dell’immigrazione. Crisi economica, legislazione vessatoria e condizioni di lavoro ivi compreso il servaggio (a Saluzzo come Rosarno), stanno riducendo i flussi migratori verso il nostro paese.

Tratto da http://pigramano.wordpress.com/

Qualcuno si compiacerà di questa recente tendenza continuando a perorare chi idee scioviniste, chi razziste o chi semplicemente perché esasperato dai problemi oggettivi frutto dell’assenza di politiche all’altezza del fenomeno. Qualcuno la pensa diversamente. “La prima cosa che deve fare l’Europa, se vuole preservare la sua prosperità economica nel futuro, è rinunciare all’omogeneità etnica” questo è il pensiero di Peter Sutherland che non è ne di una ong oltranzista ne di una opera pia, ma che è stato presidente di Goldman Sachs International, presidente della British Petroleum, ministro della Giustizia in Irlanda, direttore generale del Gatt e del Wto, commissario europeo per la competizione, presidente della London School of Economics e che attualmente guida il Global Forum on Migration and Development dell’Onu. Di seguito”L’immigrazione è una dinamica cruciale per la crescita in alcune nazioni europee, per quanto possa essere difficile spiegarlo ai cittadini”. L’analisi prende spunto, oltre che dall’invecchiamento della popolazione in molti paesi europei, anche dalle ragioni riguardanti la conservazione del sistema pensionistico e dello stato sociale e dalla questione fondamentale dell’energia e della creatività che queste persone introducono nelle nostre società, con la loro disperata ricerca di un futuro migliore che talvolta le porta anche a delinquere. E ancora ”in Inghilterra, Stati uniti, Australia e Nuova Zelanda i livelli di occupazione degli immigrati sono più alti che nei paesi europei perché riescono, non senza contraddizioni, ad accomodare in minor tempo coloro che vengono da altri background”. Abbiamo poco tempo per invertire la tendenza perché “prima erano i paesi che selezionavano gli immigrati, ora stanno diventando gli immigrati a selezionare i paesi”. Nelle ultime ricerche dello Sportello dei diritti e della Fondazione Ismu si evidenzia che in quattro anni si è ridotto di oltre tre quarti il numero di arrivi ed è aumentata notevolmente la quantità di partenze. Per l’Istat il saldo migratorio, ovvero la differenza tra chi arriva e chi parte, ci dice che mentre tra il 2005 e il 2010 era di 330mila unità, tra il 2011 e il 2012 è crollato a 102mila e la richiesta di permessi di soggiorno dal 2010 al 2011 è calata del 40%. Quindi cominciamo a guardare in faccia i nostri figli e nipoti e diamogli finalmente la lieta novella: a breve si libereranno molti posti di lavoro “rubatigli” sino ad ora da stranieri come badanti, ambulanti, fornai, pizzaioli, manovali nell’edilizia, raccoglitori in agricoltura, pescatori, tutti lavori assolutamente degni. E osserviamo con attenzione le espressioni che si affacceranno sui loro volti. Buon lavoro.

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