La macchina della propaganda sulla Siria non si arrestaTribuno del Popolo
martedì , 24 gennaio 2017
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La macchina della propaganda sulla Siria non si arresta

Alla notizia del ritiro delle truppe russe dalla Siria il mainstream si è subito scatenato nuovamente cominciando, ancora una volta, a diffondere una visione della guerra civile siriana del tutto parziale che vede in Mosca e Damasco i responsabili della crisi, anche migratoria, che sta infiammando il Medio Oriente e l’Europa. 

Ci risiamo. Appena la Russia ha annunciato di aver finito la sua campagna militare di sei mesi in Siria, peraltro con successo, i vari media del mainstream hanno cominciato di nuovo gli ennesimi attacchi concentrici sulla Siria cercando di fornire una visione del tutto parziale e unilaterale che fa passare Mosca e Damasco come i responsabili dell’immane crisi in atto nel paese sin dal 2011 e che ha provocato qualcosa come più di trecentomila morti in cinque anni. Quando i russi sono arrivati in Siria infatti i media hanno cominciato ad accusare Mosca e di voler semplicemente colpire l’opposizione ad Assad e non l’Isis. Fermo restando che la Russia ha colpito eccome l’Isis quello che i media del mainstream hanno sempre omesso di dire è che Assad, piaccia o meno, è il legittimo presidente di un paese sovrano, la Siria, allo stesso modo di come la monarchia saudita è la legittima rappresentante del regno saudita solo per fare un esempio.

Mosca non ha dunque invaso la Siria ma ha coordinato la sua azione con il governo siriano, al contrario Damasco non ha mai autorizzato le azioni della coalizione a guida americana nel suo territorio, nè Ankara a realizzare interventi nel nord della Siria. Questa è una realtà oggettiva che dovrebbe valere indipendentemente da ogni giudizio di merito sulla guerra in Siria, eppure il mainstream continua in modo a dir poco discutibile a raccontare che la maggior parte delle vittime civili sarebbe stata realizzata dai russi e dall’esercito di Assad, mentre, al contrario, i continui bombardamenti subiti dalla popolazione delle città sotto controllo dell’esercito non trovano spazio nei quotidiani occidentali. A leggere cosa raccontano della guerra in Siria si avrebbe dunque una visione completamente parziale e manichea, e peraltro non aderente alla realtà dato che i russi sono intervenuti nell’ottobre del 2015, quindi dopo quasi quattro anni e mezzo di guerra che hanno provocato centinaia di migliaia di morti.

Inoltre grandi città come Raqqa, Palmira, Idlib e molte altre sono finite nelle mani degli insorti jihadisti, non certo quei simpatici ribelli moderati invocati dalla Casa Bianca, ma non ci risulta che nessuno abbia fatto servizi televisivi sulla sorte dei cittadini accusati di essere “lealisti” e fucilati pubblicamente nelle piazze. Questo qualifica quindi la nostra informazione come schierata e non come oggettiva in quanto al posto che raccontare i fatti prende, scientemente e consapevolmente, parte all’interno di un conflitto che riguarda peraltro il Medio Oriente e nel determinare il quale l’Occidente ha a dir poco alcune responsabilità.

Tribuno del Popolo

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