La Musica come arma di resistenza: i Massive Attack lottano per la libertà di espressioneTribuno del Popolo
venerdì , 26 maggio 2017
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La Musica come arma di resistenza: i Massive Attack lottano per la libertà di espressione

Il duo inglese dei Massive Attack torna ad incidere un solco nelle coscienze dei presenti all’Auditorium di Roma. Immersi nel loro universo musicale coinvolgono con un bombardamento diimmagini e parole per scuotere le menti. 

Circondati da una trama tessuta meticolosamente tra ambientazioni cupe, malinconiche e penetranti, capaci anche di allargare le proprie maglie per mostrare scenari di guerra e distruzione, i Massive Attack conducono il pubblico verso un’inquietudine che vuole indicare un cammino di rivolta e di riappropriazione della vita.

Partecipare (esatto, non si assiste) ad un loro concerto regala un impatto emotivo che in pochi artisti riescono ancora ad evocare, unendo alle loro grandi doti musicali, un forte interesse per la società e i rapporti umani, sfiorando l’anima per poi ferirla fino a farla sanguinare, mentre il corpo si lascia trasportare da una scossa elettrica musicale costante e rivitalizzante.

Robert Del Naja e Grant Marshall, unendo le loro personalità poliedriche e distanti, si fondono per generare un talento unico, accompagnandosi con grandi artisti del calibro di: Martina Topley Bird (che in molti conoscono grazie alla sua storica collaborazione con Tricky e alla voce calda e avvolgente in Heligoland), Horace Andy (guru del roots reggae) e DeborahMiller (altra voce capace di sfiorare corde immaginifiche di alcuni dei brani più celebri del duo).

E’ la stessa Topley Bird che apre le danze, avvolta dal vento e da un’atmosfera piena di ombre, con “Battlebox”, un’immersione tra tagli elettronici e smottamenti verso un lago di fumo, sotto lo sguardo del duo, chiamato “ParadiseCircus”, avvolgendo in un telo più intimo e sensuale. Proseguendo sulle mielata voce della Bird, di impeccabile e articolata esecuzione è “Teardrop”, un amplesso amoroso fatto di corpi che si uniscono, anime che si fondono e sogni che cercano di resistere ai colpi della realtà.

Horace Andy smussa gli angoli, trasforma tutto in un cammino in discesa con la sua “Girl I love You”, che giungerà ad una roboante esplosione di stelle in “Angel”, spezzando le catene del pubblico seduto e obbligando il loro animo più naturale a lasciarsi andare e a correre sotto il palco.

Uniti in un unico corpo multiforme, Robert e Grant invocano la loro sirene Miller che con “Unfinished Simpathy” ci trasporta verso uno spazio privo di confini e di limiti, dove poter lasciar fluire ciò che si è.

Il concerto si è sviluppato in un’ora e trenta circa, ma alla presenza dei Massive Attack si perde la concezione dello spazio e del tempo. Si vive una dimensione dove, grazie anche alle loro scelte d’impegno sociale, si diviene parte attiva, grazie anche ai giochi di luce e di proiezioni  concettuali e dirette: un sistema binario che rappresenta il loop di alcune vite, che non fanno altro che calcare e ricalcare un modello imposto senza averne coscienza; grandi brand e multinazionali che si alternano a medicinali, dosaggi e budget economici che sono divenuti le divinità del nostro secolo, messi a confronto in una guerra con dialoghi sibillini e spezzati che si fanno sempre più limpidi e luminosi: la necessità di condivisione reale emotiva contro l’immaterialità costruita della rete; la collaborazione e l’unione degli individui che vuole essere lacerata dalla costruzione di individualità ripetitive fatte di apparenza e di riflessi sociali; l’importanza di essere rispettosi verso la vita e i sentimenti altrui.

In un concerto può esserci la giusta fusione tra divertimento, distaccamento dalla quotidianità e riflessione emotiva: i Massive Attack ci presentano la loro lotta. Da sostenere.

Edmondo Grassi

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