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lunedì , 11 dicembre 2017
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La Nato prepara una vasta operazione di intossicazione mediatica

Alcuni Stati membri della Nato e del CCG (Consiglio di Cooperazione del Golfo) preparano un colpo di Stato e un genocidio settario in Siria. Se volete opporvi a questi crimini, muovetevi subito : fate circolare questo articolo in internet e allarmate i vostri rappresentanti nelle istituzioni democratiche.(t.m.)

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Fra qualche giorno, forse a partire da venerdì 15 giugno a mezzogiorno, i siriani, accendendo i televisori, scopriranno che le loro emittenti abituali sono state rimpiazzate da trasmissioni mandate in onda dalla Cia. Vedranno dei filmati in cui truppe governative compiono massacri; vedranno manifestazioni popolari; vedranno ministri e generali mentre si dimettono; vedranno il presidente Assad darsi alla fuga e vedranno infine un nuovo governo installarsi nel palazzo presidenziale di Damasco. Ma saranno immagini false: realizzate dalla Cia. Parte in studi televisivi appositamente allestiti, come stiamo per vedere, e per il resto manipolate al computer ricorrendo ai cosiddetti effetti speciali.
Questa messinscena è direttamente condotta da Washington. Il regista-manipolatore è Ben Rhodes, consigliere aggiunto alla Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti. Obiettivo : demoralizzare i siriani per propiziare un colpo di Stato.
La Nato, che si scontra con il doppio veto della Russia e della Cina, riuscirebbe così a conquistare la Siria senza attaccarla illegalmente. Quale che sia il giudizio che si può formulare sugli avvenimenti attualmente in corso in Siria, un colpo di Stato metterebbe fine a ogni speranza di democratizzazione.
Molto ufficialmente, la Lega Araba ha chiesto agli operatori satellitari Arabsat e Nilesat di sospendere la ritrasmissione dei media siriani, sia pubblici sia privai: Syria TV, Al-Ekbariya, Ad-Dounia, Cham TV, eccetera. In questo modo le emittenti nazionali vengono accecate, perché in Siria non esiste una rete televisiva tradizionale (come l’analogico in Italia, ndt); per cui l’unico modo di vedere la televisione è la parabola, irraggiata appunto dai satelliti gestiti da Arabsat e Nilesat.
Non è la prima volta che dei golpisti disattivano dei satelliti: alla vigilia dell’aggressione alla Libia, la Lega Araba aveva censurato la televisione libica per impedire ai dirigenti della Jamahiriya (il governo di Gheddafi, ndt) di comunicare con il popolo.
Questa decisione ufficiale della Lega Araba è però soltanto la parte emersa dell’iceberg. Secondo nostre informazioni, infatti, nella scorsa settimana si sono svolte riunioni internazionali al fine di coordinare l’operazione di intossicazione mediatica. I primi due di questi incontri, a carattere tecnico, si sono svolti a Doha (Qatar); un terzo, politico, si è invece tenuto a Riyad, in Arabia Saudita.
Il primo incontro ha riunito i militari esperti in guerra psicologica, embedded(aggregati), alle redazioni di alcune reti televisive satellitari, come Al-Arabiya, Al-Jazeera, BBC, CNN, Fox, France 24, Future TV, MTV.
Anche questo arruolamento di militari nelle redazioni televisive non è una novità : è notorio che, dal 1998, ufficiali dell’United States Army’s Psychological Operations Unit (PSYOP) (la divisione di guerra psicologica dell’esercito americano, ndt) sono stati incorporati nella redazione della CNN; da allora, questa pratica è stata estesa, dalla Nato, ad altre emittenti strategiche.
Tutti questi “giornalisti in divisa” hanno redatto in anticipo una serie di false informazioni, secondo una traccia (storytelling) elaborata dall’équipe di Ben Rhodes (il citato regista-manipolatore) alla Casa Bianca. Per accreditare le loro menzogne, i manipolatori ricorrono a una sorta di tecnica autoreferenziale, dove ogni emittente coinvolta cita le menzogne di ogni altra per renderle tutte credibili agli occhi dei telespettatori.
Gli organizzatori della messinscena mediatica non si sono limitati a requisire le reti televisiva della Cia per la Siria e il Libano (Barada, Future TV, MTV, Orient News, Syria Chaab, Syria Alghad), ma anche una quarantina di catene religiose wahabite [1], che esorteranno i fedeli al massacro confessionale al grido di: «I cristiani a Beirut, gli alawiti nella fossa!».
La seconda delle tre riunioni preparatorie del golpe ha radunato ingegneri e tecnici per pianificare la fabbricazione dei filmati falsi, in parte  da realizzarsi tramite riprese filmiche (in studio o in esterno), il resto ricorrendo a immagini di sintesi computerizzata. A questo scopo sono stati allestiti, durante le ultime settimane, studi cinematografici in Arabia, dove sono stati ricostruiti i due palazzi presidenziali siriani e le piazze principali di Damasco, Alep e Homs. Studi cinematografici del genere esistevano già, a Doha (dove furono girate, con migliaia di comparse, le scene della conquista del palazzo di Gheddafi, ndt), ma questi impianti sono stati giudicati inadeguati alla manipolazione che si prepara in Siria.
Veniamo alla terza riunione preparatoria del golpe. Vi hanno partecipato il generale James B. Smith, ambasciatore degli Stati Uniti, un rappresentante della Gran Bretagna e il principe Bandar Bin Sultan (soprannominato dalla stampa americana «Bandar Bush», per via dell’abitudine del presidente George Bush padre di considerarlo proprio figlio adottivo).  In questa riunione ci si è occupati di coordinare l’azione dei media con quelle della cosiddetta Armata Siriana Libera (ASL), di cui i mercenari del principe Bandar costituiscono il grosso degli effettivi.
L’operazione golpista era in gestazione da mesi. Il Consiglio per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti l’ha fatta scattare dopo che il presidente russo Putin ha notificato alla Casa Bianca che la Russia si opporrebbe con la forza a ogni intervento militare illegale della Nato in Siria.
L’operazione comporta due iniziative simultanee : da un lato, diffondere false informazioni, dall’altro censurare ogni possibilità di controbatterle.
Il fatto di oscurare televisioni satellitari allo scopo di condurre una guerra non è nuovo, si diceva. Così, sotto la pressione di Israele, gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno via via neutralizzato le televisioni libanese, palestinese, irachena, libica e iraniana. Un oscuramento che non ha toccato le trasmissioni provenienti da alcun altro Paese.
Neppure la diffusione di notizie false è una novità. Per ben quattro volte vi si è fatto ricorso nell’ultimo decennio:
• Nel 1994, un’emittente di musica pop, Radio libre des Mille Collines (RTML), ha lanciato il segnale del genocidio ruandese esortando gli ascoltatori al grido di: «Uccidere gli scarafaggi!».
• Nel 2001 la Nato ha utilizzato i media per imporre la propria versione degli attentati dell’11 settembre e giustificare così l’aggressione all’Afghanistan e all’Iraq. Già all’epoca Ben Rhodes era stato incarico dall’amministrazione Bush di redigere il Rapporto della Commission Kean/Hamilton sugli attentati.
• Nel 2002 la Cia ha fatto ricorso a cinque reti televisive del Venezuela (Televen, Globovision, Meridiano, ValeTV e CMT) per far credere che erano state le oceaniche manifestazioni popolari a indurre alle dimissioni il presidente eletto, Hugo Chavez, mentre in realtà era caduto vittima di un colpo di Stato militare.
• Nel 2011, durante la battaglia di Tripoli, la Nato ha fatto realizzare in studio, e diffondere da Al-Jazeera et Al-Arabiya, immagini di ribelli libici che entravano nella piazza centrale della Capitale; in realtà i ribelli erano ancora lontani dalla città. Scopo della messinscena era persuadere il popolo che la guerra era ormai perduta e che dunque non aveva più senso continuare a resistere agli invasori.
Ormai i media non si limitano più a sostenere la guerra. La fanno.
Questo dispositivo di falsificazione mediatica viola i principi fondamentali del diritto internazionale. A cominciare dall’articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, relativo al fatto «di ricevere e di diffondere, a prescindere dalle frontiere, le informazioni e le idee diffuse per qualsiasi strumento di espressione».
Soprattutto, l’offensiva mediatica degli Stati Uniti e dei loro alleati viola le risoluzioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, adottate all’indomani della Seconda guerra mondiale per prevenire le guerre. Le risoluzioni 110381 e 819 bandiscono «gli ostacoli al libero scambio delle informazioni e delle idee» (nel nostro caso: l’oscuramento delle reti televisive siriane) e «la propaganda atta a provocare o incoraggiare ogni minaccia alla pace, o rottura della pace od ogni altro atto di aggressione».
Giuridicamente la propaganda di guerra è un crimine contro la pace, il più grave dei crimini, poiché rende possibili i crimini di guerra e i genocidi.
di Thierry Meyssan * 10 giugno 2012, Réseau Voltaire
[1] Il wahabismo è la religione dell’Arabia Saudita e del Qatar, e dei loro sostenitori in Libano e in Siria. Gli alawiti sono i musulmani predominanti in Siria. La crociata lanciata dalle monarchie arabe contro la Siria si connota di “guerra agli infedeli”, primi fra tutti Assad, che è appunto alawita (ndt).
*
Thierry Meyssan, intellettuale francese, presidente e fondatore di Réseau Voltaire e della Conferenza Axis for Peace, è docente di Relazioni Internazionali al Centro di studi strategici di Damasco. Ultima opera pubblicata in francese: L’Effroyable imposture : Tome 2, Manipulations et désinformations (éd. JP Bertand, 2007).
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