La necessità scientifica del "comunismo"Tribuno del Popolo
venerdì , 24 marzo 2017
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La necessità scientifica del “comunismo”

Sono tempi difficili nei quali le mappe concettuali passate sembrano quasi essere divenute inutili. Sembrano però perchè di fronte alla vittoria dei mercati e alla spersonalizzazione di massa operata dai capitali c’è un forte bisogno di tornare a mettere l’umanità al centro dell’azione politica. Per farlo non basta l’attivismo romantico ma ci vuole un approccio scientifico, ci vuole un partito comunista.

Nella vita chi scrive ha avuto modo di incontrare un gran numero di persone che si dichiaravano comuniste. Ognuno aveva la sua storia c’era chi lo era per seguire le impronte dei genitori o dei nonni, altri che si sono arrivati per frequentazioni, altri ancora in modo indipendente perchè a un certo punto del proprio cursus studiorum sono stati folgorati un pò come Fantozzi con le “letture maledette” suggeritagli dal Folagra. Nei nostri tempi i comunisti sembrano essere sempre di meno, vuoi perchè dopo decenni le cose inevitabilmente cambiano, vuoi perchè il “comunismo” in quanto tale è divenuto una sorta di “babau” del nostro sistema economico che preferisce demonizzarlo propagandando falsi luoghi comuni piuttosto che entrare nel merito e impostare un discorso serio volto a ripercorrerne l’effettiva portata storica e a valutarne i contenuti alla luce del presente.

Se ci pensate bene il comunismo è divenuto qualcosa di stereotipato che è molto diverso da quello che dovrebbe essere realmente, ovvero un movimento in grado di modificare lo stato di cose presente sulla base di una chiave interpretativa della realtà non aleatoria e fideistica ma meramente scientifica. Il modo censorio e anche un pò grottesco con il quale anche solo il termine “comunismo” è stato formalmente espulso dalla realtà politico/sociale del nostro mondo dovrebbe da solo essere una spia rivelatrice di quanto il pensiero del buon vecchio Karl Marx sia fastidioso per coloro che si trovano al vertice della “piramide sociale” che domina il nostro sistema economico e sociale. Se ci pensate non esiste alcun dibattito in merito, il comunismo viene definito tout court come “negativo”, alla stessa stregua del fascismo o di altre “utopie”, e infatti il termine stesso di “utopia” ha cominciato, tragicamente, ad avere una valenza negativa, sottolineando come nel mondo del turbocapitalismo tutto quello che non produca direttamente ricchezza divenga un inutile orpello, anche i sogni dunque.

Oggi di fronte al fallimento del sistema attuale di generare benessere e progresso per tutti in molti parlano della necessità di un cambiamento rivoluzionario, peccato che l’espulsione della storia comunista dalla realtà abbia sostanzialmente fatto arretrare di almeno un secolo l’analisi e le rivendicazioni di coloro che vogliono realizzare questo cambiamento. Cercando di spiegarci meglio il comunismo ha rappresentato un immane, straordinario e assolutamente unico tentativo di cambiare l’orientamento dell’umanità improntandolo sulla base di criteri differenti da quello del profitto e della produzione della ricchezza. Di questo si tratta, ovvero di organizzare la società umana in modo da garantire un progresso comune e soprattutto diritti e benessere per tutti, e ben si comprende come questo nobile intento si scontri con la realtà dell’esistenza di gruppi sociali e umani che hanno tutto l’interesse a mantenere lo status quo che li vede come privilegiati rispetto al resto della società. Senza capire questo, ovvero che la storia dell’uomo è anche e soprattutto la storia degli scontri tra i gruppi sociali che compongono l’umanità, si rinuncia nella sostanza a voler realmente cambiare la società.

Quando l’opposizione a questo sistema economico non si occupa di economia e di organizzazione materiale delle risorse per occuparsi di diritti individuali di qualsivoglia genere, ecco che si è de facto abdicato dal ruolo di voler rappresentare una alternativa a questa società. Quando a dirigere la propria azione politica non è più la volontà di invertire la tendenza contemporanea dell’impoverimento dei molti e l’arricchimento di pochi bensì quella di vedere accettate dallo status quo le proprie rivendicazioni individuali che possono andare dalla lotta per i diritti di un determinato gruppo sociale alle generiche rivendicazioni pro ambiente e animali, ecco che il sistema attuale viene sempre più percepito come inevitabile, come naturale, come eterno. Ecco perchè ancora oggi nel XXI secolo c’è bisogno di un Partito Comunista, non inteso come un partito che si rifaccia ad esperienze di un secolo fa ma inteso come un partito che lavori, lotti e combatta per una “Nuova Società” che proponga valori, ideali e progetti alternativi e differenti a quelli che governano oggi il nostro agire umano.

E come mai chiamarlo comunismo? Semplice perchè il termine stesso racchiude un collegamento a quella storia che in tanti vorrebbero cestinare, la fantastica storia dell’umanità che lotta per rompere le proprie catene visibili, e invisibili. Ed è qui che subentra il concetto di “necessità scientifica”, inteso come il bisogno assolutamente necessario di un partito che organizzi i suoi militanti e la società in vista di un cambiamento. Esistono forse altri movimenti filosofici, politici, sociali o dottrinari che si propongono di guidare scientificamente l’umanità verso il progresso globale? Qualcuno disse che il comunismo è il “semplice” “che è “difficile” a farsi; aveva ragione. Al posto che continuare a discutere del passato e delle responsabilità vere o presunte dei comunisti nella storia del XX secolo sarebbe più opportuno ancorare il comunismo alla realtà, ovvero chiarire in che modo si intenda procedere per cambiare una società che produce ingiustizia e sofferenza.

Occorre tornare al pensiero primigenio di Marx che non voleva creare una fazione come le altre ma voleva creare l’unica fazione che si ponesse in modo scientifico l’obiettivo del miglioramento della vita di tutti i giorni per tutti gli abitanti di questa povera Terra. Ecco perchè occorrerebbe un partito, un movimento, un gruppo che riprenda il filo interrotto della storia ricominciando a declinare il comunismo in modo da adattarlo al presente senza lasciare la definizione di che cosa sia il “comunismo” ai suoi detrattori e ai gruppi sociali che sanno che quelle “maledette” teorie sono come la Kriptonite per Superman, e hanno tutto l’interesse a interrarle nel sepolcro della storia. Chi avrà il coraggio di tentare avrà dalla sua il peso della storia, chi vuole liberarsene sarà vittima inevitabile degli schemi mentali di coloro che hanno tutto l’interesse di vederli impotenti.

@Dc

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