La “Nuova via della Seta” non è il “Piano Marshall” cineseTribuno del Popolo
domenica , 28 maggio 2017
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La “Nuova via della Seta” non è il “Piano Marshall” cinese

Riportiamo di seguito la traduzione di un editoriale apparso a inizio marzo sulla stampa ufficiale cinese (Xinhua e Quotidiano del popolo), teso a contraddire la “vulgata” assai diffusa (e tornata di moda con l’avvio su impulso cinese della Asian Infrastructure Investment Bank) che assimila l’iniziativa politica e diplomatica cinese conosciuta come “One Belt, One Road” al Piano Marshall ideato dagli Stati Uniti nell’immediato dopo guerra per la ricostruzione dell’Europa occidentale in funzione anti-sovietica.

Le argomentazioni che si leggono sono quelle già pronunciate dallo storico statunitense James Peck (Università di New York): “a differenza del Piano Marshall che era politicamente orientato sul contesto europeo per scardinare ogni sorta di gruppo di opposizione e ansioso di lottare contro il comunismo, questa iniziativa [la nuova Via della Seta ndr] non ha un simile fine politico ed è molto più centrata sull’apertura di relazioni con altre culture, politicamente ed economicamente, senza esigere che esse si conformino a norme e metodi cinesi” [1].

L’articolo è occasione, inoltre, per ribadire la fedeltà della leadership cinese ai principi della coesistenza pacifica e l’impegno alla costruzione di un sistema internazionale multipolare e democratico.

Il riferimento all’iniziativa “One Belt, One Road” come se fosse un Piano Marshall cinese rivela l’ignoranza di alcune persone e il reale intendimento di altre. L’iniziativa – La Nuova via della Seta terrestre e la sua variante marittima del 21° secolo – è diversa dal Piano Marshall in così tanti aspetti che qualsiasi storico o analista politico serio non può non considerare la forzatura di una tale analogia.

In primo luogo le differenze nelle motivazioni sono impressionanti. A differenza del politicamente diretto Piano Marshall che ha contribuito a modellare il contesto della Guerra Fredda, le iniziative cinesi non perseguono un ordine del giorno politico teso a intensificare un qualsiasi confronto. Queste si fondano sulla comprensione cinese del fatto che molti Paesi vogliono perseguire il proprio sviluppo economico senza essere costretti nella rete delle condizioni politiche imposte dall’Occidente, e dalla convinzione che questo sviluppo porti beneficio alla Cina stessa.

La Cina non intende costruire un proprio vantaggio da queste iniziative con la formazione di un alleanza contro un qualsiasi Paese o gruppo di Paesi; né intende, attraverso di esse, giungere ad una fase di supremazia in Asia e oltre. Grazie ad esse la Cina aspira a sostenere l’avvio di una fase di sviluppo comune invece dell’intensificazione di atteggiamenti e sentimenti antagonistici. Come ha specificato il presidente cinese Xi Jinping, le iniziative rappresentano “una enorme piattaforma che ha come obiettivo quello di estendere a tutte le parti coinvolte il beneficio della rapida espansione economica cinese”. Mentre il Piano Marshall escludeva i Paesi comunisti e alimentava l’escalation del confronto fra Unione Sovietica e Occidente, la cinese “One Belt, One Road” è aperta a tutti i Paesi che desiderano pace e sviluppo e priva di qualsiasi altra supplementare condizione.

La seconda maggiore differenza è che l’insieme delle iniziative costruite attorno a “One Belt, One Road” vogliono essere perseguite da tutti i Paesi coinvolti attraverso la cooperazione e la consultazione al fine di un comune beneficio.

Mentre il Piano Marshall si è mostrato fondamentale per i Paesi dell’Europa occidentale per uscire dalle rovine del secondo conflitto mondiale, esso ha anche aiutato gli Stati Uniti a stabilire il dollaro-centrico sistema di Bretton Wood, sistema che ha in pratica garantito l’assoluto dominio del dollaro. La Cina non nutre un simile desiderio. Come da sua tradizione, essa si impegna per un ordine internazionale multipolare e una discussione paritaria e fra eguali su tutte le questioni internazionali. […]

In terzo luogo, mentre il Piano Marshall era, in un certo senso, un’iniziativa contingente durata solo quattro anno, il cinese “One Belt, One Road” è invece un progetto a lungo termine teso alla promozione di una comunità internazionale più integrata ed economicamente e culturalmente prospera.

1. “China’s “Belt and Road” Initiatives Roll On”, 14 febbraio 2015

Traduzione e nota di Diego Angelo Bertozzi per Marx21.it – See more at: http://www.marx21.it

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