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domenica , 23 luglio 2017
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La politica estera aggressiva della Francia

Negli ultimi anni, la Francia ha riconfermato la sua presenza nello scenario internazionale con un grande attivismo – prima con il presidente Nicolás Sarkozy e ancora di più con il presidente François Hollande.

Traduzione di Marx21.it

Come nazione, si è messa alla testa delle potenze occidentali per intervenire in Libia allo scopo di rovesciare Muammar Gheddafi. Ha promosso la linea più dura tra quelle di tutte le potenze occidentali nella Siria di Bashar el-Assad. E’ intervenuta unilateralmente nel Mali (dove è presente anche un contingente militare italiano, ndt) per frenare l’avanzata verso sud dei movimenti armati islamici. Poco tempo fa, Hollande è stato ricevuto come un eroe in Israele per la linea dura assunta nei negoziati con Siria e Iran. E sta inviando truppe per cercare di restaurare l’ordine nella Repubblica Centrafricana.

E’ la stessa Francia che 10 anni fa veniva ridicolizzata dal Congresso statunitense per il suo rifiuto di seguire l’intervento statunitense in Iraq, al punto che il termine “patate alla francese” fu ripudiato pubblicamente negli Stati Uniti. E’ la stessa Francia che non molto tempo fa aveva rinunciato pubblicamente al termine Françafrique – il presunto dovere della Francia di mantenere l’ordine nelle sue ex colonie -, poiché non appariva un comportamento appropriato. Che cosa è successo che possa spiegare questo rovesciamento di posizione?

Ci sono, certamente, alcuni fattori interni alla Francia che contribuiscono a tali sviluppi. In ragione della sua storia coloniale, la Francia ha ora un grande numero di residenti e cittadini musulmani che in grande misura versano in condizioni economiche disagiate. Molti dei musulmani più giovani sono diventati in misura sempre più rilevante militanti e alcuni di loro vengono attratti dalle versioni più radicali della politica islamista. Sebbene ciò sia avvenuto in tutto il mondo pan-europeo, sembra particolarmente accentuato in Francia. Perciò, provoca una reazione politica non solo da parte dei gruppi xenofobi dell’estrema destra, come il Fronte Nazionale, ma di persone che mantengono fermissime posizioni laiche nella sinistra politica. Oggi il ministro socialista più popolare sembra essere quello dell’Interno, Manuel Valls, la cui attività principale è l’assunzione di misure rigidissime contro i migranti illegali, nella loro maggioranza musulmani, in Francia.

Inoltre, nel momento in cui le idee neoconservatrici sembrano essere passate di moda nella politica statunitense, l’equivalente francese che fa leva sul tema della “responsabilità di proteggere” (Rdp) si sta rafforzando in Francia. Una delle sue figure principali, Bernard Kouchner, fondatore di “Medici senza Frontiere”, è stato primo ministro nel governo di Sarkozy. L’altra figura di rilievo, Bernard-Henry Lévy, ha giocato un formidabile ruolo di pressione nelle politiche governative di Sarkozy e continua a giocarlo con Hollande.

Naturalmente, la spiegazione più accreditata potrebbe essere quella relativa alla politica estera: il ruolo che la Francia pensa di poter giocare ancora nello scenario mondiale. Dal 1945, la Francia ha lottato per mantenere il ruolo di figura importante in tale scenario. E in questo suo sforzo ha sempre visto negli Stati Uniti la forza che più cercava di diminuire il suo ruolo. La riaffermazione del ruolo mondiale della Francia è stata la preoccupazione principale di Charles De Gaulle. Fu questo l’obiettivo che perseguì in molti modi, dal suo iniziale avvicinamento all’Unione Sovietica fino al ritiro delle truppe francesi dalla NATO. Intrattenne una stretta relazione con Israele durante la guerra di Algeria, nel momento in cui le Nazioni Unite promuovevano una politica molto diversa. Fu la Francia ad armare l’attacco israeliano-franco-britannico in Egitto nel 1956. Certo è che, dopo che l’Algeria ottenne la sua indipendenza nel 1962, la Francia ha messo fine alla sua speciale relazione con Israele, preoccupandosi soprattutto di rinnovare buone relazioni con le proprie ex colonie del Nord Africa.

Tale politica non è stata esclusivamente gaullista. Figure non gaulliste e anti-gaulliste come François Miterrand e Sarkozy hanno assunto atteggiamenti gaullisti in molte occasioni. Da Churchill nella Seconda Guerra Mondiale a Obama oggi, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno sperimentato che i leader francesi sono abbastanza oscillanti, abbastanza difficili da controllare.

Ciò che permette la svolta aggressiva attuale è proprio il declino della potenza effettiva degli Stati Uniti nello scenario mondiale. La Francia può mostrare una linea più dura di quella degli Stati Uniti contro il nemico, identificato ora con il nemico islamista. Di nuovo, dopo una lunga pausa dal 1962, Israele può vedere nella Francia il suo migliore amico, sebbene sia meno potente degli Stati Uniti.

Il problema per la Francia è che, sebbene il declino statunitense le permetta una posizione più forte sul piano della retorica, il nuovo scenario geopolitico, un qualcosa di caotico, non è tale per cui la Francia possa realmente rimpiazzare gli Stati Uniti nella linea dura. Ci sono altre nazioni potenti coinvolte nel Medio Oriente ad ostacolare il ruolo primario della Francia. Ancora meno la Francia può avere un ruolo importante in Asia orientale, nonostante che sia stata lì una potenza centrale.

Il ruolo dove la Francia può riassumere un ruolo centrale è l’Africa, perché al momento né la Gran Bretagna né gli Stati Uniti sono, per varie ragioni, preparati per agire come forza militare. La Francia sta approfittando dell’occasione. E Hollande, sebbene all’interno cresca la sua impopolarità, in questo ruolo trova il sostegno dell’opinione pubblica.

Tuttavia, questo tipo di politica aggressiva ha un risvolto negativo importante, come hanno già scoperto gli Stati Uniti nel Medio Oriente. Può risultare molto difficile ritirare le proprie truppe una volta che si installano lì. E l’opinione pubblica di casa comincia ad essere ostile agli interventi, e a considerarli inutili e destinati al fallimento

© Immanuel Wallerstein

Fonte: da www.jornada.unam.mx

*Sociologo ed economista statunitense

http://it.wikipedia.org/wiki/Immanuel_Wallerstein

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