La povertà non reclama carità ma giustiziaTribuno del Popolo
lunedì , 16 gennaio 2017
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La povertà non reclama carità ma giustizia

La povertà non reclama carità ma giustizia

Ovvero: la demolizione del falso mito di Madre Teresa di Calcutta.

I più famosi “mostri” della storia, parlando in senso criminalista, sono sempre stati tutti quegli individui in grado di far passare mitezza, rasserenamento, dedizione e semplicità come aspetti totali di una realtà personale ben diversa: questi esseri, come il macellaio di Plainfield Ed Gein (che ispirò “Psycho”) o il mostro di Londra, erano nella quotidianità assolutamente pacifici e a un primo sguardo innocui o persino degni se non di rispetto perlomeno di carità e affetto umano.

Che cosa avviene però, quando uno di questi “esseri”, veste la maschera della rettitudine, è innalzato a modello universale dai mass media ed è persino santificato? Semplice: si ottiene un nuovo santo, che è in realtà un mostro lovecraftiano con l’aureola. Adesso parlerò di Madre Teresa di Calcutta, mosso dall’interesse a conoscere ciò che c’è oltre il sipario – neanche troppo pesante – di falsificazioni ed enormità montati ad arte dai nuovi Goebbels dell’informazione di regime nei paesi capitalisti.

Tutti, quando pensano a Madre Teresa, immaginano una donna debole, pia e semplice che senza brama si rifugiava nella sua povertà e solitudine per aiutare concretamente i poveri e persino i malati indigenti, spesso bambini. Bene: tutto questo non corrisponde necessariamente al vero. Non sono poche le inchieste che nel tempo sono state svolte da giornalisti liberi (come quella condotta da Christopher Hitchens) o anche politici progressisti per confutare l’immenso banco di nebulose falsità che costituiscono il monumento più macroscopico alla falsità e alla sete di potere e influenza sul Mondo.

Se dovessi usare una sola espressione, definirei semplicemente Madre Teresa come rassegnatamente spietata.

L’artefice iniziale della mitizzazione di Madre Teresa fu Malcom Muggeridge, definito dallo stesso Hitchens come “… vecchio truffatore e banditore di montature, il quale si recò a Calcutta ed ebbe la possibilità di osservare le diverse opere “pie” poste in essere dalla futura donna più umile della Terra. Muggeridge fu come colpito da un fulmine, simile a quello di San Paolo sulla via per Damasco, e dipinse una vera e propria agiografia idolatrante della vecchietta di origini albanesi. Costei subornò persino Muggeridge asserendo che lui potesse essere assieme alla sua squadra gli strumenti “… divinamente assegnati e Muggeridge stesso cianciò del “Primo miracolo televisivo”. Sempre il giornalista arrivò a dire che fu opera della “luce divina” se le riprese, nelle scurissime camerate dell’ “ospedale” di Madre Teresa, fossero state fruttuose, dimenticando che fu usato un nuovissimo tipo di pellicola capace di amplificare la luce catturata dagli obiettivi delle macchine da presa.

Mihir Bose, giornalista locale di Calcutta, descrisse diversamente Madre Teresa rispetto alle parole altisonanti ed esagitate di Malcom Muggeridge; Bose difatti disse che l’opera prestata da Madre Teresa, a Calcutta, era nei fatti irrilevante, esaltata solo dal fatto che lei fosse un Premio Nobel [che io Vittoriano, il vostro narratore, ritengo indegnamente assegnato] e che fosse adoperata come una sorta di calamita per turisti, curiosi e viaggiatori occidentali. Non si tratta dunque della famosa “goccia nell’oceano”, bensì di uno sputo in una brocca ricolma di acqua purtroppo stagnante.

Per esporvi la truculenta reale e non presunta di Madre Teresa e la reale e abominevole opera che mise in atto, parliamo della famigerata “Casa dei morenti” istituita sempre a Calcutta. Gualtiero Jacopetti ce ne mostrò una nel suo documentario, scioccante, titolato “Mondo cane”: si tratta essenzialmente di grandi camerate in cui gli indesiderati, i poveri morenti e i malati gravi sono depositati in attesa che la morte liberi tutti dal “peso” di questi poveri esseri umani. I ricordi e le allusioni che mi giungono alla mente, mi fanno pensare a Bukenwald o a Treblinka.

Ecco dunque giungerci in merito la testimonianza di Mary Loudon, scrittrice ed ex volontaria. Mrs. Loudon parla di luoghi grandi, senza giardini attigui, senza sedie o sgabelli ma solo barelle con 50-60 uomini per stanza, rasati a zero. L’assistenza medica era in concreto assente: gli antidolorifici erano banditi, giusto un po’ d’aspirina o di brufenol in rari casi; non vi erano flebo sufficienti e gli aghi delle siringhe erano usati più volte, solo dopo esser stati semplicemente passati sotto un po’ di acqua fredda, per diversi malati morenti in batteria: non venivano quindi né sterilizzati chimicamente né immersi nell’acqua bollente; una suora disse in merito che “… non era necessario, non c’è tempo”. Mrs. Loudon racconta anche che un giorno, nel settore maschile, conobbe una dottoressa straniera furente per le condizioni di un ragazzino di quindici anni: era stato portato là per un problema non grave, forse alle reni, ma in quel posto e senza cure reali era peggiorato ora dopo ora. Le suore si rifiutavano di portarlo in ospedale per salvarlo; era come predestinato, scelto da loro per volontà di dio [non uso la maiuscola per motivi preclari], per morire là soffrendo affinché potesse garantirsi un posto prenotato sulle nuove del Paradiso. Nessuno era mai ricoverato in ospedale per esser operato, anche se fosse in condizioni non disperate.

Per farla breve: Madre Teresa raccoglieva i poveri che morivano di fame e malattia per le strade, e li rinchiudeva in una sorta di grande barattolo in cui farli lentamente macerare nella loro stessa indigenza sino al momento del sonno eterno. La povertà perciò non era combattuta ma incanalata e cosparsa come un manto funebre su tutti gli sventurati e malcapitati.

Madre Teresa, come se ciò non bastasse, era una fervente reazionaria nell’ambito familiare e dei rapporti sociali: si prodigò sempre non solo contro le interruzioni di gravidanza, chiamate da lei “aborti” o “omicidi di bambini nel ventre della stessa madre”, ma persino contro ogni campagna progressista di ordinamento delle nascite. Adesso dovete inoltre sapere che si opponeva persino a qualsiasi tipo di contraccettivo: se l’AIDS o una malattia venerea qualsiasi si fosse incarnato nei panni di un essere simile a un uomo, costui avrebbe adorato Madre Teresa come il proprio dio. Questo essere avrebbe portato con fierezza all’occhiello della sua giacca marcia, sgualcita e insanguinata una bella spilla col viso rattrappito di Madre Teresa. Ancora un fatto riguardante tale aspetto: Madre Teresa si recò, negli anni ’80, in Irlanda e durante una sorta di comizio si espresse affinché nell’Isola di Smeraldo non avvenisse – per legge – neanche un aborto e che non si usasse neanche un preservativo.

Madre Teresa fu inoltre scudiera convinta d’imperialisti, tiranni e folli autocrati reazionari di mezzo Mondo; ne elenco alcuni: Ronald Reagan, Babe Doc Duvalier (figlio del folle Francois Duvalier), Charles Keating (milionario, magnate californiano ed estremista di destra negli USA; Madre Teresa intascò un assegno da oltre un milione di dollari. Keating poi finì in carcere a seguito della tempesta scandalistica nell’ambito finanziario più importante della storia moderna statunitense).

Madre Teresa era, insomma, un’imbalsamatrice: i poveri nei fatti dovevano restare poveri, e morire al chiuso senza dar disturbo nelle strade; i potenti tirannici e antipopolari dovevano esser adorati e sostenuti; i governi spalleggiati quando erano conservatori e autocratici; la religione cattolica doveva spargersi e con i tentacoli strangolare ogni aspirazione di progresso. “La Chiesa deve spalleggiare i potenti, per il trionfo di nostro signor Gesù Cristo” come dice un prete assetato di potere e fama nel film “Aguirre, furore di Dio” di Herzog e con Kinski, è una frase adatta a descrivere il suo animo nonché strategia e tattica di Madre Teresa.

Un aneddoto finale, che serva da pietra tombale per il suo mito falso e malsano: nel 1984 ci fu una fuga tossica a Bophal, in India, causata da uno stabilimento del colosso industriale della “Union Carbide”. Migliaia di persone furono avvelenate e ne uccise 2500; le masse popolari chiedevano giustizia e una severa condanna dei responsabili, piangendo le vittime innocenti fra cui vi erano donne, anziani e bambini. Madre Teresa, parlando al riguardo, disse che era necessaria una sola cosa: “Forgive, forgive!” cioè dimenticare/perdonare.

Sapete: ho fatto l’asilo dalle suore. Non ho solo ricordi positivi di quel tempo, donatimi dai miei amici di giochi, ma anche negativi e frutto della prepotenza di quelle donne senza molti scrupoli a punire, escludere e ghettizzare. Credo che dopo aver appreso un po’ di sana verità, che sebbene sia spaventosa e terrificante, sia possibile gridare a pieni polmoni ciò che si pensa nel profondo di soggetti simili. Come recita un antico proverbio albanese, ricordiamoci che la povertà non reclama un obolo o la carità ma unicamente giustizia. La giustizia però non passa dall’oscurantismo, dal terrore, dal dogmatismo, dall’ignoranza, dalla povertà imposta, dall’amicizia con i mostri reazionari e imperialisti e dall’elargizione di miseria sociale. Assolutamente, NO!

 Vittoriano Franco

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