La prima fase del congresso del PCETribuno del Popolo
martedì , 17 ottobre 2017
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La prima fase del congresso del PCE

Il 9 aprile si è chiusa la prima fase del congresso del PCE. Nel secondo articolo, ci sono stati descritti i due temi principali (rapporto partito-lavoro e ruolo di Izquierda Unida) che hanno animato la discussione ed entrambi i temi sono presenti nel documento finale che è stato approvato da una larga maggioranza, anche se alcuni emendamenti hanno avuto un’approvazione maggiore di altri.

Nel documento finale vengono affrontati diversi temi, i principali sono:

1) Izquierda Unida: il PCE ha deciso di adottare il testo del candidato alla presidenza di IU, Alberto Garzón, ;Una IU Por un Nuevo País; (“Una IU per un Nuovo Paese”). Questa decisione ha suscitato diverse polemiche durante il dibattito per il voto, Javier Parra (segretario della federazione Valenciana del partito comunista – PCPV) ha fatto notare prima del voto che “si è creata una situazione in cui alcuni compagni hanno firmato un documento ed altri compagni ne hanno firmato un altro documento e credo che dal congresso non debba venir fuori uno risoluzione dove una parte del partito è contro un’altra”. Alla fine il testo è stato approvato con circa il 60% dei voti (140 voti a favore, 46 contro e 46 astenzioni), però la segreteria del PCE ha emesso una nota dove assicura che “il documento – Sobre un Nuevo Pais – sia la base dove si costruiranno le sintesi sopra il dibattito assembleario [di giugno]”.

Il testo configura la necessità che IU si converta da partito a movimento politico e sociale e che“quando parliamo di movimento politico e sociale, vogliamo dire una formazione politica che faccia della pluralità ideologica, dell’unità delle lotte, della democrazia partecipativa, un esercizio quotidiano di sintesi politica e sia uno strumento per la trasformazione sociale. Il compito di avanzare nella costruzione di una forza politica alternativa, con un programma di ruttura [dalla costituzione del 1978], è complementario con il rafforzamento del PCE, dato che il recupero di una IU capace di unire, organizzare e mobilizzare, è uno strumento per garantire conquiste concrete per la nostra classe”.

2) Partito e lavoro: riguardo al tema del ruolo del PCE nel mondo del lavoro, uno degli emendamenti approvati recita “Il PCE è il partito della classe operaia e si struttura per difendere i diritti della nostra classe e la politica sindacale che deve portare i comunisti nei centri di lavoro”. Nel congresso è stata approvata l’idea che il PCE diventi, là dove non lo sia, il punto di riferimento delle mobilitazioni sociali e sindacali e sosterrà una politica di rottura con la legislazione che opprime e reprime la classe lavoratrice e le organizzazioni sindacali. Inoltre, è stato approvato il lavoro della Red de Sindacalistas por la Unidad Popular come elemento di confluenza della lotte sindacali e del suo apporto alla costruzione di Unidad Popular.

3) L’Unione Europea: il congresso ha approvato a grandissima maggioranza un emendamento che chiede esplicitamente l’uscita dall’Unione Europea e la costruzione di un’alternativa alla UE e all’euro. Nel testo è scritto “L’Unione Europea e l’euro sono irriformabili, dato che sono stati costruiti sopra i valori ed i principi del capitalismo. Quindi, il PCE contempla come unica opzione l’uscita dalla UE e la creazione di un’alternativa. La rottura con la UE significa il recupero della sovranità politica ed economica come unica opzione di fronte alle politiche di austerità delle istituzioni europee. Da questa sovranità, il PCE lavorerebbe in un altro progetto di integrazione europea, una alternativa anti-capitalista sull’idea di costruire una specie di ALBA dei paesi periferici d’Europa”.

4) Riforma costituzionale e rivoluzione democratica: la proposta del PCE è incompatibile con il progetto di riforma costituzionale organizzata dai partiti del sistema, per questo il partito ha  l’obiettivo di organizzare un processo costituente che renda possibile il programma della rivoluzione democratica, programma che si sviluppa intorno a tre principi: sovranità, diritti sociali e lavoro garantito. Sono state anche previste per tutto aprile e maggio una serie di eventi e mobilitazioni sociali in sostegno della rivoluzione democratica. Inoltre, durante il dibattito è stata approvata una serie di risoluzioni che vanno dal sostegno alla lotta anti-fascista in Ucraina all’appoggio della lotta del popolo curdo (sia in Siria, sia in Turchia), dal sostegno delle molte lotte che i lavoratori sostengono in Spagna alla richiesta della fine dell’embargo a Cuba e delle politiche di destabilizzazione in Sud America (Venezuela e Brasile). Per quello che riguarda IU, il PCE utilizzerà il suo peso per imprimere una svolta a IU durante la prossima assemblea federale a fine maggio e durante il congresso del PCE di giugno, si trarranno le conclusioni. C’è da aggiungere che, dato il continuo evolversi della situazione politica spagnola, in questi giorni si sta svolgendo un referendum interno a IU riguardo alla possibilità che IU e Podemos si presentino insieme alle elezioni. La segreteria del PCE ha approvato all’unanimità un documento in cui sostiene il voto per la convergenza. La scelta di indire un referendum prima che le consultazioni siano avvenute e non dopo (così da poter conoscere i dettagli dell’accordo) ha alzato una notevole quantità di critiche interne ad IU ed anche da una parte del PCE. In particolar modo c’è la preoccupazione, da parte dei militanti, che IU si presenti dentro Podemos e non come un’alleanza IU-Podemos, preoccupazione alimentata dai fatti di gennaio-febbraio riguardo la creazione dei gruppi parlamentari e dalle dichiarazioni di alcuni politici di IU che apertamente mirano alla confluenza di IU in Podemos. Tanto che la segreteria del PCPV ha chiesto un referendum vincolante dopo che siano note le condizioni dell’accordo.

Le critiche vertono proprio sul fatto che nel congresso è stato approvato un emendamento che esplicitamente chiede di creare le condizioni per una rottura con il sistema del ’78 e contemporaneamente si cercano alleanze con chi quel progetto vuole solo riformarlo, senza però metterlo in discussione. Questa prima fase del congresso ha creato grandi aspettative ed una forte partecipazione da parte dei militanti, partecipazione dimostrata dal gran numero di emendamenti presentati. La base del partito vuole un cambio radicale nelle scelte politiche del PCE, vuole che il partito sia uno strumento per la lotta di classe (e non per le lotte elettorali), vuole che il PCE sia presente all’interno del movimento operaio, della classe lavoratrice e dei movimenti sociali. Per il momento sembra che la segreteria cerchi a tutti i costi di avere una presenza in parlamento e che si dimostri propensa a seguire la strada del “male minore” per evitare un altro governo delle destre.

Riccardo Gatani

Tribuno del Popolo

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