La Repubblica di Donetsk guarda all'Urss?Tribuno del Popolo
giovedì , 14 dicembre 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

La Repubblica di Donetsk guarda all’Urss?

Dopo che Kiev ha espulso il Partito Comunista dal Parlamento, il governo si connota sempre più a destra. Diversamente, nel Donbass i comunisti sono attivi e in prima fila assieme alle forze antifasciste e anti-imperialiste.

La notizia è di qualche giorno fa e, comprensibilmente, ha lasciato abbastanza indifferenti i “democratici” organi di stampa nostrani, invece molto attenti quando si tratta di sottolineare le violazioni dei diritti umani in paesi considerati “canaglia”. Kiev evidentemente è considerata dall’Occidente un baluardo della democrazia, questo nonostante a febbraio il legittimo presidente Yanukovich sia stato destituito con una autentica rivolta di piazza che ha visto in prima fila neonazisti armati e completamente impuniti. Non sorprende quindi che i media abbiano scelto di ignorare la notizia che il Partito comunista ucraino non farà più parte del Parlamento. Il presidente Poroshenko ha firmato un provvedimento voluto dal presidente dell’Assemblea, Turchynov, che stabilisce lo scioglimento di quei gruppi che, come quello comunista, hanno perso una parte dei loro membri nell’Assemblea. La colpa dei comunisti, che alle ultime elezioni hanno preso il 13%,  sarebbe quella di essere stato critico nei confronti delle proteste del Majdan e dell’atteggiamento di Kiev nei confronti dei separatisti filorussi. Non una parola dei media internazionali contro le violenze subite dai comunisti ucraini negli ultimi mesi, come se i comunisti fossero personaggi di serie B per i benpensanti democratici di casa nostra. Del resto il leader dei comunisti Simonenko lo scorso aprile era stato fisicamente aggredito in aula quando, parlando delle proteste nell’Est del Paese, lanciò una invettiva contro il partito di estrema destra al governo Svoboda: “Siete voi che per primi avete occupato i palazzi del governo quando c’era Janukovyč e siete voi che avete preso gli arsenali con le armi, le stesse armi che ancora brandite in tutto il Paese”. Stranamente nessuno dei campioni della democrazia occidentale ha commentato queste parole. Da allora il governo ha fatto di tutto per mettere fuori combattimento i comunisti minacciandoli di dissoluzione e l’unica voce di solidarietà è stata quella della Sinistra unita al Parlamento europeo che ha parlato di una  pericolosa tendenza nella politica del nuovo governo ucraino per sopprimere le voci critiche”. La Gue ha anche dichiarato in una nota che “tutti i partiti e le organizzazioni critiche verso il governo devono essere libere di lavorare senza restrizioni o intimidazioni”, e ha condannato “le minacce, gli attacchi, le intimidazioni e le distruzioni delle proprietà che il partito ha subito nei mesi scorsi”.

Ma cosa sta accadendo nel Donbass, ovvero in Ucraina dell’Est, dove da mesi è stata ormai istituita la Repubblica di Donetsk, ovvero un movimento di popolo maggioritario che è riuscito a organizzarsi e a opporsi al volere di Kiev? Evidentemente qualcosa che spaventa non poco Kiev che anche per questo ha accelerato le misure militari contro l’Est del Paese, sempre più connotato per posizioni vicine ai comunisti, agli antifascisti e agli anti-imperialisti. Si tratta di un fenomeno innovativo quello nel Donbass dove l’impronta proletaria delle proteste sembra quella prevalente, e dove il supporto della Russia e dei comunisti russi ha spinto consistenti porzioni della popolazione a rifarsi ai simboli che furono del passato dell’Urss. Forse proprio per questo la retorica occidentale è così aggressiva nei confronti dell’Ucraina dell’Est perchè si rende conto che si stanno ponendo le basi per un ritorno a quel passato che tanto aveva spaventato l’Occidente, e il fatto stesso che Mosca sia completamente allineata dalla parte dei separatisti aumenta i mal di pancia, a Kiev come a Washington. Non è casuale che in Ucraina pochi mesi prima del febbraio del Majdan si sia sparsa a piene mani una retorica antirussa e anticomunista, e non è casuale che la sede del partito comunista ucraino di Kiev sia stata data alle fiamme e la statua di Lenin abbattuta. Forse il fatto stesso che si parli di Repubbliche Democratiche nel cuore dell’Europa spaventa a morte l’Occidente “democratico” che pensava di aver chiuso per sempre la partita con il passato. La partita invece, per fortuna, è ancora aperta, e l’Occidente sembra pronto a tutto pur di chiuderla, anche a usare neonazisti ed estremisti islamici di varia natura, in Ucraina come in Siria.

Gracchus Babeuf

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top