La Resistenza "indigesta" e non solo alla "destra"Tribuno del Popolo
venerdì , 18 agosto 2017
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La Resistenza “indigesta” e non solo alla “destra”

Come ogni 25 aprile che si rispetti tutti lanciano accorati appelli alla memoria e alla necessità di valorizzare la #Resistenza. Si tratta però di appelli vuoti perchè lo spirito della #Resistenza è ormai stato completamente cancellato e il ricordo della lotta partigiana è stato distorto e aggiustato come un abito su misura per accreditare classi dirigenti che invece nulla hanno a che fare con quella storia. 

Ci troviamo qui, nel 2016, a commentare l’ennesimo #25Aprile con gli occhi velati di tristezza. E già questo dovrebbe far riflettere in quanto la Liberazione da che mondo è mondo dovrebbe essere una giornata di festa, di gioia collettiva, eppure non è così e sarebbe anche ipocrita cercare di sostenere il contrario. Il problema non è tanto che il 25Aprile sia ormai stato svuotato di contenuti, ma anche che sia stato per certi versi modificato, edulcorato, aggiustato e persino adattato ai bisogni del contesto, come se i contenuti e i valori che storicamente vorrebbe veicolare fossero, dopotutto, meno importanti.

Come poi non puntare il dito verso coloro che rappresentano le istituzioni e che dovrebbero essere teoricamente i garanti della Costituzione antifascista e dello spirito che l’aveva animata e che, nella realtà, sembrano portare avanti i valori a essa contrari. Tutto questo per non citare i revisionisti, quelli che hanno tratto linfa e ossigeno dalle assurde posizioni di Pansa e che anche grazie alle decisioni improvvide delle istituzioni escono allo scoperto gettando fango sulla #Resistenza nel suo complesso senza per questo suscitare nemmeno più indignazione.

Ma che #Resistenza è quella che viene celebrata dalle istituzioni? Una Resistenza che non esiste, una Resistenza piegata alle logiche di autocelebrazione del potere i cui aspetti più scomodi vengono smussati, dimenticati, capovolti. Così anno dopo anno il ruolo della Resistenza è stato progressivamente svuotato senza che le istituzioni abbiano fatto assolutamente nulla per evitarlo. Anzi ogni anno assistiamo a cerimonie che hanno il sapore amaro della beffa in quanto vengono celebrare più per mera propaganda e per calcolo politico che per necessità di rinverdire la memoria storica e le basi che stanno a fondamento della Repubblica Italiana. Sminuire il ruolo dei partigiani altro non è l’ennesimo schiaffo alla memoria e significa dimenticare che se non fosse per la Resistenza l’Italia non avrebbe ottenuto alcuna legittimità politica e morale nel secondo Dopoguerra.

La realtà è che la Resistenza è evidentemente scomoda in quanto coloro che presero le armi nella Seconda Guerra Mondiale per combattere il nazifascismo lo fecero spinti da alti ideali di rinnovamento e giustizia sociale e sì, lo fecero anche in molti casi perchè erano comunisti e credevano di costruire il socialismo, ovvero un ideale politico e morale che è stato ammantato di negatività e di pregiudizio. Insomma il 25 aprile piaccia o no è la data della Liberazione dal Fascismo e  non può divenire una data di una non meglio specificata riconciliazione nazionale.

Tribuno del Popolo

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