La retorica del "nulla" di Farinetti e RenziTribuno del Popolo
sabato , 21 ottobre 2017
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La retorica del “nulla” di Farinetti e Renzi

L’Expo si avvicina e mentre il governo esalta il JobsAct in modo quasi goebbelsiano, Oscar Farinetti, fondatore di Eataly, si è presentato in tv a raccontare la “sua” visione del lavoro e del mondo. Ci ha parlato di un mondo dove imprenditori e dipendenti sono tutti sulla “stessa barca” e dove i primi sono solidali con i secondi. Un mondo immaginario, ma che strega molti giovani vittima del solito miraggio della cooptazione.

Cominciamo a guardare il video della trasmissione di Otto e Mezzo nel quale si è assistito allo stimolante incontro-scontro tra Scanzi e Farinetti su LA 7 (guarda qui: http://www.la7.it/otto-e-mezzo/video/farinetti-gli-imprenditori-solidali-con-i-dipendenti-26-03-2015-150910). Qui, il fondatore di Eataly ha spiegato in modo rapido la sua visione dell’imprenditoria e dei rapporti tra imprenditori e dipendenti. L’Expo sta arrivando e come tutti sanno Farinetti sarà un protagonista con Eataly, creatura che non smette mai di esaltare in tutti i modi possibili e in ogni occasione. Fin qui tutto bene, chi non sarebbe entusiasta di aver creato una realtà come Eataly? Il problema semmai subentra quando Farinetti intende proporsi come modello e come guru dell’imprenditoria, e in questo senso ben si comprende come mai abbia un debole per Matteo Renzi. Non a caso il JobsAct piace eccome a Farinetti e alla classe imprenditoriale, un pò meno ai lavoratori che di colpo vengono ricacciati indietro di cent’anni con un pugno di lenticchie che sostituisce i diritti faticosamente conquistati nel corso dell’ultimo secolo. A Otto e Mezzo comunque il leader di Eataly si spinge ancora oltre dipingendo un quadro dei rapporti tra imprenditori e dipendenti che sembra del tutto idillico e ben poco aderente alla realtà. Farinetti ci parla di impenditori e dipendenti che sono solidali tra di loro nella stragrande maggioranza dei casi, descrivendoli un pò come persone che si trovano sulla stessa barca. Eppure tra imprenditore e dipendente ci sembra che esistano delle differenze sostanziali, ad esempio l’imprenditore è colui che tiene il “toro per le corna”, è colui che dispone dei capitali e che può decidere quando, dove, e come investire. Non solo, le tasse dei dipendenti vengono detratte all’origine, così i lavoratori dipendenti non hanno possibilità nemmeno volendo di frodare il fisco, a differenza degli imprenditori. Beninteso qui non si vuole affatto demonizzare gli imprenditori ma ci sembra a dir poco una fesseria sostenere che imprenditori e lavoratori siano sulla stessa barca per il semplice fatto che l’imprenditore, essendo tale, si trova già in una condizione di superiorità nei confronti del lavoratore. Certo, si può sostenere che l’imprenditore abbia avuto l’idea e si sia assunto il rischio, ma quanti lavoratori o disoccupati avrebbero ottime idee da realizzare se solo possedessero i capitali da investire? Quelli non tutti ce li hanno, e spesso il fatto che qualcuno si trovi o meno ad avere a disposizione delle somme da investire non deriva dal “merito” ( su cui ci sarebbe peraltro da discutere) bensì dal semplice caso. Non solo: il lavoratore se va bene farà quello per tutta la vita, sottopagato, precario, con il JobsAct a rischio di licenziamento, mentre l’imprenditore potrebbe tranquillamente raddoppiare, triplicare, quadruplicare i capitali investiti e nessuno lo obbligherà a pagare di più i suoi lavoratori. Insomma, Farinetti ci sembra molto ma molto bravo a fare i propri di interessi, e Renzi ci sembra bravissimo a fare quelli di Confindustria. A quelli dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati laureati e non è bene che ci pensi, al più presto, qualcun altro che li abbia davvero a cuore.

Gracchus Babeuf

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Un commento

  1. Carlo Robetti

    I precari , i disoccupati gli inoccupati ecc. farebbero bene , come prima cosa , a non inserirsi nell’attivita’ riproduttiva . Il buon senso non guasta mai .

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