La "ripresa" inesistente e il meccanismo del senso di colpaTribuno del Popolo
domenica , 23 luglio 2017
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La “ripresa” inesistente e il meccanismo del senso di colpa

Dopo anni di disoccupazione alle stelle ora si fa un gran parlare di “ripresa”, ma a parlarne spesso e volentieri sono proprio coloro che meno conoscono le difficoltà di ingresso nel mondo del lavoro. E il meccanismo più subdolo è quello di colpevolizzare chi non lavora in modo da rendere gli individui atomizzati e non consapevoli di far parte della stessa parte della barricata.

Girando per il mio quartiere una vicina di casa mi ha fermato chiedendomi se risultava anche a me che finalmente “qualcosa si è sbloccato” e le assunzioni fossero riprese. No, ho risposto, “non mi risulta”, ancor più che basta farsi un giro su uno dei tanti siti di offerte di lavoro per realizzare come le uniche possibilità di impiego siano quelle di agenti commerciali a provvigione oppure di promoter, agenti, modelli e così via. Peraltro a dispetto di chiacchiere e slogan si cercano quasi solo ragazzi per lavori part-time e per periodi di tempo limitati, nessuna traccia di contratti a lungo termine e soprattutto nessuna traccia di posti di lavoro decenti. Il lavoro ormai non è più un qualcosa che serve per realizzarsi ma solo e unicamente un mezzo per fare soldi, di conseguenza migliaia e migliaia di studenti che sono andati in università per formarsi oggi hanno a che fare con un mondo del lavoro che non offre loro assolutamente nulla se non la possibilità di fare piccoli lavori saltuari per portare a casa due spicci. Non sorprende quindi che migliaia e migliaia di ventenni e trentenni preferiscano rimanere a casa con i propri genitori piuttosto che venire inglobati in una macchina infernale che costringe a vivere letteralmente per lavorare, senza permettere ai lavoratori nemmeno più un minimo di pianificazione. E già si sentono coloro che dicono “I ragazzi di oggi sono viziati, dovrebbero solo andare a lavorare e invece vogliono studiare”, fotografando così il pensiero di questi tempi, ovvero che l’unica cosa che conta è il profitto. Di conseguenza anche l’ aver studiato diventa quasi una colpa, diventa quasi il “marchio del parassita” per personaggi come Matteo Salvini che preferiscono cavalcare il malcontento popolare piuttosto che fornire soluzioni. Così un ragazzo che ha fatto sacrifici per studiare non solo non vede i suoi sforzi riconosciuti nella società, non solo non trova una società pronta ad accoglierli, ma trova una società al contrario pronta a giudicarli e magari a tenerli ai margini trattandoli alla stregua appunto di veri e propri parassiti. La cultura non ingenera profitto così vecchie matrone cinquantenni affollano i Talk Shows suggerendo ai giovani di andare a fare i “falegnami”, ignorando che dopo aver preso una laurea e a trent’anni subentra anche una cosa chiamata “scoramento”, “disillusione”, un qualcosa che ti lavora nella mente come un tarlo suggerendoti alla fin fine di lasciar perdere perchè tanto, sempre che ti vada bene, al massimo potrai trovare un lavoro sfruttato nel quale dovrai fare qualcosa per arricchire qualcun altro in cambio di due soldi con contratti mensili o settimanali. E i giovani laureati, che stupidi non sono, preferiscono magari andare all’estero se proprio devono fare un lavoro come un altro, almeno potranno imparare la lingua e magari rapportarsi con un contesto diverso. E in tutto questo il governo Renzi preferisce chiamare la folla a un generico “ottimismo” dimenticando che molti giovani si sentono letteralmente presi per il culo da una società che tratta i giovani come dei parassiti scansafatiche e al contrario rispetta imprenditori ed evasori fiscali per convenienza. Da qui il meccanismo del senso di colpa con i media che vorrebbero far sentire in colpa i giovani, facendoli sentire appunto dei parassiti, dei corpi morti inutili in una società che pretende l’annullamento di ogni pensiero per accettare l’unica religione che conta: quella del denaro e dell’apparenza.

Photo Credit http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/34/Matteo_Renzi_-_Inaugurazione_Incubatore_Sesto.jpg

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