La Rivoluzione che ha cambiato il mondoTribuno del Popolo
venerdì , 20 ottobre 2017
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La Rivoluzione che ha cambiato il mondo

98 anni fa, i bolscevichi davano “l’assalto al cielo”. La grande rivoluzione socialista di Ottobre del 1917, in Russia, è stata uno dei più rilevanti avvenimenti del XX secolo e di tutta la storia dell’Umanità: per la prima volta, una rivoluzione non si è proposta di sostituire una forma di sfruttamento con un’altra, più avanzata, ma bensì di abolire ogni sfruttamento e oppressione e di costruire una società senza classi.

 Accerchiato e attaccato fin dal primo giorno, confrontandosi con compiti inediti e giganteschi, il primo Stato socialista ha realizzato conquiste notevoli e ha dato impulso alla lotta dei lavoratori e dei popoli, cambiando completamente il volto del pianeta. La Rivoluzione di Ottobre continua a rappresentare anche nei nostri giorni il principale riferimento per coloro che lottano per la sovranità, la democrazia e il socialismo.

Nessun altro evento ha provocato sentimenti così forti e contraddittori su scala planetaria come la Rivoluzione di Ottobre: per gli operai, i lavoratori, gli intellettuali progressisti e i popoli oppressi di tutto il mondo, essa ha rappresentato la realizzazione degli ideali di liberazione ed emancipazione e una fonte di ispirazione e insegnamenti per le loro lotte e ha motivato forti sentimenti di solidarietà; la grande borghesia e le potenze imperialiste, che l’hanno indicata fin dalla prima ora come il principale obiettivo da abbattere, le hanno mobilitato contro poderose risorse – ideologiche, diplomatiche, economiche e militari – per isolarla, indebolirla e sconfiggerla.
L’instaurazione del governo operaio-contadino, le prime misure approvate, la natura dei suoi obiettivi supremi e la resistenza vittoriosa all’aggressione militare di 14 potenze imperialiste, alleate alla reazione interna, suscitarono subito l’ammirazione e l’appoggio del proletariato di tutto il mondo, che manifestava nelle strade il suo sostegno al potere sovietico: Hands off Russia, si esigeva. La tenacia di cui il giovane potere sovietico diede prova nei suoi primi anni di esistenza e le straordinarie conquiste politiche, economiche, sociali e culturali che riuscì a realizzare, in condizioni drammatiche, rendevano evidente che la Rivoluzione di Ottobre non era, come molti affermavano, un “incidente della storia”, ma l’inizio di una nuova era: l’era del passaggio dal capitalismo al socialismo.

Solo il potere rivoluzionario, assunto e appoggiato dalle masse operaie e popolari, sarebbe stato capace di conquistare la vittoria nella guerra civile e contro l’aggressione straniera, che finì solo nel 1921. Solo a un potere simile, diretto dal Partito Bolscevico e sostenuto nei soviet, sarebbe stato possibile costruire le basi economiche del socialismo nelle condizioni di permanente accerchiamento, blocco e aggressione in cui tale edificazione si realizzava.

Nella Russia dei soviet nasceva, allora, qualcosa di nuovo

Insegnamenti ed esempio

L’insurrezione vittoriosa del 7 novembre 1917 e il processo di costruzione del socialismo in Russia e nei territori che, nel 1922, si associarono nell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, hanno lasciato ai rivoluzionari di tutto il mondo esperienze e insegnamenti preziosi: il partito, la sua organizzazione e principi organici; il ruolo del Partito, della classe operaia e delle masse; la necessità delle alleanze politiche e sociali; lo sviluppo della teoria dello Stato e della rivoluzione; la dialettica tra il generale e il particolare e la questione del potere rimangono oggi come questioni centrali della teoria marxista-leninista.

Ma l’epopea rivoluzionaria iniziata il 7 novembre 1917 ha rappresentato anche un esaltante esempio, pieno di significato, per dimostrare che non esistono ostacoli sufficientemente potenti in grado di contenere l’iniziativa realizzatrice della classe operaia, dei lavoratori e dei popoli, diretti e orientati dai loro partiti e organizzazioni di avanguardia. Commettendo errori caratteristici dei pionieri e trovando forme creative in grado di correggerli e superarli, e ricominciando più volte, dopo la guerra civile e l’invasione nazi-fascista, sapendo retrocedere quando necessario per immediatamente dopo avanzare impetuosamente, i comunisti, la classe operaia e il popolo sovietici si sono lanciati con entusiasmo nella costruzione di una nuova società. Le conquiste realizzate,  a un ritmo impetuoso anche in condizioni avverse, rappresentano l’impressionante testimonianza della capacità trasformatrice delle masse organizzate e in movimento, con un impatto in tutto il mondo.

Quanto alle sconfitte subite alla fine del XX secolo, con le drammatiche conseguenze che oggi ben conosciamo – di cui il brutale aumento dello sfruttamento dei lavoratori e dell’oppressione sui popoli e la proliferazione delle guerre imperialiste sono esempi attuali –, non annullano assolutamente questi insegnamenti, esperienze e conquiste. Le esperienze della costruzione delle società socialiste sono elementi essenziali della futura costruzione del socialismo in Portogallo e delle sue caratteristiche, espresse nel Programma del PCP.

Un progetto che vive nella lotta di oggi

Il PCP nacque nel 1921 sotto l’influenza della Rivoluzione di Ottobre. Nelle prime parole del suo Programma, approvato al XIX Congresso, svoltosi nel 2012, sono riaffermati quelli che rappresentano i suoi obiettivi supremi: “la costruzione del socialismo e del comunismo”, intesa come una “società nuova libera dallo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo, dalle disuguaglianze, ingiustizie e flagelli sociali”. Nella fase attuale, la lotta per obiettivi immediati, per una politica patriottica e di sinistra e per la democrazia avanzata, che iscriva i valori di Aprile nel futuro del Portogallo, sono assunti come parte costitutiva della lotta per il socialismo.

Come è avvenuto in  Russia nel 1917, anche in Portogallo la costruzione del socialismo nascerà dalla combinazione dialettica tra le leggi generali dello sviluppo sociale e la realtà portoghese nei suoi molteplici e diversificati aspetti. Tra gli obiettivi fondamentali della rivoluzione socialista in Portogallo che il PCP evidenzia nel suo Programma, sono compresi “l’abolizione dello sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo”, la “creazione di una società senza classi antagoniste ispirata da valori umanistici”, la democrazia “intesa nella complementarietà delle sue componenti economica, sociale, politica e culturale” e l’intervento “permanente e creatore delle masse popolari in tutti gli aspetti della vita nazionale”.

Conquiste di dimensione planetaria

Nello spazio di poco più di una generazione, i territori che componevano l’Unione Sovietica sono passati dal semi-feudalesimo, dall’oscurantismo e dall’arretratezza tecnica a una grande potenza industriale, con elevati indici di creatività e fruizione culturale e pioniera della conquista spaziale – furono sovietici il primo satellite artificiale, lo Sputnik, e il primo uomo nel cosmo, Yuri Gagarin.

Nel campo dell’economia, ha assunto particolare significato la liquidazione della proprietà privata dei latifondisti e dei grandi capitalisti, la collettivizzazione dell’agricoltura e la proprietà e gestione pubblica dei principali settori economici, che, liberati dai vincoli del sistema capitalista, si sono trasformati in leve di progresso, sviluppo e giustizia sociale. E’ stato il socialismo a realizzare la giornata lavorativa di otto ore, il diritto a ferie pagate, la liquidazione della disoccupazione, il diritto della maternità, l’emancipazione della donna e l’uguaglianza tra uomini e donne, la protezione dell’infanzia, l’assistenza medica e l’educazione gratuite, il diritto all’abitazione, tra molte altre garanzie del lavoro e sociali.

Sul piano sociale e culturale, la Rivoluzione di Ottobre ha realizzato conquiste che sono ancora oggi, per molti popoli, mere aspirazioni, a cominciare dall’eliminazione dell’analfabetismo e l’accesso generalizzato alla creazione e fruizione della cultura e delle arti. Si deve pure al potere sovietico la salvaguardia dei dialetti dei popoli dell’antico impero russo, dotati dopo la Rivoluzione di alfabeti e promossi a lingue nazionali.

A livello di partecipazione democratica, la Rivoluzione di Ottobre e la costruzione del socialismo in URSS hanno coinvolto milioni di operai, contadini e altri lavoratori nella direzione e nella gestione della vita economica e sociale del paese – dalla fabbrica alla cooperativa, dal villaggio all’unione. La creatività, l’abnegazione e la dedizione sono state le grandi caratteristiche dell’epopea rivoluzionaria iniziata il 7 novembre 1917.

Un progetto fiorente e attrattivo

Gli effetti liberatori ed emancipatori della Rivoluzione di Ottobre non furono limitati al vasto territorio dell’Unione Sovietica. Traendo impulso dai successi dei bolscevichi, i lavoratori e i popoli del mondo si sono lanciati alla conquista dei diritti.

Nei mesi e negli anni seguiti alla Rivoluzione, si è assistito negli stati capitalisti a un’impressionante ondata di lotte operaie, delle quali alcune hanno assunto carattere insurrezionale; le correnti rivoluzionarie della classe operaia si sono rafforzare e hanno acquisito preponderanza. In seguito alla costituzione della III Internazionale, nel 1919, si creano in tutto il mondo partiti comunisti, che si ispirano al partito bolscevico, forgiato da Lenin.

Nei territori coloniali e dipendenti, si allarga la lotta contro il colonialismo e per la sovranità e l’indipendenza nazionali. In modo deciso, prende avvio un grande cambiamento nel mondo.

Ma è soprattutto dopo il 1945 che il prestigio dell’URSS raggiunge il livello più elevato e che gli ideali del socialismo conoscono un maggiore potere di attrazione, frutto del ruolo determinante dell’esercito e del popolo sovietici, diretti dal loro partito comunista, nella vittoria sul nazi-fascismo e dell’eroismo di cui, in diversi paesi, i comunisti e altri antifascisti diedero prova nella resistenza all’occupazione. Nei paesi capitalisti, i lavoratori hanno conquistato diritti e garanzie del lavoro e sociali; in vari punti del mondo hanno luogo rivoluzioni popolari che proclamano il socialismo come obiettivo, che permettono la creazione del sistema socialista mondiale; diretti dai loro movimenti di liberazione, molti popoli conquistano l’indipendenza dei propri paesi sconfiggendo il sistema coloniale.

L’imperialismo, che non ha mai cambiato la sua natura, si è visto costretto a frenare alcuni dei suoi impeti più aggressivi, sebbene non abbia mai cessato di puntare, nelle relazioni con l’URSS e il campo socialista, sulla guerra fredda, sulla corsa agli armamenti, sul boicottaggio economico, politico e diplomatico e sull’incoraggiamento alla destabilizzazione interna.

Il mutamento del rapporto di forze su scala internazionale provocato dalla scomparsa dell’URSS e del campo socialista ha condotto a un violento regresso di civiltà. In ogni caso, le lotte di oggi per i diritti dei lavoratori e dei popoli, in difesa della pace, della sovranità e della democrazia portano il marchio dell’Ottobre. Che ne abbiano o meno consapevolezza coloro che le portano avanti.

Natura di classe

La natura di classe della Rivoluzione di Ottobre è risultata evidente nei due primi decreti assunti dal II Congresso dei Soviet dei Deputati Operai, Contadini e Soldati di Tutta la Russia subito dopo la proclamazione del potere sovietico, il 7 novembre 1917 (25 ottobre per il calendario allora in vigore nel paese). Il Decreto sulla Pace e il Decreto sulla Terra, approvati ancora prima che fosse eletto il governo operaio-contadino, diretto da Lenin, sono rivelatori delle intenzioni e degli obiettivi dei rivoluzionari russi, che corrispondevano alle aspirazioni più profonde del proletariato e dei contadini di quell’immenso paese.

Il Decreto sulla Pace, approvato – è bene non dimenticarlo – quando migliaia di russi morivano ancora nelle trincee della Prima Guerra Mondiale, propugna per tutti i popoli belligeranti una “pace giusta e democratica” senza annessioni né indennizzi, l’abolizione della “diplomazia segreta” e l’annullamento dei trattati stipulati dal “governo dei latifondisti e dei capitalisti da febbraio fino al 25 ottobre 1917”. Nel Decreto si manifestava anche la determinazione a “condurre con successo fino alla fine la causa della pace e, allo stesso tempo, la causa della liberazione delle masse della popolazione lavoratrice e sfruttata da ogni schiavitù e da ogni sfruttamento”.

Il Decreto sulla Terra rispondeva alla rivendicazione centrale dei contadini russi, schiacciati dai grandi proprietari. Il suo primo articolo decretava l’immediata abolizione della proprietà latifondiaria della terra senza alcun indennizzo e il secondo determinava il passaggio al controllo dei soviet delle proprietà dei latifondisti “con tutto il loro bestiame e attrezzi, edifici e tutte le dipendenze”.

Gustavo Carneiro* | da www.avante.pt

Traduzione di Marx21.it

*Gustavo Carneiro fa parte del Comitato Centrale del Partito Comunista Portoghese

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