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sabato , 25 marzo 2017
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La Russia ai ferri corti con Ankara sulla Siria

Come previsto e prevedibile la decisione degli Stati Uniti e della Turchia di organizzare dei raid nel nord della Siria per favorire i ribelli “anti-Isis” ha ingenerato tutta una serie di conseguenze. Innanzitutto il mondo ha capito che l’obiettivo di Erdogan è quello di distruggere la Siria e i curdi più che battere l’Isis, e la Russia ha deciso di non abbandonare il suo storico alleato, preparando una nuova “Stalingrado”. 

Sulla questione siriana si può vederla in modi molto differenti, quello che è certo è che la rivolta siriana entrata in scena nel 2011 sull’onda delle Primavere Arabe non è più la rivolta che aveva suscitato simpatie in molti ambienti radical chic occidentali. Oggi è fagocitata da elementi jihadisti che spesso e volentieri vengono strumentalizzati da potenze estere, vedi Arabia Saudita e Turchia, e che vogliono abbattere il governo di Damasco non certo per imporre un governo democratico e rispettoso delle minoranze. Il problema però è che la Siria, abbandonata da tutti e invisa all’Occidente che vorrebbe un regime change, ha come alleati Russia e Iran, che peraltro hanno ben compreso che se Assad venisse eliminato perderebbero sostanzialmente un appoggio nel cuore del Mediterraneo.

La decisione delle scorse ore presa da Usa e Ankara di iniziare dei raid nel nord della Siria a favore dei “ribelli” anti-Isis (una contraddizione in termini) ha indotto molti a pensare che Erdogan e Obama vogliano accelerare per far collassare il prima possibile il governo di Assad. Non solo, la Turchia vuole cogliere l’occasione per risolvere anche il problema dei curdi, e di conseguenza quale migliore occasione di intervenire in Siria per prendere così due piccioni con una fava? Ma la Russia, appunto, non ci sta, e il presidente russo Putin ha deciso di convocare direttamente l’ambasciatore turco a Mosca. Non solo, secondo l’Antidiplomatico Putin avrebbe avvertito l’ambasciatore turco che Mosca sarebbe pronta a rompere le relazioni diplomatiche con a Turchia qualora Erdogan non decida di interrompere il suo appoggio allo Stato Islamico.

 Secondo il sito web AWD citato da Moscow Times, Putin avrebbe avuto una discussione con l’ambasciatore turco criticando la politica estera turca e le sue ingerenze in Siria, Iraq e Yemen, e accusando Ankara di sostenere i terroristi di Al Qaeda. Non solo, Putin avrebbe persino mandato a dire all’ambasciatore parole molto pesanti: “Puoi dire al tuo presidente dittatore che può andare al diavolo con i suoi terroristi dell’Isis e renderò la Siria un’altra grande Stalingrado per Erdogan e i suoi alleati sauditi che non sono meno crudeli di Adolf Hitler“.
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