La Russia esce dal Trattato sulle forze armate convenzionali in EuropaTribuno del Popolo
venerdì , 26 maggio 2017
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La Russia esce dal Trattato sulle forze armate convenzionali in Europa

La decisione è arrivata nelle scorse ore e sarà pregna di conseguenze. Mosca avrebbe deciso di ritirarsi dal trattato che regola il numero massimo di tutta una serie di armamenti convenzionali in risposta alle prove muscolari della Nato ai confini con la Federazione Russa. Di conseguenza una escalation militare rimane purtroppo una delle opzioni sul campo sia per la Nato che per la Russia. 

Per capire quello che sta succedendo ai confini tra Occidente e Russia non basta partire dal riesaminare quanto successo in Ucraina. La partita vera sembra essere quella di sempre, ovvero quella della rivalità tra sfere di influenza contrapposte, e in questo senso si legge il nervosismo reciproco in questa situazione di tensione continua. La sensazione è che alla Nato interessi eccome espandersi ulteriormente a Est, non a caso le voci della possibilità per l’Occidente di rifornire di armamenti Kiev si sono fatte molto insistenti. Al momento della dissoluzione dell’Unione Sovietica però con un accordo si era sancito che l’Ucraina dovesse rimanere neutrale, cioè fuori dalle sfere di influenza di Nato e Russia, e soprattutto che fosse libera di commerciare con entrambi i blocchi senza avere basi militari nel proprio territorio. Una Ucraina allineata alla Nato sarebbe logicamente un problema per la sicurezza di Mosca, pensate del resto a come reagirebbe Washington se il Messico annunciasse di volersi alleare strategicamente e militarmente con la Russia. Accadde in piena Guerra Fredda con Cuba, vedi la crisi missilistica del 1961 quando si sfiorò davvero l’olocausto nucleare tra Usa e Urss.

A ogni azione comunque, almeno in geopolitica, di solito segue una reazione. Indipendentemente da come ciascuno possa pensarla la Nato ha cominciato tutta una serie di manovre ai confini con la Federazione Russa che di certo non hanno perorato la causa della pace e del buon vicinato. Giusto poche ore fa infatti gli Usa hanno inviato al porto di Riga, in Lettonia, un centinaio di carri armati Abrams. Ufficialmente si sarebbe trattato solo di una esercitazione militare della Nato nei paesi baltici, storicamente russofobi, ma appare chiaro che la Russia non possa assistere a tutto questo senza reagire, ancor più che la Nato parla da diverso tempo proprio di espandere il supporto militare ai paesi dell’Europa Orientale per fronteggiare una eventuale invasione russa, che almeno per il momento appare destituita da ogni fondamento. Ma che una reazione da parte di Mosca fosse nell’aria lo si sapeva, e infatti è puntualmente arrivata nelle scorse ore con il Ministero degli Esteri della Federazione Russa che ha reso noto come Mosca intenda ritirarsi dal “trattato sulla riduzione delle forze convenzionali in Europa”.

Si tratta di una notizia di importanza primaria dal momento che il trattato regolava il numero massimo di tutto un determinato tipo di armamenti, dai carri armati fino ai mezzi di trasporto per le truppe, contraeree, aerei ed elicotteri che potevano essere schierati in Europa dai paesi che hanno firmato il documento. Chiaramente tutti i paesi europei firmarono, e anche il Canada e gli Stati Uniti, e questo trattato ha permesso la riduzione delle spese militari in tutti i paesi d’Europa, consentendo così di drenare risorse verso altri settori come lo stato sociale, l’istruzione etc. Con l’uscita dal trattato Mosca quindi ha sostanzialmente affermato di voler superare le quote sancite nel 1999, e questo giocoforza verrà utilizzato come scusa da parte dei paesi occidentali, e dell’Europa in primis, per procedere a un nuovo riarmo, peraltro in un periodo di difficoltà economiche. Per anni l’Europa Occidentale infatti ha tagliato il settore militare, e ora che la Russia ha deciso di uscire dal trattato ecco che in molti cercheranno di strumentalizzare tale decisione per creare la visione di un “nemico mortale” e  investire di nuovo miliardi nel settore militare.

Intanto però il Cremlino con una nota ufficiale ha spiegato di aver preso questa decisione per questioni di sicurezza nazionale, ritenendo cioè che la sicurezza della Federazione Russa sia stata messa a repentaglio dalla retorica e dai movimenti dei paesi Nato in Ucraina e nei paesi baltici. Da quando infatti Russia e Usa hanno “rotto” sull’Ucraina, a Mosca hanno più volte denunciato movimenti di truppe ai confini, non ultima la segnalazione di qualche giorno fa del Cremlino di navi Nato nel Mar Nero, una mossa che era stata letta come “un segnale allarmante e un’idea provocatoria” da parte del portavoce del ministero degli Esteri russo, Aleksander Lukashevich [Fonte Ansa].

Secondo molti analisti sostanzialmente questa decisione sarebbe anche volta a mostrare all’Occidente come in Russia non sia più disposti ad accettare provocazioni e a vedere ignorati i propri interessi. Del resto lo stesso Vladimir Putin nel 2007 aveva minacciato una moratoria del trattato, quindi tale decisione era per certi versi nell’aria da tempo. La speranza è che il clima tra Nato e Federazione Russa cominci, seppur lentamente, a migliorare. Ma purtroppo guardando al nodo della discordia, ovvero alla questione dell’Ucraina, non sembra che le parti in causa siano realmente interessate a un dialogo e a un reciproco riconoscimento, e questo purtroppo potrebbe portare a scenari sempre più complessi e pericolosi.

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