La Russia regge agli attacchi, l'Occidente si interroga sul futuroTribuno del Popolo
venerdì , 20 ottobre 2017
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La Russia regge agli attacchi, l’Occidente si interroga sul futuro

Negli ultimi mesi l’Occidente, fomentato dalla Casa Bianca, ha scelto la contrapposizione frontale con la Russia di Putin, basti pensare al tema “Ucraina” e alle sanzioni decise contro l’economia russa. Mosca ha traballato, ma sembra aver superato il peggio anche grazie a una maggiore cooperazione con la Cina e al lancio dell’Unione Economica Euroasiatica, una proposta che forse potrebbe fare l’interesse anche dell’Europa. 

Demostenes Floros su Limes ha affrontato il tema dei rapporti tra Occidente e Russia, rapporti che si sono guastati nell’ultimo anno fino a raggiungere per certi versi un punto di non ritorno. La situazione globale appare sempre più instabile come si può facilmente arguire anche solo verificando che il calo del prezzo del petrolio ha portato al ribasso anche i prezzi del gas naturale e delle materie prime in genere. La crisi non solo non è passata, ma sembra per certi versi aggravarsi, e il fatto che l’euro si sia deprezzato nei confronti del dollaro dovrebbe rappresentare un altro campanello d’allarme, ancor più che, al contrario, negli Stati Uniti hanno festeggiato i dati incoraggianti del settore economico. Quella che invece continua a oltranza è la guerra fredda e che sta diventando sempre più tiepida tra dollaro e rublo. Proprio la moneta del Cremlino infatti ha in qualche modo resistito all’attacco speculativo di metà dicembre anche grazie a un accordo valutario raggiunto tra Mosca e Pechino, ma oggi si è di nuovo deprezzato nei confronti dell’euro. Come ci ricorda sempre Floros nel suo articolo su Limes il Cremlino ha risposto a questa situazione difficile acquistando oro per il nono mese consecutivo e soprattutto azioni delle società energetiche russe controllate da capitali stranieri. Dunque la Russia ha risposto alla guerra economica dell’Occidente nei suoi confronti avvicinandosi ulteriormente alla Cina, e infatti proprio Pechino ha acquistato qualcosa come il 36% in più di petrolio dalla Federazione Russa. Non solo, Pechino ha anche deciso di tagliare dell’8% l’acquisto di petrolio dall’Arabia Saudita anche se Riyad resta comunque il primo fornitore di Mosca. Ma la vera risposta escogitata dal Cremlino è stata quella della fondazione datata al 1 gennaio 2015 dell’Unione Economica Euroasiatica, un vero e proprio Trattato che unisce Bielorussia, Federazione Russa e Kazakhstan, con i rispettivi presidenti che hanno firmato l’adesione il 29 maggio del 2014 ad Astana, una data storica ancor più che potrebbero ben presto aderire anche Armenia e Kirghizistan. La proposta del Cremlino rappresenta una vera e propria novità, una sorta di accordo che consentirebbe la libera circolazione di beni, servizi, capitali e soprattutto di integrare una economia di sistema che possa risolvere i rispettivi problemi economici e di rilancio della competitività. La DeutscheWirtschafts Nachrichten, citata sempre da Floros, avrebbe suggerito all’Unione Europea di rinunciare all’accordo del Ttip di libero scambio con gli Stati Uniti e di entrare, al contrario, nell’alleanza della Unione Economica Euroasiatica. Insomma all’Europa converrebbe eccome questo accordo, eppure i politici occidentali sembrano procedere verso la direzione opposta. Insomma la sanzioni nei confronti della Russia non vanno nella direzione della convenienza, ancor più che nei prossimi anni gran parte del gas naturale di cui avremo bisogno in Europa passerà da Atene, attraverso il Turkish Stream. La sensazione è che l’Occidente al contrario voglia provare a compattarsi sotto la guida degli Stati Uniti, e sembra pronto veramente a tutto pur di riuscirci, basti pensare che il ministro degli Esteri francese Fabius, come ricorda l’ottimo Floros, ebbe a dichiarare a Marrakech il 12 dicembre 2012 che il fronte qaedista Al-Nusra stava facendo “un buon lavoro sul campo”.

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