La Russofobia come "arma di distrazione di massa"Tribuno del Popolo
mercoledì , 24 maggio 2017
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La Russofobia come “arma di distrazione di massa”

Ogni volta che il cosiddetto “Occidente” si trova in difficoltà accusa la Russia delle nefandezze più disparate. Una sorta di “distrazione” per tutte le stagioni consente di distogliere l’attenzione dai problemi interni evocando oggi il rischio dell’autoritarismo e ieri quello del “comunismo”. Insomma i paesi che non si piegano agli interessi Usa diventano “stati canaglia”, un meccanismo che ormai abbiamo imparato a conoscere molto bene.

Quando Ronald Reagan chiamava l’Urss “Impero del Male” mostrava in modo molto chiaro quello è che il modo di pensare dei governanti americani, che tendono chiaramente a identificare se stessi come il “bene”. In realtà si tratta di qualcosa di molto inquietante in quanto ritenersi per qualche motivo un “popolo eletto” non preannuncia mai nulla di buono, eppure in nome della lotta al “comunismo” il cosiddetto Mondo Libero è stato plasmato a piacimento dai demiurghi a stelle e strisce. Ogni volta però che il sistema traballa vittima delle sue stesse contraddizioni, basti pensare al fallimento del capitalismo nell’aver creato benessere diffuso (un fallimento diventato palese soprattutto nell’ultimo decennio), cerca dei nemici interni per compattarsi. Lo faceva già nel XX secolo mobilitando tutti contro l’ “Impero del Male”, e lo fa adesso nel XXI sempre nei confronti della Russia, e poco importa che nel frattempo non sia più comunista. In realtà basta che qualcuno osi fare i propri interessi nazionali per venire tacciato dagli Stati Uniti e da tutti i loro apparati informativi come un dittatore senza scrupoli. Qualsiasi Stato rifiuta di soggiacere alle imposizioni della Nato, solo per fare un esempio, diventa uno Stato canaglia che è lecito rimuovere magari finanziando rivoluzioni colorate.

A ben guardare con Eiltsin la russofobia sembrava finalmente finita nel dimenticatoio, e non a caso dato che proprio Eiltsin fu un esecutore del volere Usa e portò avanti in modo indefesso l’opera di disgregazione del comunismo. Poco importa se con Eiltsin il popolo russo ha vissuto un decennio di buio che ha provocato decine di migliaia di morti, miseria, distruzione dello stato sociale e della cultura, con Eiltsin gli interessi dell’economia Usa e del capitalismo occidentale venivano garantiti, e quindi Evviva la Russia! Nel 2007 però Vladimir Putin parlò alla Conferenza di Sicurezza di Monaco e il suo discorso evidentemente fece comprendere a Washington che a Mosca non si riteneva più di voler essere vassalli della Casa Bianca. Da allora l’atteggiamento della Nato è completamente mutato fino ad arrivare alla crisi in Ucraina e alla tensione sulla Siria degli ultimi mesi che ha portato la russofobia a nuovi livelli di isteria. Secondo molti analisti non è casuale che proprio in questo periodo gli usa abbiano ricominciato a indicare nella Russia un pericolo in quanto guardacaso ciò avviene proprio in un momento in cui gli Usa cominciano a rendersi conto di non poter più imporre il proprio volere su scala globale. Per questo Washington pur di accettare un ridimensionamento scontato, basti pensare al ruolo crescente della Cina, preferisce scatenare il caos in tutto il mondo, sicuri evidentemente di essere il “popolo eletto”.

Ma se questo vale per gli Usa, vale anche per l’Europa, a sua volta utilizzato come cavia da esperimenti dagli Usa che giocando alla Guerra Fredda con Mosca danneggiano proprio gli interessi europei. Chi lo ha stabilito del resto che l’Occidente disponga di una superiorità morale nei confronti della Russia? Molti di quelli che guardano con disgusto al Cremlino si sono autoassolti da tutti i crimini commessi dalla Nato che continuano peraltro ad essere perpetrati ovunque nel mondo, e soprattutto non riescono nemmeno più a osservare quello che avviene nel proprio cortile di casa dove tra xenofobia e indifferenza nei confronti delle ingiustizie si sta scivolando lentamente in un nuovo Medioevo.

Tribuno del Popolo

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