La sfida di Mosca e Pechino a WashingtonTribuno del Popolo
lunedì , 23 ottobre 2017
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La sfida di Mosca e Pechino a Washington

Mosca e Pechino sarebbero pronte a rendere operativo l’accordo raggiunto per non vendere più il gas in dollari e la Russia ha cominciato a vendere i Trausuries americani investendo il ricavato in oro e mettendo così a rischio il futuro del dominio americano sull’economia. Quanto questo influisce sull’instabilità che infiammano il mondo dall’Ucraina fino alla Siria? 

Per capire il perchè di tutto quello che sta succedendo intorno a noi e il perchè si torna a parlare seriamente di Terza Guerra Mondiale, forse bisognerebbe pensare a un fatto che segna la storia del XXI secolo e forse proprio per questo non ottiene il giusto spazio nei giornali e nei media europei. Stiamo parlando dell’annuncio fatto il 14 agosto da Mosca, che ha fatto sapere di non intendere più vendere il suo gas in dollari cui ha fatto seguito l’accordo siglato tra Mosca e Pechino sulla vendita di risorse. Che sia casuale l’isteria antirussa proprio in questo preciso momento storico? Può essere casuale che proprio negli stessi giorni Ue e Usa parlano apertamente di rischio di guerra in Europa? Intanto secondo il quotidiano russo RIA Novosti il governo russo avrebbe già inviato due navi verso l’Europa con a bordo 80.000 tonnellate di petrolio proveniente da Novoportovskoye, un campo di estrazione nell’Artico. Secondo indiscrezioni della rivista Kommersant queste due consegne verranno pagate in rubli e non in dollari, mentre il petrolio che nei prossimi anni Mosca invierà verso Pechino verrà pagato in Yuan, la moneta cinese, un chiaro messaggio di sfida all’Occidente che pensa stolidamente di mettere all’angolo la Russia con le sanzioni. Secondo Kommersant, si tratta di una misura di protezione attuata da Mosca a seguito delle sanzioni degli Stati Uniti nei confronti della Russia. Se questa notizia venisse confermata si assisterebbe quindi al fallimento della politica americana e soprattutto della fine dell’egemonia del dollaro nelle transazioni internazionali. Si creerebbe il precedente e molti stati potrebbero decidere di pagare le risorse in rubli o Yuan, ponendo fine al dollaro come moneta di riserva a livello globale. Peraltro fu Nixon nel 1971 a porre fine alla convertibilità del dollaro in oro, misura che inizialmente doveva essere solo straordinaria. Sia come sia Russia e Cina d’ora in avanti pagheranno i loro scambi commerciali con le rispettive monete nazionali, e soprattutto chi vorrà comprare petrolio e gas da Mosca dovrà farlo in rubli e non in dollari. Ecco quindi quella che potrebbe essere davvero la molla della “Terza Guerra Mondiale” con gli Stati Uniti che potrebbero tentare l’avventurismo militare per evitare l’inevitabile, ovvero la fine dell’egemonia economica e politica degli Usa nel mondo. Secondo questa chiave di lettura ben si spiegherebbero i recenti avvenimenti geopolitici con l’Occidente che ha seminato letteralmente il caos in Medio Oriente e in Ucraina proprio per guadagnare tempo e magari fare pressioni ai paesi “nemici” ponendoli di fronte a un ricatto. Mosca e Pechino però non sembrano voler soggiacere a questo ricatto, motivo che potrebbe portare a una escalation e a un disastro globale. Ma vi è un altro elemento centrale da affrontare sull’argomento: l’oro.

Mosca avrebbe messo le mani su oltre 10 tonnellate d’oro per un valore di 400 milioni di dollari. Si tratta degli acquisti operati dalla Banca centrale russa dal luglio 2014 a oggi, una cifra che ha portato la Russia tra le prime cinque potenze al mondo per riserve auree dopo Usa, Germania, Italia e Francia. Fatto ancora più bizzarro negli ultimi mesi solo la Russia ha fatto incetta d’oro, elemento che induce diversi analisti a pensare che si tratti della risposta di Putin ai boicottaggi e alle sanzioni dell’Ue e degli Usa. In sostanza il Cremlino per sgambettare Obama starebbe vendendo i Treasuries americani comprando oro con il ricavato. Effettivamente dal 2009 a oggi Mosca ha venduto un quinto dei titoli di Stato americani di cui era in possesso per un totale di 150 milioni di dollari. Si tratta quindi della risposta russa alla guerra finanziaria dichiarata a Mosca dall’Occidente, con il Cremlino che ambisce a sostituire il dollaro americano come valuta di riserva. Considerato che le riserve auree russe sono triplicate dalla fine del 2005, ecco che ben si può comprendere l’isteria americana e il tentativo maldestro di soffiare sulle braci della guerra.

DC

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