La "Sinistra" assente e quegli spazi da riempireTribuno del Popolo
lunedì , 29 maggio 2017
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La “Sinistra” assente e quegli spazi da riempire

Finite le amministrative ci si interroga sulla situazione politica del Paese ed emerge con nettezza un grande assente: la Sinistra. Per la prima volta nella storia della Repubblica la sinistra italiana è pressochè inesistente nel panorama politico nazionale. L’enorme astensionismo però è lì a indicare che la sinistra potrebbe risorgere e vincere, ma solo a patto di essere davvero tale, e non un surrogato timoroso di mettere in discussione il potere costituito. 

La constatazione che si può fare osservando lo scenario delle amministrative offre alcuni spunti interessanti che meriterebbero una maggiore riflessione. Innanzitutto osserviamo come l’opposizione a Renzi sia ormai nelle mani di Grillo e Salvini, entrambi due personaggi lontani anni luce dalla sinistra e dalla sua storia.  Inutile ricordare che anche il Pd a guida Renzi ha ormai completamente rotto con la tradizione e la cultura di sinistra di cui in teoria avrebbe dovuto essere depositario, divenendo qualcosa di molto simile a una nuova e moderna Democrazia Cristiana. L’offerta politica offre tante scelte agli italiani di destra offrendo un largo spettro di possibilità che vanno dall’estremismo aggressivo della Lega Nord fino alla continuazione del berlusconismo con Forza Italia e alla radicalità di Fratelli d’Italia. Viceversa sembra quasi che essere di sinistra in Italia non sia più consentito dal momento che una certa sinistra che parli di lotta di classe, di uscita dalla Nato, di progresso e molto altro semplicemente non esiste più. Gli italiani che hanno queste idee non hanno altra scelta che disertare le urne, cosa che in molti hanno fatto visto che l’astensionismo viaggia intorno al 50%, oppure di turarsi il naso e votare altro. E il bello è che nello scenario politico italiano non sembra esserci nemmeno nessuno pronto a costruire una nuova sinistra, realmente tale, che possa essere in grado di attirare su di sè consenso e attenzione, e magari anche entusiasmo. E invece no, la sinistra italiana sembra essere ancora prigioniera degli steccati messi da quelli che dovrebbero essere gli avversari politici ma che invece, non si sa come, sono coloro che dirigono le fila della stessa sinistra. Stando così le cose lo spazio per una nuova sinistra ci sarebbe eccome, ma che senso avrebbe continuare con il solito progetto riformista che ha come unico progetto quello di mobilitarsi circa i diritti. Esempi di partiti che per inseguire successo elettorale hanno sacrificato la propria identità di sinistra ce ne sarebbero, al punto che addirittura lo stesso marxismo è uscito dalle segreterie di questi partiti divenendo niente altro che quella “tendenza culturale” anticipata da Bertinotti, un altro degli artefici della fine. E invece ripartire si potrebbe, rilanciando proprio quella stessa identità la cui negazione al posto che far fare alla sinistra il salto di qualità, al contrario,  l’ha portata alla marginalità politica. Per farlo però occorre una classe dirigente che creda per davvero nelle idee della sinistra e soprattutto nella necessità di fornire uno sbocco ideale e politico e di colmare un vuoto, altrimenti si sarà solo di nuovo all’ennesimo tentativo di mettere su un partituncolo che ha come unico fine quello di provare ad arrivare in Parlamento per perpetrare le proprie rendite di posizione. Ben presto inoltre ci sarà un’altro fattore a favore di coloro che vorranno provarci: non avranno da perdere che le loro catene!

Gracchus Babeuf

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