La sinistra che non piace a Saviano piace a noiTribuno del Popolo
mercoledì , 26 luglio 2017
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La sinistra che non piace a Saviano piace a noi

Ogni tanto Roberto Saviano torna a parlare di politica e lo fa, come sempre, dalle pagine dell’Espresso. Spesso la voce di Saviano emerge quando si tratta di bastonare la sinistra o di plaudere all’atlantismo americano travestito da “democrazia”. Questa volta se la prende con la manifestazione di ieri a Napoli contro la Bce. 

Ogni qual volta c’è da “bastonare” in modo elegante e pseudointellettuale tutto quello che osa essere a sinistra dei giornali italiani (ci va poco) ecco che una schiera accurata di presunti intellettuali scende immediatamente in campo a bacchettare e a dirci in che modo è “corretto” pensarla. Saviano, secondo noi, è proprio uno di questi personaggi. Nessuno mette in dubbio il suo prezioso lavoro di sensibilizzazione contro la criminalità e la mentalità camorristica, ma sinceramente abbiamo tutto contro Saviano quando entra in campo parlando di politica e distribuendo giudizi sulla base di mere simpatie personali. Ciò che a Saviano proprio non piace però è una certa sinistra, quella radicale, quella di cui, orgogliosamente, ci sentiamo di fare parte. Ora uno è liberissimo di pensarla come crede, il problema è che Saviano mostra un’arroganza e una spocchia seconde solamente alla propria superficialità nell’affrontare temi che non conosce. Ora Saviano ha scritto la sua ultima fatica, un articolo intitolato “Quanto sei vecchia sinistra radicale” che trasuda livore nei confronti di una manifestazione, quella di ieri a Napoli contro il vertice della Bce, che ha dimostrato come una certa cultura marxista e di classe sia, per fortuna, sopravvissuta nel nostro Paese nonostante i tentativi incrociati di soffocarla. Saviano è uno di quelli che prova rabbia e fastidio nel vedere stelle rosse e falci e martello, ma dovrà farci l’abitudine perchè non sono gli intellettuali o i presunti tali a decidere come devono essere le proteste, ma la piazza. “Manifestare non solo è legittimo, ma necessario se serve a far conoscere i meccanismi di potere e chiedere allo stesso potere di ascoltare e provare a sperimentare strade diverse“, ha scritto Saviano, turbato poveretto nel vedere che la sinistra napoletana ha osato esibire lo stesso logo del No Global Forum. “In 13 anni i dirigenti della Bce sono cambiati, il mondo è completamente mutato anche nelle sue iniquità, ma chi protesta, i loro metodi, i loro slogan, no. Già li sento declamare: la rivoluzione non invecchia. Forse è vero, ma voi sì. E male, anche. Quei volti li conosco perché da ragazzino ascoltavo le loro parole, perché credevo mi aiutassero a capire, credevo che anche grazie a loro la mia coscienza civile e politica sarebbe maturata. Presto ho capito che non è la protesta cieca a mostrare una strada, che lì si disimpara solo“, parole cariche di livore e di falsità dal momento che semmai si può asserire che le cose negli ultimi 13 anni sono cambiate esattamente nel modo che indicava la sinistra radicale. E forse è proprio questo che disturba il “manovratore” al punto da aver “sciolto” il suo bracco migliore a mordere la famosa sinistra radicale. Che poi se fosse così vecchia che bisogno c’era di rimarcarlo cercando di convincere i lettori? Non è che qualcuno ha paura che se si continua a violentare il significato della parola “sinistra” in molti possano passare a una opposizione più radicale?  Ma il capolavoro di Saviano c’è qualche riga dopo, quando lo scrittore campano invita i poveri ragazzi a guardare il documentario Everyday Rebellion, una sorta di manuale delle rivoluzioni colorate, quelle che piacciono tanto a Saviano per intenderci e anche alla Casa Bianca. “Un documentario che mostra come questi movimenti vadano oltre le miopie ideologiche e raccolgano diversi modi di pensare uniti in una consapevolezza: così non si può andare avanti. La crisi economica e i regimi stanno distruggendo le possibilità di felicità, il lavoro, la serenità. E ci si unisce molteplici in nome di rivendicazioni comuni, non animati dall’odio o dalle teorie del complotto.”, ha scritto ancora.  Caro Saviano, sei bravissimo e ne sai tantissimo nel suo campo, ma di politica, permetterci, non ci capisci molto. Continui a dare la tua interpretazione maniche a parziale fingendo che sia al contrario super partes; no, tu hai fatto la tua scelta, credi che gli Stati Uniti e la democrazia anglosassone con la vuota rivendicazione di diritti priva di una critica al sistema politico siano il paese migliore al mondo, rispetta chi invece crede che, al contrario, sia proprio la tua tanto amata “democrazia” a essere un lupo travestito da agnello e a produrre guerre e crisi economiche. Del resto basti pensare le posizioni assunte da Saviano sul Maidan in Ucraina…Ecco poi la conclusione del suo pensiero, l’ennesima caduta di stile: “Al cospetto di tutto questo, risultano patetiche le solite sigle di gruppi musicali, dei centri sociali della Napoli estremista e sconfitta dalle sue stesse analisi fallaci, dalle sue stesse superficiali connivenze, dalla inutile furbizia per arrivare a trovare una nuova impossibile giovinezza irrorata dai fumi di calumet che purtroppo non sono neanche di pace“. A Savià, t’ha fatto proprio incazzare sta sinistra radicale, non è che ti irrita che proprio perchè il fatto che esista e resista pur con tutte le sue immani contraddizioni,  attecchiscono meno le tue idee di democrazia all’ammeregana? 

Gb

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