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lunedì , 29 maggio 2017
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La sinistra è nei Casini, parte la corsa per salvare la pelle

L’annuncio dell’intesa Pd-Sel ha costretto la sinistra al posizionamento. Emergono prospettive differenti, riafforano odi personali: intanto la crisi colpisce e l’esodo si fa sempre più magro.

Primo sabato di agosto, fa caldo in tutta Italia e l’esodo è il più piccolo degli ultimi anni. Il paese soffre schiacciato sotto il peso della crisi economica, ma la politica continua con i suoi stanchi riti. E la sinistra, lungi dal liberarsene, ne appare sempre più prigioniera. Colpa di Vendola e Bersani, questa volta. Il loro accordo ha sparigliato le carte e obbligato il resto dei teatranti al posizionamento.

A cominciare da Casini, che forte di un accordo definito “blindato” dai beninformati al Corriere ammette: “andremo da soli, poi possibile alleanza con il Pd”. Una mossa saggia per puntare a Quirinale, vero obiettivo nemmeno tanto nascosto di Pierferdi.

La bagarre si scatena invece sul fianco sinistro dei democratici. Idv, Fds, lista dei sindaci, Fiom, partiti comunisti-cespuglio, per quel che riguarda le sigle. De Magistris, Ferrero, Diliberto, Di Pietro, Landini, Pisapia, solo per fare qualche nome.

Il partito degli ex magistrati appare quello più spaccato: da un lato Di Pietro sembra aver già deciso per la corsa solitaria, addirittura prospettando una propria candidatura a premier. L’ex omologo De Magistris lancia invece la lista dei sindaci, nata per il Pd, ma anche contro. Metterebbe insieme come “padri nobili” Pisapia, Zedda, Emiliano, i protagonisti di quella rivoluzione arancione che diede uno dei primi colpi al berlusconismo. Interlocutori naturali, ragiona il primo cittadino napoletano, sarebbero l’Idv, i Verdi, Sel e la Federazione della Sinistra.

Già, la Fds, matrimonio di convenienza tra partiti comunisti, tanto simili quanto diversi. Ferrero e Diliberto stanno già litigando. Il primo sta corteggiando Di Pietro(“non è di sinistra, ma fa opposizione”) per un listone alternativo ai democratici, l’ex ministro da buon togliattiano non rinuncia al partito di lotta e di governo e si appella al Pd: “senza l’Udc, noi ci stiamo”. Anche su Vendola si consuma la rottura tra i segretari di Prc e Pdci: se Ferrero gli chiede di ripensarci(ma Nichi lo definisce prigioniero di idee vecchie), Diliberto si mostra più comprensivo, lasciando intendere un possibile sostegno alle primarie: “non poteva far altro che quel che ha fatto”.

Di Rizzo, Cremaschi, Turigliatto e Ferrando preferiremmo non parlare. Ma il loro nome tornerebbe in auge in un’ alleanza neo-comunista super identitaria con obiettivo minimo il 2 per cento, il che significa rimborsi elettorali: nessuno svolazzo, ma sopravvivenza. L’opzione due di Paolo Ferrero.

Il vero punto interrogativo riguarda la Fiom di Landini. Che non è contento dell’asse Sel-Pd, dato che nella carta di intenti l’unica concessione è la legge sulla rappresentanza sindacale. Troppo poco. A fine maggio il suo sindacato ha riunito la sinistra politica per chiedere risposte. Ma il successo più grande è stato quello di far ritrovare in una stessa stanza tutti i segretari: da quanto tempo non succedeva! A settembre i metalmeccanici Cgil ci riprovano, altrimenti qualcosa faranno. Per non perdere la visibilità e la fiducia maturate durante la vertenza Fiat.

È agosto, fa caldo, e la sinistra è nei Casini. Soffocata dagli odi personali, senza una meta condivisa: molto più facile e fruttuoso trattare singolarmente col Pd, odiato da tutti a parole, ma da altrettanti agognato. Nel frattempo il Paese soffre, schiacciato dalla crisi, e un’amara constatazione riempie la mente: di politica, quella vera, non si parla mai.

Lorenzo Mauro, tratto da www.articolotre.com

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