La "sinistra" si prepara alla grande manifestazione del 12 ottobreTribuno del Popolo
martedì , 17 ottobre 2017
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La “sinistra” si prepara alla grande manifestazione del 12 ottobre

Il 12 ottobre a Roma si terrà la manifestazione “Costituzione la Via Maestra” organizzata da Landini, Rodotà, Don Ciotti e Zagrebelsky oltre che da altri gruppi di militanti di sinistra e cittadini. Potrebbe essere un’occasione per imprimere finalmente una svolta e svegliare la sinistra dal torpore?

Il 12 ottobre in quel di Piazza della Repubblica a Roma convergeranno centinaia di autobus da tutta Italia come sempre accade quando ci si mobilita su temi caldi e cari a molti cittadini. Questa volta però in campo potrebbe davvero esserci qualcosa di innovativo, stiamo parlando della manifestazione nazionale “Costituzione la Via Maestra” indetta tra gli altri da personaggi importanti come, Don Luigi Ciotti, Maurizio Landini, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky e Lorenza Carlassare. Inutile dire però che in piazza ci saranno un pò tutti, dai Comunisti Italiani fino a Rifondazione, sindacati, associazioni e società civile. Tutti insieme appassionatamente per il solito minestrone che siamo abituati ciclicamente a sorbirci? Possibile. Non nascondiamo che questi appelli spesso nascono e finiscono troppo velocemente, fallendo nel riuscire a creare un fronte comune che si tramuti poi in reali prospettive politiche. Questo appello però, almeno sulla carta, ci convince leggermente di più in quanto non si limita a organizzare una manifestazione di protesta, ma ha anche l’ambizione di fare da piattaforma per un nuovo progetto politico capace di difendere la Costituzione, ma anche di rivendicarne l’applicazione. Non solo, la presenza di personaggi come Rodotà e Landini ci sembra una garanzia di serietà, e anche se alla fine dovesse rivelarsi l’ennesimo buco nell’acqua secondo noi vale la pena soffermarsi un attimo sui contenuti e le aspettative di questa giornata del 12 ottobre. Come è scritto nell’appello “La difesa della Costituzione è innanzitutto la promozione di un’idea di società, divergente da quella di coloro che hanno operato finora tacitamente per svuotarla e, ora, operano per manometterla formalmente. [...] Non è la difesa d’un passato che non può ritornare, ma un programma per un futuro da costruire in Italia e in Europa.“, Un punto fondamentale insomma, e per applicare questo progetto ambizioso ci sarà bisogno di grandi numeri in piazza. Don Ciotti a questo riguardo è stato chiaro, ha fatto sapere che la vera sfida secondo lui comincerà dopo il 12 ottobre, quando ognuno dovrà agire come “moltiplicatore dei contenuti della manifestazione”. Attualmente le adesioni al corteo sono svariate, dalla Fiom fino a Libertà e Giustizia, al Gruppo Abele, all’Arci e alla Fondazione Basso. L’Anpi invece, almeno per il momento, ha nicchiato, suscitando non pochi malumori visto che ha addotto scuse perlomeno pretestuose: “Ci sarebbero problemi se l’obiettivo fosse quello di creare un’altra sinistra, perché non rientrerebbe nei nostri compiti e nella nostra natura“. Insomma un altro partito sì o no? Il punto che NON ci convince è proprio questo. Come mai questa mancanza di coraggio? Per quale motivo c’è ancora qualcuno in Italia che ritiene sbagliato voler cercare di dare una spinta propulsiva per una sinistra nuova, moderna ,capace realmente di incidere nella società? Sembra quasi che voler costruire un nuovo partito sia un peccato grave, e infatti Sandra Bonsanti si è affrettata a chiarire che l’obiettivo non è tanto crearne uno nuovo, quanto formare una nuova “grande coalizione sociale per la democrazia e i diritti“. 

Insomma lo spazio ci sarebbe anche, a patto però di volerlo esplorare. Al solito l’analisi e i propositi sono più che condivisibili, e il fatto che uno come Maurizio Landini sia della partita dovrebbe essere anche garanzia di serietà. Proprio Landini infatti ci ha tenuto a precisare che quella del 12 ottobre non sarà una manifestazione “contro”, ma “per”: “Per un piano di investimenti straordinari, pubblici e privati, per difendere il lavoro e riqualificare l’industria, per chiedere più servizi sociali“, e anche per costruire un’Europa vera che sfugga dai diktat dell’economia. Se però non si aggiungerà all’analisi anche la reale volontà di mettersi in discussione e fare scelte coraggiose, ecco che questo appello potrebbe rimanere ben presto lettera morta, e presto venire dimenticato come tutti gli altri appelli che abbiamo sempre in modo troppo frettoloso seguito e firmato. In Italia questo pur ottimo progetto dovrebbe essere innervato anche da un coraggio politico da tempo dimenticato da una sinistra che, a furia di vergognarsi delle proprie origini, ha finito per dimenticarle.

Gracchus Babeuf

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