La Siria, Obama, e i soliti interventisti "pacifisti"Tribuno del Popolo
sabato , 18 novembre 2017
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La Siria, Obama, e i soliti interventisti “pacifisti”

Per la pace, bisogna fare la guerra. Lo dicevano anche gli antichi romani ed è sicuramente vero. Tutto ciò però rientra nella logica di potenza più che nel rispetto dei diritti umani.

Photo Credit  (AFP Photo)

Tutta la retorica degli Stati Uniti negli ultimi vent’anni è stata improntata a una crociata mondiale lanciata dal cosiddetto “mondo libero”, contro i “rogue state”, gli stati canaglia, ovvero quegli stati che, scegliendo un modello diverso da quello proposto/imposto dall’Occidente si pongono automaticamente al di fuori da quello che viene ritenuto l’eticamente tollerabile. E’ la logica dei due pesi e delle due misure che gli Stati Uniti hanno sempre praticato con ottimi risultati in tutto il mondo. Giustificare e ammantare di intenti “civilizzatori” quelle che si configurano come mere proiezioni di potenza volte a ottenere vantaggi economici e geopolitici è stata una delle principali occupazioni di tutti gli Imperi del mondo, da quello romano fino a quello britannico. E’ la retorica del “manifest destiny”, il destino manifesto dell’America a diventare la guida del mondo,  incarnarne gli ideali e difenderli da ogni attacco. Ma il fatto che l’America attualmente sia la potenza in grado di controllare e intervenire nel mondo ovunque per difendere i propri interessi, non implica automaticamente che le sue posizioni siano anche giuste. Il fatto che vengano percepite come tali è sintomo, semmai della potenza e della capillarità del controllo dei media e della società da parte dell’Occidente. Il capolavoro di tutto ciò si sussume nell’esistenza di un certo pacifismo di “sinistra” che si schiera con l’interventismo americano proprio per giustificare abusi dei diritti umani che vengono portati in pasto all’opinione pubblica ogni qual volta gli Stati Uniti devono decidere di entrare o meno in guerra. In nome della pace e del pacifismo costoro guarderanno il dito, dimenticando la luna, e servendo, di fatto, gli interessi di chi ha strumentalizzato questo o quel caso per interessi in realtà ben lontani dalla difesa dei diritti umani. Se gli Stati Uniti fossero stati disinteressati, sarebbero intervenuti magari in Rwanda, in Qatar, e invece hanno scelto di intervenire contro Libia e Siria. Si chiama logica di potenza, uno Stato si muove nello scacchiere internazionale per perseguire i propri interessi, nulla di nuovo. Basterebbe però meno ipocrisia dato che si parla, spesso e volentieri, di migliaia di vite umane in gioco.

Gracchus Babeuf

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