La soluzione degli Usa per la Siria prevede il caosTribuno del Popolo
mercoledì , 18 gennaio 2017
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La soluzione degli Usa per la Siria prevede il caos

Secondo gli Usa la Russia starebbe “sbagliando” in Siria appoggiando le forze di Assad. Una presa di posizione quella americana che dimostra come l’obiettivo della Casa Bianca non sia tanto porre fine al conflitto siriano quanto utilizzarlo per scatenare il caos in Medio Oriente. Ma secondo molti analisti se Damasco dovesse saltare, lo tsunami del jihadismo travolgerebbe il Mediterraneo. E se fosse anche questo uno degli obiettivi secondari della Casa Bianca? 

Gli Stati Uniti hanno protestato con decisione contro la scelta russa di intervenire attivamente in Siria al fianco del governo di Damasco per aiutare le forze armate siriane ad aver ragione delle bande jihadiste armate che da anni stanno assaltando il Paese. E’ un dato di fatto che l’Occidente abbia dato risposte inefficaci e inadeguate di fronte alla minaccia dello Stato Islamico, e oramai è altrettanto risaputo che in troppi hanno lasciato correre o hanno strumentalizzato tale conflitto in Siria per perseguire i propri obiettivi geopolitici. Certo, anche la Russia ha l’obiettivo di mantenere il suo alleato a Damasco e la propria base militare a Tartous, eppure ha scelto di farlo appoggiando il governo in carica, di conseguenza appare molto difficile sostenere che Mosca starebbe violando il diritto internazionale.

Ma il nodo centrale non è tanto questo quanto il futuro della Siria, ed è su questo che esistono molte differenze tra la visione russo-irano-siriana e quella turco-americo-saudita. La sensazione è che gli Stati Uniti abbiano sostanzialmente deciso di “scaricare” il Medio Oriente, e in questa ottica il fatto che la Russia sprechi risorse nella guerra al jihadismo sembra un remake di quanto venne realizzato negli anni Settanta in Afghanistan, dove l’Armata Rossa venne impantanata in una guerra sporca contro i talebani e l’estremismo islamico. Evidentemente alla Casa Bianca non dispiacerebbe vedere i russi sprecare risorse e uomini per stabilizzare il Medio Oriente, ancor più che gli alleati americani della regione: Turchia, Israele, paesi del Golfo e Arabia Saudita, hanno avuto un ruolo attivo nella guerra siriana fornendo assistenza materiale e finanziaria ai vari gruppi di ribelli attivi nell’area.

Sostanzialmente gli Usa e l’Occidente condannano la Russia in quanto il suo intervento favorirebbe il governo di Damasco. Ora qui nessuno vuole difendere Assad e il suo governo ma ci limitiamo a osservare che tale governo sulla base del diritto internazionale non può essere abbattuto per semplice volontà degli attori coinvolti. Questo rappresenterebbe una violazione del diritto internazionale ancor più che i siriani vorrebbero decidere da soli il futuro del proprio Paese senza ricevere ordini dall’estero. La sensazione è che la Casa Bianca voglia imporre la rimozione di Assad perchè tale mossa aprirebbe a uno scenario favorevole per i propri disegni geopolitici. Senza il governo centrale infatti la Siria verrebbe polverizzata e probabilmente verrebbe divisa in varie zone tra Israele (Golan), Turchia (Idlib), e vari regni di signori della guerra islamici che nascerebbero come funghi. La fine della Siria significherebbe rafforzare gli attori già presenti sullo scacchiere e servirebbe a indebolire l’Iran e l’Europa, che pagherebbe per prima gli esiti di questa scelta scellerata.

Del resto Ahmed Gheddafi Al Dam, cugino di Muhammar Gheddafi ed ex ufficiale dell’intelligence libica fuggito in Egitto nel 2011 per evitare la morte nel corso della guerra civile, aveva già avvisato il mondo che nel caso di crollo di Assad si assisterebbe a una “catastrofe mondiale” in grado di portare tutti i paesi del Mediterraneo, e quindi Italia, Spagna, Grecia e Portogallo, al fallimento economico. Come riportato dal Daily Mail infatti, Al Dam ha fornito anche i dettagli: “Il blocco del Canale di Suez da parte dell’Isis potrebbe far schizzare il prezzo del petrolio oltre i 200 dollari al barile. Da lì la grave crisi economica e sociale, mentre lo Stato Islamico avanza e, magari, riesce a conquistare la Mecca. Così Al-Baghdadi realizzerebbe il sogno dei musulmani, di unire tutta la umma dal Marocco alle Filippine sotto un unico Califfato, come se fosse un dono di Allah“.

Insomma se dovesse cadere un governo centrale in Siria con chi verrà discusso il futuro assetto della regione? Non certo con le milizie di Al Nusra e Isis, e la sensazione è che si assisterebbe a una balcanizzazione dell’intera area, alla creazione di un “Rogue State” sulle sponde del Mediterraneo. E Al Dam già in passato ci aveva azzeccato con le sue previsioni, ad esempio quando aveva pronosticato a inizio anno che oltre mezzo milione di profughi avrebbero raggiunto l’Europa.

@Dc

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