La sovranità come condizione per fare politicaTribuno del Popolo
martedì , 30 maggio 2017
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La sovranità come condizione per fare politica

In un Paese le cui classi dirigenti, come diceva Flaiano, vanno sempre in soccorso al vincitore e la gara consiste nel dimostrarsi sempre più proni verso i dominanti, riprendere in modo deciso la questione della sovranità nazionale popolare è una condizione irrinunciabile per una forza politica come la nostra, per tornare decisivi sull’agone politico.

Non è casuale che tutte le rivoluzioni (dopo quella di ottobre) abbiano avuto le caratteristiche di rivoluzioni contro il giogo coloniale per la riconquista della sovranità, da quella cinese a quelle cubana e vietnamita. Tutto il movimento latino americano attuale si muove nel senso di liberarsi dal giogo statunitense.

La nostra battaglia antimperialista e contro la NATO non può risolversi semplicemente nel “rifugiarsi all’estero” (per usare una frase di Berlinguer), e fare il tifo per la Cina e la Russia. Sappiamo tutti che lì si gioca il risultato dello scontro antimperialista, ma noi viviamo qui, e qui dobbiamo fare la nostra parte. E noi siamo nell’UE e nell’area euro.
Cos’è l’Unione Europea? Una potenza imperialista, dicono molti compagni anche di altri Paesi. In termini classici un Paese imperialista è un Paese indipendente, attorniato da Paesi satelliti, in competizione con altri poli imperialisti in condizioni di sviluppo ineguale. E’ questa la condizione della Germania, di gran lunga il Paese dominante nello scenario dell’Unione Europea? No, per un verso, sì, per un altro.

No, nel senso che la Germania è ancora un Paese con truppe americane sul suo territorio e appartiene alla NATO, a dominanza statunitense. Di conseguenza la Germania non è in grado di sviluppare compiutamente una propria politica estera (che è la VERA politica), come dimostra la questione ucraina. E’ in una posizione per cui vorrebbe ma non può, e non potrà a lungo perché gli Stati Uniti non possono permettersi di perdere il controllo dell’Europa e acconsentire ad una possibile alleanza fra Russia e Germania, dettata da reciproche convenienze. Anche questo è in gioco (fra le altre cose), col TTIP.

Sì, nel campo economico, dove la politica tedesca (sostenuta dai suoi satelliti nordici) si configura nei confronti dei cosiddetti pigs come politica di rapina imperialista e neocoloniale. E noi siamo fra i pigs, con una classe dirigente (nella quasi totalità) tutta intenta a fare lo zerbino della NATO sul piano internazionale e della Germania sul piano economico. Nessun sussulto di dignità, anzi, come dimostra la vicenda libica, con tutte le conseguenze, profughi compresi.

Siamo al punto che legge finanziaria (oggi legge di stabilità) viene decisa a Bruxelles con misure anche in barba alla nostra Costituzione, come si è visto anche di recente con la sentenza della Corte. Ogni decisione di tagli alle pensioni, alla sanità, ai servizi, ai salari viene giustificata col mantra che ce lo chiede l’Unione Europea. Perfino modifiche della Costituzione, come l’introduzione del pareggio di bilancio (abbiamo messo fuori legge Keynes!) sono decise altrove, per non parlare dei diritti dei lavoratori.

Lo strumento principale di controllo e coercizione, come dimostrato dal caso greco, è lo strumento monetario, cioè l’euro. Moneta costruita a tutto vantaggio della Germania, come Paese esportatore. Tutta la politica, incentrata sul rapporto debito-PIL e sulla riduzione del debito pubblico, ha fra le altre conseguenze la privatizzazione delle industrie strategiche e ancora della scuola, della sanità, delle pensioni, a tutto vantaggio di un capitale in cerca di valorizzazione, stante la crisi da sovrapproduzione.

L’impossibilità di ricorrere alla svalutazione competitiva ha fatto perdere all’Italia almeno il 20% della sua capacità produttiva con conseguente chiusura di industrie e disoccupazione, sommando alla crisi da sovrapproduzione una crisi da sottoconsumo. Se aggiungiamo che l’implementazione del fiscal compact comporterà un’ulteriore riduzione della spesa di 50 miliardi ogni anno, si capisce fin troppo bene che la situazione si farà insostenibile. Da qui, e non solo da qui, la necessità di riprenderci la sovranità monetaria e farla diventare battaglia politica, per non esser costretti come partito ad occuparci sempre delle conseguenze e non delle cause dei problemi, anche perché il peggioramento della situazione non porta niente a sinistra, casomai a destra.

Non possiamo dire che noi siamo per l’intervento pubblico in economia e rassegnarci a perdere i settori strategici per ignavia. Non possiamo sacrificare le nostre posizioni sull’Unione Europea e sull’euro per avere rapporti con quell’area a sinistra del PD che si auto-definisce sinistra di governo. Dialoghiamo, casomai, con quell’area laburista seria che ha rapporti reali col mondo del lavoro e che qualche problema con l’euro ce l’ha (Fassina).

Fonte: Marx21.it

Urbano Boscoscuro, Direzione nazionale PCdI

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