La spada di Damocle dell'aumento Iva spaventa le famiglie meno abbientiTribuno del Popolo
martedì , 28 marzo 2017
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La spada di Damocle dell’aumento Iva spaventa le famiglie meno abbienti

L’innalzamento dell’Iva potrebbe pesare, manco a dirlo, proprio sulle famiglie meno abbienti. E Stefano Fassina promette che il congelamento dell’Imu implicherà un inevitabile aumento dal 21 al 22% dell’ Iva.

Stefano Fassina del Pd era stato chiaro, sin troppo. Ha spiegato ai microfoni che il congelamento dell’Imu imposto dal Pdl comporterà, inevitabilmente, l’innalzamento dell’ Iva dal 21 al 22% viste le risorse dedicate a congelare la prima rata Imu.Secondo la Cgia di Mestre, in termini assoluti, se ci sarà l’aumento dell’Iva, saranno i percettori di redditi elevati a subire l’aggravio di imposta più pesante. Confrontando però l’incidenza percentuale sullo stipendio netto annuo di un capo famiglia, ecco che la situazione cambia completamente e l’aumento Iva finirebbe per pesare maggiormente proprio sulle retribuzioni più basse. L’ Ufficio Studi dell’Associazione veneta degli artigiani sottolinea poi che “a parità di reddito i nuclei famigliari più numerosi subiranno gli aggravi maggiori“. Insomma il peso delle tasse rischia di cadere proprio sulle famiglie più in difficoltà. Nel 2012 la propensione al risparmio delle famiglie italiane è scesa ai minimi storici, e dal primo ottobre l’aliquota ordinaria potrebbe salire dal 21 al 22%, facendo così subire una ulteriore contrazione dei consumi che peggiorerà ulteriormente il quadro economico generale. L’incremento Iva potrebbe valere qualcosa come 4,2 miliardi di euro all’anno. A seguito dell’aumento dell’aliquota Iva al 22%,  La Cgia ha ipotizzato  una propensione al risparmio nulla per la prima fascia di reddito, pari al 2,05% per il reddito annuo da 20.000 euro, del 4,1% per quella da 25.000 euro e dell’ 8,2% per le rimanenti fasce di reddito. Anche per quanto riguarda i single, l’incidenza dell’aumento dell’Iva graverà maggiormente per le fasce meno abbienti.Emerge infine  un altro risultato molto intuitivo: a parità di reddito, più aumenta il numero dei componenti di una famiglia, più si fa sentire il peso dell’aumento dell’Iva. Ancora una volta il governo a parole cerca di soddisfare il senso comune, ma nella pratica cerca di scaricare sempre di più il peso della crisi su chi ha meno, a vantaggio di chi ha di più.

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