La spending review uccide la Sanità pubblica. Nel 2014 buco da 18mld | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
lunedì , 16 gennaio 2017
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La spending review uccide la Sanità pubblica. Nel 2014 buco da 18mld

Allarme rosso sanità pubblica. Secondo la ragioneria dello stato nel 2014 ci sarà un buco da 14mld di euro. La causa sta nella spending review che ha colpito anche il Ssn tanto da metterlo a rischio. Già da oggi cominciano i primi tagli ai servizi essenziali per i degenti, ma il Ministro della Salute Balduzzi minimizza, “solo riorganizzazione”. 

Fonte. Oltremedianews.it

medicine

Allarme rosso sanità pubblica. La parole delle scorse settimane del premier Mario Monti non sono state buttate lì a caso, un rapporto della Ragioneria dello Stato reso noto nella giornata di ieri lancia l’allarme: il Servizio sanitario nazionale è in pericolo, c’è un buco da 18miliardi.

Presto, quindi, non sarà solo il Lazio a vivere il dramma della chiusura degli ospedali e delle interminabili code per dei semplici esami clinici, ma sembra che il problema stia per assumere portata nazionale. Scendendo nel particolare, infatti, secondo il quadro che emerge dalla tabella della Ragioneria dello Stato rielaborata dalla Fiaso ed illustrata ieri a Roma, il buco si paleserà nel 2014 quando a fronte di una previsione di spesa sanitaria di 128mld di euro è previsto un finanziamento statale di circa 110miliardi; dunque, conti alla mano, il deficit sarebbe di ben 18miliardi. Non andrà meglio invece nel 2013 quando il buco ammonterà a ben 15mld.

Ad uccidere il Sistema sanitario nazionale, secondo la Fiaso, sarebbe proprio la spending review, che mai come in questo caso, volendo andare oltre l’equivocità letterale dell’espressione anglofona, significa tagli lineari. Insomma, per quanto ilMinistro della Salute Balduzzi possa parlare di “semplice riorganizzazione”, di “pre-patto per la salute”, una cosa è certa: lo stato fa cassa sui malati.

i primi effetti dei tagli alla Sanità, secondo le Asl cominciano già a sentirsi. A cominciare dai singoli ospedali che hanno dovuto procedere nella ricontrattazione delle forniture di beni e servizi essenziali come le lavanderie, la pensa fino addiruttra a toccare i dispositivi medici. Ma non è tutto, la Fiaso denuncia alcune situazioni di criticità dove a toccare con mano l’assenza di finanziamenti sono, oltre ai poveri lavoratori sui cui stipendi si è già fatta “austerity”, proprio i malati. “Alle Molinette di Torino – spiega la Federazione – si stanno somministrando ai pazienti farmaci con il contagocce; alcune Asl laziali hanno comunicato a voce o per iscritto ai pazienti nutriti artificialmente a domicilio che le soluzioni nutrizionali non potranno più essere fornite in misura sufficiente”. E ancora: “All’ospedale di Tivoli ci si è limitati al simbolico taglio di acqua e latte per i ricoverati, ma a Rimini è stato sospeso il servizio di dialisi notturno che consentiva ai malati che lavorano di continuare a farlo. Nella virtuosa Toscana, infine, la Asl fiorentina dal 10 dicembre garantisce solo gli interventi chirurgici urgenti e quelli oncologici”.

Così, nel giorno in cui Bankitalia emana uno di quei rapporti sulla condizione degli italiani che mettono i brividi e che sottolineano come con la crisi la ricchezza si sia accumulata nel 10% delle famiglie del Paese, si scopre che oltre al benessere economico anche una lunga aspettativa di vita ed il diritto alla salute diverranno, col passare del tempo, roba da pochi privilegiati. Con buona pace della Costituzione e di tutte quelle belle parole di cui ci si riempie la bocca quando si toccano argomenti tabù come l’accanimento terapeutico o il diritto all’eutanasia. Oggi l’unica prevenzione contro le malattie che rimane ai poveri mortali è una preghiera al proprio buon santo ed una buona dose di fortuna; mai sia però parlare di testamento biologico o di diritto del grave degente ad una morte dignitosa, in quel caso oltre ad essere obbligato a soffrire le pene dell’inferno ti sentiresti anche un ostacolo alla spending review.

    Michele Trotta

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