"La Stampa" e il "Capodanno al Cremlino"Tribuno del Popolo
domenica , 23 luglio 2017
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“La Stampa” e il “Capodanno al Cremlino”

La guerra di propaganda scatenata dall’Occidente ai danni della Russia non conosce confini e non si riposa nemmeno a Capodanno. Anna Zafesova, vera fuoriclasse in questo campo, su “La Stampa” ironizza persino sul Menù di fine anno del Cremlino ricordando come sia stato reso più complicato dalle sanzioni. Per la serie…siamo alla futta.

La guerra di propaganda dichiarata alla Russia è letteralmente a trecentosessanta gradi. Ne sa qualcosa “La Stampa” che ospita gli scritti di Anna Zafesova, grande esperta di Russia che si è contraddistinta per attacchi a gamba tesa contro il Cremlino. Ma che gli attacchi diventassero anche culinari, lo ammettiamo, non ce lo aspettavamo. La giornalista ha pubblicato un articolo nel quale sostanzialmente si prende di mira il menù del cenone russo sostenendo che sia stato rovinato dalle sanzioni dell’Occidente contro la Russia. Una ottima occasione per prendere in giro le sanzioni decise ad agosto da Vladimir Putin contro i prodotti alimentari occidentali, se ricorderete una ritorsione contro le sanzioni economiche decise dall’Europa e dagli Stati Uniti riguardo alla questione Ucraina. Su “La Stampa” insomma la Zafesova ha scritto che i cittadini russi hanno avuto difficoltà a reperire prodotti alimentari tipici dell’Occidente, ma non si è fermata qui dal momento che ha descritto anche il funzionamento della cucina del Cremlino. Proprio così la demonizzazione del “nemico” deve essere fatta a trecentosessanta gradi e quindi anche il menù del cenone di Capodanno di Vladimir Putin deve essere preso di mira. Così la Zafesova ci spiega che la cucina del Cremlino sarebbe diventata “autarchica” e non senza una punta di soddisfazione la “giornalista” ci spiega che “vini della Crimea al posto di quelli italiani, formaggi salati del Caucaso come sulguni e feta invece di quelli francesi, e perfino una mozzarella made in Russia. Ai ricevimenti di fine anno gli ospiti potevano scegliere tra cervo e sterliad, un piccolo storione che Makridin consiglia come piatto forte di San Silvestro a tutti: “Semplice, mariniamo il pesce al freddo per 12 ore e lo mettiamo in forno a 160 gradi”.  Segue poi una grottesca descrizione del menu di Putin con un altra frase che merita di essere riportata nella sua interezza: “E tutti possono sentirsi Putin preparando per il cenone il beef stroganoff con il quale lo chef del Cremlino dice di aver fatto furore a un recente concorso culinario a Monaco. Una ricetta rivisitata rispetto a quella classica, dice Makridin ai giornalisti, da accompagnare con pure di patate, o con il grano saraceno soffritto con cipolla, il classico legume “povero” russo i cui prezzi sono appena schizzati in alto dopo che le babushke l’hanno spazzato via dagli scaffali per fare scorte, il primo riflesso condizionato di un ex sovietico in tempi di crisi economica”. Insomma anche quando si parla di cucina e di menù bisogna infilarci dentro la politica perchè potrebbe essere una occasione perduta di screditare il nemico, che oltre a essere descritto come cattivo e dittatore deve essere preso in giro anche per gli aspetti del quotidiano come l’alimentazione.

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