La storia del "baby" broker come "specchio" del capitalismoTribuno del Popolo
martedì , 17 gennaio 2017
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La storia del “baby” broker come “specchio” del capitalismo

La storia del “baby” broker come “specchio” del capitalismo

Si chiama Mohammed Islam il 17enne americano che ha mentito ai media sostenendo di aver guadagnato 72 milioni di dollari giocando in borsa durante le ore di mensa a scuola. Diventato un vero e proprio uomo del momento il giovane ha però confessato di essersi inventato tutto. La sua storia ci sembra rappresentare meglio di altre il volto del sistema economico e sociale dominante. 

La storia di Mohammed Islam sembrerebbe una storia come tante altre, la storia di un ragazzino 17enne che inventa delle cose per attirare l’attenzione per poi ritrattare. Peccato che meglio di altre questa storia ci sembra che sia in grado di riassumere la vera natura del sistema economico e sociale dominante. Per raccontarla bisogna andare nel Queens, negli Stati Uniti, dove il giovane Mohammed Islam ha sostenuto di aver guadagnato qualcosa come 72 milioni di dollari giocando in borsa durante le ore di mensa a scuola. Una storia che ovviamente ha subito guadagnato i riflettori dei media, in particolare del New York Magazine, che è subito piombato a tempestarlo di domande realizzando un servizio nel quale si raccontava di come il baby prodigio abbia cominciato la carriera di “baby broker” a soli 9 anni. Una sorta di lupetto di Wall Street che ovviamente è subito stato simpatico a tutti e che sosteneva di essere arrivato ad avere un ufficio d’affari prima ancora di finire il liceo alla Stuyvesant High School. Una storia all’americana insomma, dove un semplice bambino diventa un eroe in quanto capace di produrre dal nulla soldi, quasi per scherzo. Peccato che fosse tutta una clamorosa balla come ha confessato lo stesso ragazzo, che ha ammesso anche di essersi inventato di aver comprato una Bmw e un appartamento di lusso. Anche l’ “Investment Club” che avrebbe messo su a scuola altro non sarebbe che un gruppo che realizzava solo simulazioni di transazioni bancarie, senza soldi veri insomma. Un semplice scherzo, una bravata di ragazzini insomma, eppure il modo con cui i media hanno subito dato risalto alla storia di Mohammed dovrebbe far riflettere, così come dovrebbe far riflettere che un ragazzo 17enne arrivi a costruire un tale castello di bugie solo per avere un momento di notorietà. Una società che tratta da “eroe” chiunque sia in grado di fare soldi mentre ignora altri gesti di solidarietà e amore che invece meriterebbero le prime pagine molto di più delle imprese di lupi e lupetti di Wall Street. Insomma una società si può giudicare anche solo analizzando i suoi sogni, i suoi miti, e quello di Mohammed è stato un gesto in consonanza con l’American Dream. Una società che insegna che l’unico parametro per valutare la qualità umana è il successo professionale, e quindi economico, non può che produrre ragazzi disposti a tutti pur di riuscire, anche a mentire alla stampa, anche a inventare storie. Una semplice bravata che dovrebbe però far riflettere un pò tutti sulla direzione che sembra ormai aver preso la nostra società.

dC

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Un commento

  1. Assolutamente condivisibile

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