La "Storia" in pericolo e la "narrazione" della Seconda Guerra MondialeTribuno del Popolo
mercoledì , 26 luglio 2017
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La “Storia” in pericolo e la “narrazione” della Seconda Guerra Mondiale

L’interpretazione della storia è mutevole e cambia a seconda degli indirizzi del tempo. Ultimamente si assiste a una forma subdola di revisionismo che distorce progressivamente il senso dei grandi avvenimenti del XX secolo, compresa la Seconda Guerra Mondiale. Ed è un revisionismo nel quale cadono anche personaggi insospettabili, magari in buona fede, sedotti dalla “narrazione” dominante del momento. 

La “Nato” e la sua mutazione genetica

Viviamo in un mondo che è figlio della Seconda Guerra Mondiale sotto diversi punti di vista, in primis in quanto, volenti o nolenti, ancora oggi dal punto di vista geopolitico permangono alleanze e organizzazioni che sono nate proprio con e subito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Stiamo parlando ovviamente della Nato nata il 24 agosto 1949 a seguito degli accordi stipulati il 4 aprile del 1949 a Washington. All’epoca era appena cominciata la Guerra Fredda, ovvero la divisione in blocchi contrapposti dello scacchiere globale, con il Patto Atlantico che comprendeva inizialmente Stati Uniti, Inghilterra, Portogallo, Paesi Bassi, Norvegia, Italia, Islanda, Lussemburgo, Francia, Danimarca, Belgio e Canada. Questa nuova “Alleanza” si proponeva l’obiettivo della “difesa collettiva” riportato nell’articolo 5 del trattato fondativo che recitava: “Le parti concordano che un attacco armato contro una o più di essere in Europa, o in America settentrionale, deve essere considerato come un attacco contro tutte e di conseguenza concordano che, se tale attacco armato avviene, ognuna di esse, in esercizio del diritto di autodifesa individuale o collettiva, riconosciuto dall’articolo 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti attaccate prendendo immediatamente, individualmente o in concerto con le altre parti, tutte le azioni che ritiene necessarie, incluso l’uso della forza armata, per ripristinare e mantenere la sicurezza dell’area Nord Atlantica”. In sostanza era dunque una alleanza difensiva e di contenimento nei confronti dell’Unione Sovietica, che peraltro era stato il paese a vincere  quasi da solo contro la Germania nazista nella Seconda Guerra Mondiale. E infatti l’Urss protestò fin dall’inizio accusando la Nato di avere una natura aggressiva nei suoi confronti, cosa che in realtà era dal momento che si trattava di una alleanza militare volta unicamente al contenimento con tutti i mezzi del comunismo. Dopo la caduta del muro di Berlino e la fine del socialismo reale e dell’Urss, la Nato non ha cessato di esistere come ci si sarebbe potuti aspettare, e già questa dovrebbe essere una spia di un qualcosa che non è andato come doveva. Se la Nato era una alleanza contro l’Urss infatti, con la caduta del comunismo che cosa è diventata? Dopo l’11 settembre del 2001, sull’onda emotiva dell’attentato delle Twin Towers, la Nato si è infatti configurata come l’organizzazione mondiale contro il terrorismo internazionale, peccato che sia molto aleatorio stabilire che cosa rientra effettivamente nella categoria di terrorismo e cosa no. Dopo le torri gemelle gli Usa infatti per la prima volta utilizzarono il succitato articolo 5 chiedendo l’intervento della Nato contro l’Afghanistan e l’Iraq. Ma l’altra stortura è che all’interno della Nato dopo la caduta dell’Urss sono stati invitati paesi come Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia (2007), in questo modo a diversi analisti ma anche semplici osservatori sembra quasi che la Nato sia diventata da alleanza antisovietica e anticomunista, una alleanza sostanzialmente antirussa o che comunque continua a perorare gli obiettivi geopolitici Atlantisti. Inutile dire che con queste premesse sicuramente a Mosca non hanno guardato con ottimismo all’allargamento della Nato fino ai confini della Russia, visto e considerato che con la caduta dell’Unione Sovietica nel 1989 sembravano sulla carta venuti meno i motivi di ostilità da parte del blocco occidentale. Oggi però la rivalità con la Russia si è riaccesa intorno al nodo gordiano dell’Ucraina e anche qui andrebbero dette alcune cose per continuare il nostro ragionamento. In Ucraina il presidente Yanukovich aveva vinto democraticamente le elezioni ma è stato rovesciato da un vero e proprio golpe appoggiato dall’Occidente che ha portato al potere i settori nazionalisti più radicali, ovviamente ben contenti di ricevere l’appoggio interessato dell’Occidente. Stati Uniti, Europa e Nato in generale hanno appoggiato la rivolta dell’ “EuroMaidan” fin dalle prime battute, tollerando persino che tale rivolta venisse portata avanti da manovalanza apertamente neonazista pur di ottenere l’allineamento filo Nato del nuovo governo di Kiev. Non solo, fatto ancor più grave si accusa la Russia a senso unico di voler destabilizzare gli affari interni dell’Ucraina, e per far questo è stato riabilitato persino un personaggio come Stepan Bandera, ovvero un collaborazionista del nazifascismo in Ucraina ai tempi della Seconda Guerra Mondiale.

La “narrazione democratica” della Seconda Guerra Mondiale

Vendiamo quindi al tema centrale del nostro articolo, ovvero l’eredità irrisolta della Seconda Guerra Mondiale. Eredità irrisolta in quanto la contrapposizione Europa-Russia è ancora quella di settant’anni fa, ed esattamente come ai tempi della Seconda Guerra Mondiale assistiamo a una crisi economica nel cuore dell’Europa senza precedenti per certi versi paragonabile alla crisi di Weimar e del 1929 a metà tra le due guerre che posero le basi, in modo differente, per l’avvento del nazismo in Germania. In questo contesto il nuovo Primo Ministro ucraino Yatseniuk nel corso di una visita in Germania aveva a dichiarare che la Russia ha invaso Polonia e Germania nella Seconda Guerra Mondiale e nessuna voce di riprovazione si è alzata dalle istituzioni europee, una ulteriore prova che ormai anche il ricordo del nazifascismo è sbiadito, una sorta di “parentesi” nella storia europea che ora si ritiene definitivamente relegata al passato. Ed è qui che si innesta la “narrazione” della Seconda Guerra Mondiale, tutta imperniata sul falso assunto (c’è ancora libertà di parola no?) che il nazismo sia stato sconfitto dalla democrazia liberale, dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna. Una bella fiaba che ci racconta come i ragozzotti yankee pieni di buone speranze e intenzioni siano venuti in Europa a salvarci dalla barbarie del nazismo prima, e del comunismo poi, il tutto ovviamente per tutelare la nostra libertà. Una narrazione questa che è diventata anche l’unica possibile dal momento che la demonizzazione del comunismo ha letteralmente intorbidito le acque della storia facendo confusione e impedendo di distinguere la realtà dall’immaginazione e dalla propaganda. Si tratta della narrazione dominante impostasi in Occidente, una narrazione che oggi è anche diventata l’unica. Ne volete una riprova? Persino Benigni nel suo capolavoro “La Vita è Bella” ha fatto aprire i cancelli di Aushwitz dagli americani e non dalle truppe sovietiche come effettivamente accadde; non solo il fatto stesso che l’Urss con la Guerra Fredda successiva sia diventato l’Impero del Male, come suggerito da Reagan nel 1983, ha sostanzialmente portato all’equiparazione tra comunismo e nazismo, una enormità dal momento che non fosse stato per l’Unione Sovietica e per i suoi trenta milioni di morti, e questo è insindacabile, forse gli Stati Uniti non sarebbero nemmeno intervenuti in Europa contro il nazismo. Del resto Hitler e Mussolini avevano molti ammiratori sia in Gran Bretagna sia negli Stati Uniti, al punto che si potrebbe dire che il mondo cosiddetto “libero” guardava sicuramente con maggiore apprensione all’Urss di Stalin, quella sì identificata un vero e proprio pericolo per il sistema capitalistico nel suo complesso. Ne è inoltre una ulteriore dimostrazione la facilità con cui  la Nato ha riciclato in funzione antisovietica interi apparati del nazismo persino in Germania. Insomma la “narrazione democratica” tende a identificare il nazismo come una “parentesi” all’interno della cultura occidentale mentre a nostro giudizio bisognerebbe rianalizzare quel periodo mettendone in luce anche gli appoggi della cosiddetta “zona grigia”, quella stessa zona grigia che aveva portato prima dello scoppio della guerra un uomo come J.F.Kennedy a ritenere che il fascismo non fosse poi così male, dopotutto. Del resto stiamo parlando dello stesso “mondo libero” che nel XX secolo appoggiava l’apartheid in Sudafrica, che ha tollerato Francisco Franco in Spagna ancora fino agli anni Settanta, il regime portoghese di Salazar e il colonialismo fino all’ultimo, fin quando cioè era evidente che non era più possibile mantenerlo in piedi. Il nemico, il male assoluto, era dall’altra parte, erano i comunisti trinariciuti e “senza Dio” che volevano invadere il “mondo libero”. Peccato che ora che il comunismo non esiste più ed esiste solo più il mondo “libero”, non ci sembra che i diritti dell’uomo, la libertà, e quant’altro siano prosperati, anzi….

Tiberius

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