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lunedì , 23 gennaio 2017
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La strage di Shaer

La strage di Shaer

Mentre il mondo, giustamente, si indigna per quanto accade al popolo palestinese a Gaza, martoriato dagli attacchi israeliani, anche in Siria si continua a morire nel silenzio indifferente dei media.

Fonte: Sibialiria.org

L’ultima carneficina è avvenuta a Shaer, nel governatorato di Homs, poco distante dall’area archeologica dell’oasi di Palmyra.

All’alba del 17 luglio una folta schiera appartenente al gruppo filo-alqaedista di Daesh, sfruttando le armi irachene ora in suo possesso, ha invaso il giacimento di gas naturale (il più importante del centro del Paese), occupato l’area e assassinato o fatto prigionieri quanti vi si trovavano all’interno.

L’accesso per il gruppo è stato facilitato dalla complicità di alcuni elementi dell’esercito arabo siriano che si sono venduti ai terroristi e, tradendo i propri compagni d’armi, hanno permesso la conquista del giacimento in tempo record (circa 14 ore).

Diversi punti di accesso, infatti, sono stati fatti trovare completamente sguarniti di figure di controllo e i militanti estremisti erano a conoscenza dell’esatta dislocazione di ogni checkpoint dell’area.

L’esito dell’invasione è stata una vera e propria carneficina.

Come già in altre stragi, l’attacco è avvenuto alle prime ore dell’alba, quando i residenti della zona: guardie, impiegati, medici, militari non di servizio stavano dormendo e l’allarme non è servito a salvar loro la vita.

I diversi video diffusi in rete e le oltre 80 foto mostrano corpi perlopiù di guardie e militari, colpiti alla testa o al cuore, la maggior parte stesi con il viso schiacciato al suolo; molti assassinati, dopo essere stati fatti prigionieri, con armi da taglio e decapitati, la testa posta tra le gambe.

Si tratta ancora una volta di immagini agghiaccianti nella loro brutalità.

Dopo i primi giorni di incertezza, le cifre ufficiali si sono assestate sui 270 morti.

Ma fonti dello “Stato islamico” (già stato islamico dell’Iraq e del Levante) vantano più di 300 morti alawiti e in Homs, i residenti, dicono che il numero tra morti e dispersi è superiore a 500.

La maggior parte di loro erano guardie e volontari impiegati per la sicurezza del campo.

Fonti dell’opposizione hanno confermato che “si tratta dell’operazione più letale dello Stato islamico” da quando ha fatto la sua apparizione sulla scena siriana lo scorso anno.

Il gruppo, in questi mesi, si è già macchiato dei crimini più terribili, concentrati in particolare nella sua roccaforte a Raqqa e dal momento della dichiarazione della nascita del proprio “califfato” nel territorio occupato tra Siria e Iraq: crocifissioni, lapidazioni, decapitazioni, torture, esecuzioni sommarie, … una lista che sembra infinita.

Da non sottovalutare è che a guidare questo attacco siano stati due leader di brigata di origine tedesca, uno di loro, noto come Lokmane Abu al-Almani, tedesco di origine somala, si è reso protagonista di un video nel quale si mostra una pira di corpi con al-Almani accanto che recita un discorso in tedesco per celebrare la carneficina inframmezzato da lodi ad Allah in lingua araba.

Già il 19 luglio l’esercito arabe siriano era riuscito a riprendere la maggior parte di Shaer, attraverso le forze aeree e di terra, colpendo almeno 40 elementi armati dello Stato islamico.

Il gruppo terrorista, intanto, forte del recente successo, ha iniziato a minacciare la vicina città di Homs, ormai per metà completamente disabitata, e ora i residenti rimasti temono che per la prossima festa dell’Aid che segna la fine del mese sacro di Ramadan, possano tentare qualche assalto contro di loro, infierendo in particolare sulle minoranze religiose (che sono ormai la netta maggioranza della popolazione in città).

La conquista dell’area, posta in una zona desertica del Paese e di difficile accesso, è particolarmente importante non tanto dal punto di vista militare – anche se il gruppo si è vantato di essere entrato in possesso di 15 carri armati, 40 missili Gad e diverse armi -, ma per la presenza di gas naturale.

Dopo l’occupazione della zona di Deir Ezzor, ricca di petrolio, che ora viene estratto dai terroristi e rivenduto ai ricchi uomini d’affari iracheni per 20-40 dollari al barile (e ai residenti siriani a 12-18 dollari per tentare di conquistare il sostegno della popolazione) e da dove nel solo mese scorso sono sparite quasi 30 persone, un’altra ricchezza del sottosuolo siriano finisce nelle mani di terroristi senza scrupoli.

E la Siria, già provata dalle sanzioni occidentali e da questi tre anni e mezzo di guerra, continua ad impoverirsi..

Pierangela Zanzottera

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