La strategia dell'imperialismo | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
giovedì , 25 maggio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

La strategia dell’imperialismo

La nostra abilità di modellare l’opinione pubblica mondiale ci ha permesso di isolare immediatamente la Russia”. 

“L’America ha avuto il buon senso di forgiare istituzioni per il mantenimento della pace e il sostegno del progresso umano, dalla Nato alle Nazioni Unite, dalla BM al FMI. Queste istituzioni non sono perfette ma sono state un moltiplicatore di forze. Riducono il bisogno di azioni unilaterali americane e aumentano il controllo sulle altre nazioni”.

Barak Obama, discorso a West Point. 

L’Ucraina di oggi è come il Cile del 1973, ma le manca un Pinochet. Pinochet ebbe il merito di convertire il paese in una delle economie più avanzate dell’America Latina. Il grande merito di Pinochet fu di affidarsi a un gruppo giovani economisti cileni e statunitensi dell’università di Chicago, di formazione liberista. (..) Non resta che sperare che anche l‘Ucraina possa avere finalmente i suoi Chicago Boy che trasformino lo Stato da oligarchico e feudale a capitalistico e democratico.

Forbes, settimanale USA 

Il discorso sulla strategia imperialista in Ucraina potrebbe benissimo esaurirsi qui. Queste affermazioni spiegano da sole che 1) il primo atto della guerra imperialista degli Usa è una battaglia culturale finalizzata all’isolamento della Russia; 2) gli Usa, fallita la dottrina Bush, hanno deciso di muoversi attraverso operazioni di leading from behind, servendosi di ong, paesi alleati, movimenti politici, Nato, BM e FMI; 3) che la rivoluzione dei ragazzi di Kiev è democratica come era democratico il Cile di Pinochet; 4) che in occidente vale la seguente equazione: democrazia= capitalismo + Chicago Boys + Pinochet. Il quid della democrazia non è il popolo, la sua volontà, sovranità e legittimazione, è la forma di governo che rimuove gli ostacoli alla massimizzazione dei profitti privati (ovvero allo sfruttamento) e al saccheggio delle risorse pubbliche. Un paese che non svende le sue risorse alle multinazionali legate a Washington e non concede basi Nato è una dittatura oligarchica e feudale. Su questo equivoco relativo alla dicotomia “democrazia-dittatura” è stata “modellata” l’opinione pubblica che ha reso possibile l’isolamento della Russia, l’ascesa dei nazisti in Europa, e prima ancora i conflitti in Libia e Siria. Discorso chiuso. Quel che bisogna specificare è che la destabizzazione dell’Ucraina rientra nel progetto di espansione a est della Nato. Una soft war che mira all’accerchiamento militare della Russia, una strategia della tensione per infiacchirla economicamente e politicamente. Questa strategia è solo un path all’interno di un progetto più grande: un mondo unipolare guidato dagli Usa. Un sogno a cui Obama non ha evidentemente rinunciato.

La fine del dualismo tra alleanza atlantica e blocco sovietico aveva lasciato un mondo unipolare, segnato dall’ascesa aggressiva dell’imperialismo Usa. Con l’adesione dei paesi del patto di Varsavia nella Nato, lo smembramento della Jugoslavia e le guerre al terrorismo si era affermata la supremazia militare; con la globalizzazione, il trionfo del neoliberismo[1] e il perfezionamento di organismi come il G8, si era affermata la supremazia economica. Le aree ex sovietiche diventavano per i capitali statunitensi, immense opportunità di espansione per la liquidazione delle società pubbliche e i nuovi mercati da conquistare. Il libero mercato permetteva l’approvigionamento di risorse a basso costo, mentre la delocalizzazione e l’utilizzo di flussi migratori spingevano il valore del lavoro verso il basso e facevano a pezzi i diritti dei lavoratori. Aumentava quindi
l’intensificazione dell’estrazione del plusvalore, l’accumulazione e la concentrazione di capitali. Il contraltare della globalizzazione era l’indebolimento degli stati sovrani, il cui intervento in economia – proprietà pubblica che privava il privato di settori di investimento su cui lucrare, ammortizzatori sociali, equa redistribuzione dei redditi, spesa in servizi pubblici, garanzia di diritti. La teoria economica dei Chicago Boys, basata sul monetarismo di Milton Freedman e la concezione di valore come utilità e non come lavoro. sociali – era visto nella teoria economica dei Chicago Boys come elemento ideologico di distorsione del mercato dall’equilibrio ottimale. Lo “stato forte” era diventato il nemico dell’illimitata espansione dei mercati, in una parola della libertà. Laddove i mercati non erano guidati dalla mano invisibile (dell’imperialismo) gli “interessi americani” erano minati. Nel 1991 iniziava una guerra imperialista a tappe per la conquista di nuovi mercati, l’approvvigionamento di risorse energetiche, l’espansione della Nato e il contenimento di potenziali challegers. Cominciata con lo smembramento della Jugoslavia, poi come guerra al terrorismo in Iraq e Afghanistan, continua adesso come destabilizzazione di Libia, Siria, Ucraina e Venezuela.

Con Bush si era affermata la dottrina della guerra preventiva, che attribuiva agli Usa il ruolo di gendarme del mondo al fine di garantire il nuovo secolo americano. Per combattere il terrorismo gli Usa si arrogavano il diritto di entrare in guerra anche isolatamente, al di fuori della legalità internazionale e della Nato, in nome dell’esportazione della democrazia. La dottrina Bush si è rivelata fallimentare per diverse ragioni, ma quelle qui interessano sono due: la cattiva reputazione che gli Usa si sono costruiti e l’incapacità di impedire l’ascesa di un blocco alternativo che mette in crisi il “totalitarismo” statunitense, i cosiddetti BRICS e il socialismo bolivariano.
La dottrina dell’eccezionalismo di Obama si pone in perfetta continuità con la precedente. Ma deve rimediare ai fallimenti di Bush. Mentre con Bush la demonizzazione del nemico era costruita sulla superiorità culturale dell’occidente rispetto all’islam, tema attraente per le destre, con Obama avviene su un paradigma democratico: la superiorità della democrazia sulla dittatura. Adesso gli Usa si fanno bandiera dei diritti umani e in nome di ciò si arrogano in diritto di intervento su paesi sovrani. Una propaganda che ha presa sulle sinistre postideologiche, ma che mira sempre a camuffare una guerra imperialista da esportazione della democrazia. Ma la “democrazia” nei BRICS
non può essere esportata con i bombardamenti di un paese solo. La nuova strategia di Obama continua a essere unipolarista, ma abbandona l’isolazionismo guidare “da dietro”, leading from behind, una coalizione di alleati subalterni. L’eccezionalismo si rafforza ripulendo l’immagine militarista e di pericolo per la pace mondiale. Il diritto all’ingerenza esterna per garantire l’unipolarismo è irrinunciabile. E’ lo stesso Obama a dircelo, nel suo discorso a West Point. ”Raramente l’America è stata così forte rispetto al resto del mondo. Coloro che sostengono diversamente – che suggeriscono il declino americano o lo sgretolamento della sua leadership globale – stanno sbagliando a leggere la storia o sono coinvolti in politiche di parte. La nostra forza militare non ha eguali, le probabilità di subire un attacco diretto contro di noi da parte di un’altra nazione sono basse, e non è paragonabile ai pericoli che abbiamo affrontato durante la Guerra Fredda. Inoltre la nostra economia rimane la più dinamica della terra, i nostri investimenti i più innovativi. Ogni anno la nostra indipendenza energetica cresce. Dall’Europa all’Asia noi siamo un hub di alleanze mai visto nella storia delle nazioni“.

L’america deve sempre guidare la scena mondiale” per garantire un mondo più libero e tollerante “se non lo facciamo noi, nessun altro lo farà”. La questione infatti “non è se l’America debba guidare il mondo, ma in che modo debba farlo, non solo assicurando pace e prosperità ma anche estendendo pace e prosperità sul globo”. E’ il mondo a chedere l’intervento americano: “I valori fondamentali degli Usa ispirano i vari leader nei parlamenti e i nuovi movimenti di piazza attorno al mondo. E quando un tifone colpisce le Filippine, o delle scolare vengono rapite in Nigeria, o uomini incappucciati occupano palazzi istituzionali, il mondo guarda all’aiuto dell’America. Questo è stato vero per il secolo passato e sarà vero per i secoli che verranno“. L’eccezionalismo è un “imperativo morale” per la costruzione di “un mondo più libero e tollerante”.

Noi siamo per una pace duratura che può venire solo da opportunità e libertà per i popoli in ogni uogo” che porta all’elemento legittimante “della leadership americana: la volontà di agire per il bene dell’umanità“.”Il nostro sostegno alla democrazia e ai diritti umani, va oltre l’idealismo; è un problema di sicurezza nazionale. Le democrazie sono nostre alleate e difficilmente entreranno in guerra. Le conomie basate su mercati liberi e aperti funzionano meglio e diventano mercati per le nostre merci. Il rispetto per i diritti umani è l’antidoto all’instabilità e alle ingiustizie che alimentano violenza e terrore

Queste ultime righe colgono l’essenza del rapporto tra democrazia, libero mercato e diritti umani nella sovrastruttura ideologica dell’imperialismo. La democrazia non è un’idea astratta, ma soltanto la forma politica dell’attuale fase del capitalismo. La forma che meglio permette la massimizzazione dei profitti attraverso l’estrazione di plusvalore e la più efficiente accumulazione di capitale, ridimesionando il ruolo dello stato. I diritti umani e civili sono contrapposti ai diritti sociali. L’intervento dello stato volto ad assicurare diritti sociali è l’invasione di uno spazio di libertà individuale. La libertà dell’imprenditore di massimizzare i propri interessi, la libertà di sfruttare e il diritto di farlo illimitatamente. I diritti sociali dei lavoratori sono il limite alla libertà del capitalista. Uno stato che pone limiti alla libertà (del capitalista) è una dittatura. In questo senso il Venezuela, Cuba e i paesi socialisti sono dittature, perché non consentono lo sfruttamento e indirizzano il plusvalore raccolto in settori che non producono profitto ma restituiscono servizi pubblici, interrompendo il processo di accumulazione capitalista e il conseguente dominio di classe. Il compito della democrazia è quello di smantellare i diritti sociali in nome dei diritti umani e civili, ”per il bene dell’umanità”. La democrazia è il trionfo del mercato liberato dai diritti dei lavoratori, è il trionfo della classe dominante al potere. A questo si riduce la dicotomia “dittatura e democrazia” e questo è il senso della dichiarazione di Forbes, che vede in Pinochet un “liberatore” perché realizza la teoria della scuola di Chicago, fondativa dell’ideologia neoliberista.Gli Stati Uniti sono la bandiera mondiale di questa democrazia e di questi diritti “umani”. Il
collegamento di libertà di mercato ai diritti di gay, lesbiche, donne, è strumentale. L’intervento degli Usa per garantire il trionfo dei diritti umani è finalizzato solo a rimuovere gli ostacoli all’espansione dell’imperialismo. Oltre alla lotta al terrorismo compaiono delle nuove ragioni di intervento:”L’aggressione della Russia verso gli stati dell’ex unione sovietica innervosisce le capitali in Europa, mentre la crescita economica della Cina e la sua forza militare preoccupa i paesi limitrofi. Dal Brasile all’India, le classi medie emergenti competono con noi, e i governi cercano un maggiore peso nelle piazze globali“.

L’ intervento militare diretto su un fronte più ampio non è praticabile, perché più costoso, crea una reputazione internazionale negativa e ha minori probabilità di successo. “Non tutti i problemi hanno una soluzione militare” e “il fatto di avere il migliore martello non vuol dire che il problema sono i chiodi“. L’imperialismo adesso interviene non con guerre unilaterali, ma attravero la guida di coalizioni con stati alleati, il supporto a forze politiche “amiche”, e grazie alla capacità di condizionare le decisioni di organismi come Onu, Nato, BM e FMI, per comminare sanzioni ecomiche e isolare i nuovi “stati canaglia“. L’interventismo non risulta indebolito dalla rinuncia allo scontro diretto: ”Io credo nell’eccezionalismo americano con ogni fibra del mio essere. Ma ciò che ci rende eccezionali non è la nostra abilità di eludere le norme internazionali e il ruolo della legge; è la nostra volontà di affermarle attraverso le nostre azioni” L’utilizzo di alleati e istituzioni crea un “moltiplicatore di forze” che “riduce il bisogno di azioni unilaterali e aumenta il controllo delle altre nazioni“. Consente l’intervento simultaneo su più fronti (Ucraina, Venezuela e Siria, mentre continua l’occupazione di Libia e Afghanistan), senza “creare più nemici di quanti ce ne siano sul campo di battaglia“, senza inimicarsi la comunità internazionale e l’opinione pubblica. La forza degli Stati Uniti è quella di “portare il mondo dalla propria parte“. La capacità di radicare i propri valori in nuovi movimenti politici o di piazza, di modellare un’opinione pubblica favorevole attraverso il controllo dei media o le campagne delle ong, è la capacità di dare forma alla sovrastruttura ideologica necessaria all’espansione imperialista. Il controllo della stampa consente di far passare un colpo stato per una rivoluzione, di nascondere pogrom, bombardamenti ed eccidi, di trasformare una aggressione imperialista in una battaglia di democrazia. Consente di mostrare l’aggredito come il nemico, di demonizzarlo. È quella che Manlio Dinucci chiama psyop. I fatti di Ucraina sono l’esempio lampante di psyop. Una grande mobilitazione contro l’omofobia,per i diritti umani è avvenuta durante le olimpiadi di Sochi. Quest’operazione ha reso accettabile l’isolamento e le sanzioni sulla Russia e creato un clima da guerra fredda. Ha rafforzato l’idea che la destabilizzazione dell’Ucraina fosse opera del regime autoritario e aggressivo di Putin, che impediva al popolo ucraino di realizzare la propria aspirazione di libertà. Analogamente il risalto mediatico dato alle azioni delle Femen è servito a creare l’immagine internazionale di un’Ucraina sottomessa alla Russia. Il risultato è stato la costruzione di un nuovo asse del male, nello scontro di civiltà fra democrazia e dittatura.

In realtà la Russia è sottoposta a una strategia della tensione. Scrive Dinucci: “Quella Usa/Nato è una vera e propria strategia della tensione che spinge la Russia (come venne
fatto con l’Urss) a una sempre più costosa corsa agli armamenti, con l’obiettivo di fiaccarla accrescendone le difficoltà economiche interne che gravano sulla maggioranza della popolazione, stringendola alle corde perché reagisca militarmente e possa essere messa al bando dalle grandi democrazie”. Dietro il paravento dei diritti umani, infatti, si nasconde un riarmo della Nato in Europa a ridosso dei confini con la Russia. Oltre alla creazione di uno scudo antimissili, che permetterebbe istantaneamente un attacco nucleare e l’annientamento della rappresaglia, sono state potenziate le basi in Polonia e Romania con missili SM-3, le navi da guerra nel mediterraneo con missili Aegis e rafforzate le basi a ridosso del confine russo. Obama inoltre ha stanziato 1 miliardo di dollari per il consolidamento delle forze nel Donbass e fatto pressione affinché i paesi europei aumentassero le spese per la difesa. Nel suo recente discorso in Polonia, Obama ha fatto sapere dell’intenzione di aumentare ulteriormente gli investimenti militari in est Europa. Anche l’Italia, del resto, ha visto un consolidarsi della presenza militare Nato e Usa, basti pensare alla Sicilia che con il Muos, completato lo scorso gennaio, e Sigonella capitale mondiale dei droni, è diventata la portaerei del mediterraneo oltre che scudo mano dell’Europa. L’offensiva imperialista sul campo economico invece si consolida con la creazione della Nato economica, la TTIP. Una delle prime conseguenze di questo progetto è l’interruzione della partnership tra Europa e Gazprom e degli oleodotti Nord stream e South stream, a vantaggio di un accordo con la ExxonMobil e altre compagnie statunitensi per l’acquisizione dello shale a un prezzo più alto. Un accordo sfavorevole che mostra quanto, all’interno della coalizione, gli alleati degli Usa mantengano un ruolo subalterno, che conferma gli Usa come potenza imperialista egemonica. L’aggressione alla Russia è stata confezionata come una campagna umanitaria contro una dittatura .La destabilizzazione dell’Ucraina è stata presentata come un’aggressione del regime di Putin. Siamo perfettamente consapevoli che la Russia di oggi non sia più uno stato proletario e ci sembra ridondante e sciocco ribadirlo. Ma non è questo lo spazio per una critica da sinistra alle politiche interne di Putin, in quanto queste non costituiscono la causa del colpo di stato e dell’attacco al sud est ucraino. Ci preme aver dimostrato come la critica sia giunta utilizzando parole d’ordine e concetti dell campo di pensiero imperialista, che la questione “democrazia-dittatura” è una falsa questione e sia servita solo a legittimare l’intervento di gruppi politici sostenuti dall’imperialismo usa, l’aggressione sanguinaria di un popolo, la negazione violenta della sua libertà, della sua volontà, la cancellazione dei diritti, la recrudescenza dell’oppressione dell’uomo sull’uomo. Il popolo ucraino sta resistendo a una guerra imperialista, nell’interesse della borghesia nazionale ad opera degli eredi dei fiancheggiatori di Hitler. La demonizzazione di Putin e del regime d iYanukovic ha causato l’incapacità dell’opinione pubblica di distinguere l’aggressore dall’aggredito,
che ha finito con l’avallare pogrom, bombardamenti e pulizia etnica che il popolo russo di Novorossja subisce. Quando ci sono state, le posizioni di condanna hanno avuto una natura umanitaria: condanna dei crimini ma equidistanza dalle parti, perché dall’altro lato aleggiava lo spettro del regime dello zar. Ma dinnanzi ad una aggressione l’equidistanza è complicità: o si sta dalla parte del carnefice o si sta dalla parte delle sue vittime. Il popolo ucraino non lotta solo per la propria libertà, ma anche per la libertà dei popoli europei, che non può che essere minacciata da un paese governato da oligarchi e nazisti e dal riarmo imposto dalle esigenze espansive dell’imperialismo USA.

LEGGI LA PRIMA PARTE DELL’INCHIESTA SULL’UCRAINA.

[1] La teoria economica dei Chicago Boys, basata sul monetarismo di Milton Freedman e la concezione di valore come utilità e non come lavoro

Clara Esse, a nome del Comitato Catanese di Solidarietà all’Ucraina Antifascista.

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top