La tecnologia mette a rischio 5 milioni di posti di lavoro. Tragedia o "opportunità" per una nuova ideologia?Tribuno del Popolo
venerdì , 24 marzo 2017
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La tecnologia mette a rischio 5 milioni di posti di lavoro. Tragedia o “opportunità” per una nuova ideologia?

Secondo il World Economic Forum gli avanzamenti della tecnologia combinati con cambiamenti demografici e sociali potrebbe nel giro di cinque anni portare alla perdita di cinque milioni di posti di lavoro nei paesi più sviluppati. Ecco perchè la modernità richiede nuove riposte e soprattutto di elaborare nuove rivendicazioni sociali diverse da quelle del passato prettamente connesse al concetto di “lavoro”. Una nuova ideologia capace di declinare e aggiornare il socialismo adattandolo all’era delle tecnologie e della robotica. 

Secondo voi è casuale che da quando il lavoro ha smesso di essere centrale sia anche scomparsa in tutti i paesi più progrediti la presenza di forze politiche di “sinistra”? Secondo noi no, e non poteva essere altrimenti dal momento che la sinistra cosiddetta “tradizionale” ha strettamente collegato al proprio agire politico il concetto di “lavoro ” e “lavoratori”. Il lavoro però è mutato negli ultimi anni, beninteso non certo in meglio in quanto sono aumentati disoccupazione e sfruttamento e i salari si sono abbassati, ma è comunque cambiato e probabilmente le mappe della sinistra si sono mostrate del tutto inadeguate a fronteggiare i cambiamenti sociali. Il World Economic Forum ha recentemente informato che entro i prossimi cinque anni probabilmente le nuove scoperte tecnologiche potrebbero portare alla perdita di oltre cinque milioni di posti di lavoro nei paesi sviluppati, andando a colpire anche i colletti bianchi e i ruoli amministrativi.

Da qui la necessità di aggiornare le rivendicazioni di quello che per semplificazione chiameremo “socialismo” al nuovo mondo che si sta sviluppando sotto i nostri piedi. Più che un lavoro sfruttato e malpagato per tutti magari bisognerebbe cominciare a costruire un nuovo immaginario che incanali le rivendicazioni globali verso un “superamento del lavoro”. Per la prima volta nella storia l’umanità si trova teoricamente nella posizione di ipotizzare di utilizzare la tecnologia per sostituire il lavoro umano nella sua totalità e soprattutto per metterlo al servizio non tanto della ricerca del profitto ma della costruzione di progresso e benessere per tutti. Affinchè ciò possa avvenire però è chiaro che bisognerebbe mettere le conquiste tecnologiche non al servizio del profitto privato ma della comunità, e per questo senza investimenti pubblici e statali ogni pensiero in tal senso è giusto venga relegato a mera fantasia.

Con gli sviluppi della robotica, dell’automazione, dell’informatica e delle intelligenze artificiali infatti  tutto quello che abbiamo semplicemente sognato ad occhi aperti nel futuro potrebbe divenire realtà. La tanto agognata “fine della fatica” e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo potrebbe finire se davvero si trovasse un accordo sul futuro del progresso umano e sociale. Il problema è che l’ideologia globale è quella del capitalismo neoliberista orientato al profitto e di conseguenza ogni scoperta tecnologica verrà piegata a quel fine e non certo a quello di sollevare masse umane dalla fatica per liberarle dalle catene del servaggio.

Da qui la necessità di aggiornare il socialismo a una nuova era, quella tecnologica. Da qui la necessità di osare e di avere il coraggio di lanciare un Socialismo 2.0 in grado di creare un immaginario comune e soprattutto di coordinare gli sforzi globali in vista di un progetto di benessere comune e condiviso. Utopia, certo, finora è troppo presto per parlare di superamento del lavoro in quanto è palese che per diversi decenni sarà impossibile lavorare in questo senso soprattutto in alcune aree del pianeta, ma occorrerebbe perlomeno cominciare a parlarne. Occorrerebbe cominciare a far comprendere che con i nuovi sviluppi tecnologici si potrebbe cominciare a teorizzare una nuova società in cui la produzione di beni potrebbe essere automatizzata e l’agire e l’intelletto umano sarebbero finalmente liberi di mettersi al servizio del progresso e del benessere globali. Ed è altrettanto chiaro far comprendere come questo genere di società verrebbe avversata in tutti i modi da coloro che oggi dispongono del potere economico in quanto avrebbero solo da perderci e diventerebbero uguali agli altri, perdendo il loro monopolio.

Gb

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