La tragedia dell'Iraq ci ricorda che i criminali di guerra devono essere perseguitiTribuno del Popolo
domenica , 26 marzo 2017
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La tragedia dell’Iraq ci ricorda che i criminali di guerra devono essere perseguiti

La polvere in Iraq avanza per le lunghe strade che sono le arterie del deserto. Entra negli occhi, nel naso e nella gola; turbina nei mercati e nei cortili delle scuole, avviluppa i bambini che tirano calci alla palla, e porta, secondo il dottor Jawad Al-Ali, “i semi della nostra morte”.

Un oncologo di fama internazionale al Teaching Hospital Sadr di Bassora, il Dottor Ali, me lo disse nel 1999 e oggi il suo avvertimento è inconfutabile: “Prima della Guerra del Golfo avevamo due o tre pazienti affetti da cancro al mese. Ora, ogni mese, muoiono tra le 30 e le 35 persone. I nostri studi indicano che in questa zona la popolazione si ammalerà di cancro con un’incidenza tra il 40 al 48 per cento: questo avrà inizio nel giro di cinque anni e continuerà per molto tempo. Stiamo parlando di quasi la metà della popolazione. Nella mia famiglia, nella quale non c’è familiarità genetica al cancro, molti hanno un tumore. Qui è come Chernobyl. Stiamo constatando gli effetti genetici: funghi giganteschi, persino l’uva nel mio giardino ha subito una mutazione e non può più essere mangiata”.

La dottoressa Ginan Ghalib Hassen, pediatra, ha tenuto un album con le foto dei bambini ricoverati che stava cercando di salvare. Molti avevano una neuroblastoma. “Prima della guerra, abbiamo visto un solo caso di questo tumore raro in due anni. Ora abbiamo molti casi, per lo più con nessuna familiarità genetica. Ho studiato quello che è successo a Hiroshima. L’improvviso aumento di malformazioni congenite è del tutto paragonabile”.

Tra i medici che ho intervistato, non vi era dubbio che i proiettili all’uranio impoverito (DU) utilizzati dagli statunitensi e dai britannici nella Guerra del Golfo fossero la causa del funesto fenomeno. Un fisico dell’esercito statunitense mandato oltre il confine con il Kuwait per ripulire il campo di battaglia della Guerra del Golfo ha dichiarato che: “In ogni raffica sparata da un aereo da attacco Warhog A-10 c’erano oltre 4.500 grammi di uranio solido. Sono stati utilizzati ben più di 300 tonnellate di DU. Per certi versi, è stata una guerra nucleare”.

Anche se il legame con il cancro è sempre difficile da provare assolutamente, i medici iracheni sostengono che “l’epidemia parla da sé”. L’oncologo britannico Karol Sikora, Direttore del programma sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) negli anni 1990, ha scritto sul British Medical Journal: “Le attrezzature per la radioterapia richieste, i farmaci chemioterapici e gli analgesici sono stati senza eccezione bloccati dai consulenti statunitensi e britannici [sul comitato sulle sanzioni contro Iraq]“. Ha aggiunto:” Ci è stato detto specificamente [dall'OMS] di non dire niente sull’Iraq. L’OMS è un’organizzazione che non vuole farsi coinvolgere in questioni politiche”.

Hans von Sponeck, ex Vice Segretario Generale delle Nazioni Unite e alto funzionario umanitario delle Nazioni Unite in Iraq, mi ha scritto: “Il governo degli Stati Uniti ha cercato di impedire che l’OMS ispezionasse le zone nel sud dell’Iraq, dove l’uranio impoverito è stato utilizzato e ha causato gravi danni sanitari ed ambientali”.

Oggi, la pubblicazione di una relazione dell’OMS, frutto di uno studio di grande importanza condotto congiuntamente con il Ministero della Sanità iracheno, è stata “posticipata”. Con dati su 10.800 gruppi familiari, questa ricerca contiene, secondo un funzionario ministeriale, “prove schiaccianti” e secondo uno dei ricercatori che ha fatto parte del gruppo che ha preparato la relazione, l’indagine è destinata a rimanere “top secret”. Lo studio indica che le malformazioni nei nascituri sono salite a livello di “crisi” in ogni parte della società irachena dove DU e altri metalli pesanti tossici sono stati utilizzati dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna. Quattordici anni dopo aver dato l’allarme, il dottor Jawad Al-Ali denuncia tumori multipli “fenomenali” in intere famiglie.

L’Iraq non fa più notizia. La scorsa settimana, l’uccisione di 57 iracheni in un solo giorno non ha rappresentato un evento per i media in confronto con l’omicidio di un soldato britannico a Londra. Eppure le due atrocità sono collegate. Come in uno stravagante remake del Grande Gatsby di F. Scott Fitzgerald, due dei personaggi principali “fracassano cose e essere viventi per poi ritirarsi nel lusso e nella loro vasta trascuratezza… lasciando agli altri l’onere di rimettere le cose a posto”.

Il “disordine” lasciato da George Bush e Tony Blair in Iraq è una guerra settaria, le bombe del 7/7 [attentati del 7 luglio 2005 al sistema dei trasporti di Londra] e ora un uomo che brandisce una mannaia insanguinata a Woolwich [distretto di Londra]. Bush si è ritirato nella sua insulsa “biblioteca presidenziale e museo” mentre Tony Blair continua i suoi sfarzosi quanto inutili viaggi.

Von Sponeck ha definito quel “disordine” un crimine di proporzioni epiche, riferendosi alla stima del Ministero degli Affari Sociali iracheno secondo la quale: 4,5 milioni di bambini nel Paese hanno perso entrambi i genitori.”Questo significa che un raccapriciante14 per cento della popolazione irachena è orfana”, ha scritto. “Si stima che ci sono circa un milione di capofamiglia donne, quasi tutte vedove”. La violenza domestica e gli abusi sui bambini sono giustamente questioni urgenti in Gran Bretagna; in Iraq la catastrofe scatenata dalla Gran Bretagna ha portato violenza e abusi in milioni di famiglie.

Nel suo libro Dispatches from the Dark Side, Gareth Peirce, il più eminente avvocato difensore dei diritti umani in Gran Bretagna, applica il principio di legalità a Blair, al suo propagandista Alastair Campbell e al suo gabinetto di collusi. Secondo la Peirce, per Blair: “Gli esseri umani che si presumevano di idee islamiche, dovevano essere messi fuori uso con ogni mezzo e in modo permanente… nel linguaggio di Blair erano un ‘virus da eliminare’, per cui occorreva ‘una miriade di interventi [sic] in profondità negli affari di altre nazioni’.” Lo stesso concetto di guerra è stato traslato, si tratta di difendere “i nostri valori contro i loro”. Eppure, scrive Peirce, “la trama di email e comunicati governativi interni rivelano che non ci fu alcun dissenso”.

Per il Ministro degli Esteri Jack Straw, l’invio di cittadini britannici che non avevano commesso crimini a Guantanamo era “il modo migliore per raggiungere il nostro obiettivo di lotta al terrorismo”. Questi crimini, pari per la loro iniquità a quello di Woolwich, attendono di essere portati in giudizio. Ma chi sarà a pretenderlo? Nel teatro kabuki della politica di Westminster, la violenza lontana prodotta dai “nostri valori” non è di alcun interesse. Anche noi continueranno a guardare dell’altra parte?

di John Pilger | johnpilger.com
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

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