La tremenda macchina trita cervelli e aspira coscienza. Una riflessione sui mass-media di oggiTribuno del Popolo
venerdì , 20 gennaio 2017
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La tremenda macchina trita cervelli e aspira coscienza. Una riflessione sui mass-media di oggi

La tremenda macchina trita cervelli e aspira coscienza. Una riflessione sui mass-media di oggi

Non sto per raccontarvi una storia dell’orrore in stile Poe o Lovecraft; forse qualcosa di terrificante c’è. Questo terrore però nasce dalla realtà quotidiana di tutti noi, perciò ci può spaventare davvero di più.

Oggi ho visto un po’ di tv, cosa che faccio di rado, e mi sono imbattuto in uno scenario tremendo e ributtante. Poi sono passato su YouTube ed è stato peggiore; idem per la maggioranza dei siti di informazione su internet.

Da cosa nasce questo mio terrore? Ora ve lo spiegherò.

In un suo libro Giovanni Sartori, uomo forse poco preclaro dal punto di vista politico, parla chiaramente del fatto che le donne e gli uomini dei nostri tempi sono diversi dall’umanità di qualche tempo fa, tipo di cinquanta o 60 anni fa. Oggi si è passati dall’uomo “legens” all’uomo “videns”: il primo costruiva il suo “animo”, la sua struttura intellettiva attraverso lo studio individuale e scolastico nonché attraverso anche ciò che la famiglia – nel bene ma soprattutto nel male – gli inculcava.

Adesso non è più così, se non in rarissimi casi: nel Mondo moderno, i tiranni assoluti dei nostri cervelli sono i mass media (da pronunciare con la cadenza latina e non anglofona, per favore). I ragazzi di oggi, anzi intere generazioni, si sono formati attraverso ciò che hanno visto in tv, che hanno sentito in radio o sui cd oppure che hanno continuamente visto sui manifesti pubblicitari.

L’uomo “videns” crede a ciò che vede anche indirettamente: si vede qualcosa e quel qualcosa penetra, come una nebbia, in ogni nostro anfratto contattandoci e influenzandoci. L’uomo “videns” per conoscere si accontenta di vedere qualcosa e ciò che si vede, per esempio, in tv è altamente falsificabile o persino completamente falso: un’immagine può essere costruita completamente assieme a suoni e scenari di completa fantasia ma verosimili. Perciò se l’uomo “legens” poteva sottolineare, rileggere, riscrivere e approfondire ciò che apprendeva attraverso la lettura, e così facendo sviluppava la critica e lo spirito di osservazione e di analisi, l’uomo “videns” invece non lo fa più. Guarda e ingurgita, ascolta e assimila.

Io personalmente detesto Orwell ma la società che lui descrisse in “1984” non è il socialismo reale, che lui tanto detestava, bensì è la società di oggi. Il Grande Fratello è il governo fumoso e nebuloso, come una struttura burocratica e kafkiana che opprime l’uomo; il Ministero della Verità sono gli attuali strumenti di disinformazione di massa che storcono la realtà, la ammorbidiscono o la ingigantiscono a uso e consumo e la famigerata “camera della paura” è in ognuno di noi: oggi la repressione non passa solo dagli strumenti ordinari usati già in passato dal nazifascismo, ma passa anche dall’ “indignazione” – immotivata e reazionaria – di un collega di lavoro, di un compagno di scuola, di un familiare o di un vicino di casa. Basta additare qualcuno come se fosse un mostro e tutti seguiranno il pensiero dominante: è più facile dire una menzogna piuttosto che analizzare e spiegare la realtà dei fatti.

Guardando la tv si è continuamente soggiogati da un fiume in piena di melma composta da notizie stralunate e false, da programmi di “approfondimento” che non spiegano nulla e buttano tutto in rissa, da programmi “familiari” o “casalinghi” simili alle trasmissioni della “Radio del Popolo” di Goebbels, dove omosessuali, comunisti, rom, slavi, uomini di colore, “asociali” sono nei fatti additati a perversioni da condannare e distruggere oppure da puro intrattenimento – decadente, superficiale e straziantemente finto – assieme a pubblicità di cose inutili e costose.

Lo stesso Michael Moore, il regista statunitense, provò quale fosse il clima di terrore assoluto che i mezzi di informazione hanno instillato come un veleno nell’immaginario del popolo nordamericano e persino mondiale: magari gli omicidi e i furti diminuiscono un po’, magari del dieci o venti percento, ma la loro presenza nei telegiornali aumenta del cinquecento percento.

Qualche esempio ulteriore: i Tg di ogni rete parlano continuamente di omicidi non socialmente utili gridando continuamente “Al mostro! Al mostro!” oppure ci mostrano un Mondo irreale fatto di guerre che sembrano distanti da noi ma che sono invece dietro l’angolo e spacciandocele per “missioni di pace”; i programmi “familiari” o “casalinghi” parlano anzi straparlano di amore, famiglia, affetti e scempiaggini varie sempre mostrando particolari utili a porre l’accento sui valori borghesi e reazionari di Dio, della patria e della famiglia; il cinema che è gettato a vangate in pasto al pubblico è spesso cinema scadente, fatto di violenza e prevaricazioni oppure con costumi sessuali depravati e antifemminili e infine c’è la grande meretrice: la pubblicità! Lei ci vorrebbe vendere anche una corda per impiccarci: ci propagandano auto inutili visto che il numero di auto invendute è altissimo e i prezzi dei carburanti sono proibitivi così come quelli di assicurazione, bollo e autostrade; prodotti di cosmesi per farci sentire brutti e quindi consumare, prodotti farmaceutici per farci sentire malati e quindi consumare, prodotti ludici per farci sentire falliti e miserabili senza i modelli più attuali di videogame o cellulari da sfoggiare all’ennesima ciurma di disadattati mentali fuori dalle mura domestiche. Oramai siamo privi dell’utile ma travolti dal superfluo.

Su internet le cose certo non vanno meglio; per tale questione, mi soffermerò di più su YouTube altrimenti sarebbe necessario sin troppo inchiostro (virtuale) per esaurire il tema. Su YouTube la falsità, la pubblicità e le peggiori porcherie dominano senza freni: un video musicale contemporaneo contiene stereotipi pericolosi e antisociali come soldi senza fine, uomini scellerati e senza scrupoli, costumi sessuali abominevoli che fanno della donna o dell’uomo vasi pieni di buchi utili solo al soddisfacimento immediato mettendo sottoterra i sentimenti, la solidarietà e il rispetto reciproco. Come faccio a dire questo? Semplice: sono le visualizzazioni a confermare quest’oscena situazione. La stragrande maggioranza delle donne e degli uomini è completamente frullata da questa macchina assetata di speranze, sogni, idee e virtù.

Il fine di quest’operazione è chiaro: vogliono trasformarci in ossequenti pedine, in uomini privati del nostro stesso essere, vogliono demolire la critica e le idee progressiste, renderci assetati di cose che ci trasformeranno in discariche viventi. Vogliono rimbambirci e quindi renderci più teneri e sfruttabili e malleabili.

Passando, in conclusione, alla libertà di stampa e di espressione in sé voglio chiedervi: secondo voi esiste tale libertà? Io dico che nei fatti non esiste. Certo, vi è la possibilità – per ora – di scrivere su di un volantino ciò che si vuole ma attenzione: se inviate una lettera a una grande testata, sarà nella migliore delle ipotesi tagliata o persino cestinata; se chiamate a una trasmissione televisiva troverete centralini continuamente occupati oppure vi smorzeranno in qualsiasi momento appena direte qualcosa di sconveniente e se volete fondare un giornale, ma non avete soldi per un direttore responsabile iscritto all’albo o fondi per la stampa e la vendita allora siete fregati già in partenza. Tutto questo è tipico del diritto borghese: si statuiscono grandi principi ma che restano inapplicati, mentre i mostri veri e cioè capitalisti, servi di regime, approfittatori, mentitori di professione e scellerati e sbroccati (guardate per esempio i protagonisti di certi “reality” show) hanno tutti gli spazi per parlare a vanvera, per disinformarvi e per turlupinarvi.

L’orrore è intorno a noi e sfrigola come un televisore fuori sintonia. Cosa dobbiamo fare ora? Sicuramente dobbiamo agire: non c’è nessun paesaggio roseo di fronte a noi, solo una steppa arida e malsana. I sentimenti positivi falsi e a buon mercato non ho intenzione di venderveli.

Di Vittoriano Franco

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