La Turchia e i giochi pericolosi in SiriaTribuno del Popolo
martedì , 30 maggio 2017
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La Turchia e i giochi pericolosi in Siria

Da diverso tempo si parla del coinvolgimento attivo di Ankara nella guerra civile siriana e recentemente il presidente siriano Assad ha accusato direttamente la Turchia di appoggiare attivamente i gruppi terroristici che si infiltrano in Siria. Del resto sarebbero migliaia i jihadisti che sarebbero transitati impunemente in territorio turco per raggiungere il confine con la Siria. 

Prima del 2011, almeno sulla carta, Damasco e Ankara erano sostanzialmente alleate. Dopo la rivolta scatenatesi contro Bashar al-Assad però la Turchia ha deciso di investire sul “regime changing” in modo attivo, e lo ha fatto in modo pervasivo fornendo supporto a vario livello all’insorgenza in Siria. Questo almeno è quello di cui la Turchia viene accusata dalla Siria, e del resto sono ormai diversi anni che si parla di territori di confine messi a disposizione dei ribelli siriani per organizzare la guerra civile contro Damasco. Questo avveniva anche prima della formazione dell’Isis, ma anche dopo le polemiche sono continuate e anzi sono diventate sempre più accese. Basti pensare ai tempi dell’assedio di Kobane da parte dello Stato Islamico, questo è quello che scriveva il Corriere della Sera a settembre, di cui riportiamo un piccolo stralcio: “La Turchia da che parte sta? «La frontiera è attraversata da camion carichi di armi, giovani occidentali pronti ad arruolarsi tra le fila di Daesh (Isis), feriti di guerra che poi vengono curati negli ospedali di Ankara e intanto i bambini sono abbandonati», denuncia Orhan Sansal, sindaco di Suruç, ultima città turca prima di arrivare in Siria. È il lato oscuro della Turchia che voleva essere Europa, ultimo avamposto di quella Nato che ora ha deciso di bombardare il Califfato di Abu Bakr al-Baghdadi. Benché Erdogan abbia dichiarato che le accuse sono infondate, secondo i curdi sul fronte turco siriano la Turchia sostiene i tagliatori di gole che vogliono non solo seminare terrore, ma anche diventare elemento fondante di una nuova realtà politica, religiosa, sociale e territoriale“. Dunque si parla di un supporto attivo e logistico offerto dalla Turchia, e per quanto Erdogan abbia sempre smentito basta fare una semplice ricerca su internet per vedere come, ai tempi dell’assedio di Kobane, la Turchia abbia rifiutato di prestare aiuto ai combattenti curdi lasciandoli completamente soli a resistere contro gli attacchi del Califfo. Più recentemente sono arrivate anche le accuse dirette di Assad che, durante una intervista concessa a una Tv americana ha ammonito che l’autoproclamato califfato islamico si starebbe espandendo in Siria anche a causa dell’appoggio ricevuto da Erdogan, da lui dipinto come un fanatico della fratellanza musulmana. Non solo, Assad lo ha accusato di aver attivamente supportato il gruppo terroristico: “Egli non solo ignora i terroristi che arrivano in Siria, li supporta, logisticamente e militarmente. Direttamente“. Accuse molto pesanti rivolte verso il governo di Ankara, accusato di avere mire espansionistiche in Siria. Del resto in molti hanno criticato proprio Ankara per via del suo atteggiamento molto blando nei confronti dell’arrivo di jihadisti da tutta Europa per raggiungere il confine siriano. Un rapporto di Human Right Watch dell’ottobre del 2013 ad esempio accusava direttamente le autorità turche di permettere ai combattenti stranieri di entrare in Siria senza alcun problema per unirsi alla guerriglia contro Assad. Nonostante Erdogan sostenga che l’esercito turco starebbe facendo di tutto per mettere in sicurezza il confine, in Siria si segnala un numero sempre più alto di “non siriani” e quasi tutti raggiungono il paese proprio passando dalla Turchia. Qualche mese fa, a gennaio, l’Europol, ovvero l’organizzazione della polizia europea, ha affermato che ci sarebbero più di cinquemila europei nelle fila dell’opposizione armata siriana. I turchi fino a oggi hanno sempre respinto le accuse, rimandandole al mittente e suggerendo che sarebbero proprio i governi europei a non fare abbastanza per impedire che cittadini europei partano per raggiungere zone di guerra. Intanto però le forze armate siriane segnalano di trovare sempre di più militanti jihadisti di nazionalità turca, e infatti lo scorso mese secondo SputnikNews in Turchia sarebbe stato ricoverato un comandante del Califfato in un ospedale poco distante dal confine. Si sarebbe trattato di un cittadino turco, uno dei tanti che combattono per il Califfato per poi venire curati in Turchia come riportato dal quotidiano turco Aydinlik, secondo cui il governo avrebbe aggiunto dei letti proprio per curare i guerriglieri che combattono in Siria contro Damasco.

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