La "Via della Seta" della Cina verso IslamabadTribuno del Popolo
mercoledì , 29 marzo 2017
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La “Via della Seta” della Cina verso Islamabad

Pechino ha recentemente annunciato un investimento da 46 miliardi di dollari per una “Via della Seta” che partirà dall Xinjiang per arrivare fino in Pakistan entro i prossimi 10-15 anni. Chiaramente questo progetto rivestirà importanza strategica ed economica ma pone anche le basi per una conflittualità della Cina con l’India e con la sfera di influenza degli Usa. 

Un enorme progetto da 46 miliardi di dollari, un corridoio economico che promette di unire Cina e Pakistan, una somma ben più alta di tutti gli aiuti che gli Stati Uniti concedono a Islamabad dal 2002 a oggi. Un progetto che dovrebbe venire completato già entro tre anni nelle sue parti principali ma che verrà completamente ultimato entro 10-15 anni, e che desta molta curiosità viste le sue prospettive per entrambi i paesi. In particolare è chiaro che il Pakistan è un paese nella sfera di influenza degli Stati Uniti, e quindi la penetrazione economica della Cina potrebbe essere vista come un “game changer” nello scenario geopolitico dell’Asia. Questo investimento si inserirà all’interno del più ampio CPEC (China-Pakistan Economic Corridor), ovvero una unione di progetti nel settore energetico e dei trasporti per lo sviluppo di un grande porto che possa consentire un accesso diretto all’Oceano Indiano. Le prospettive sono particolarmente allettanti soprattutto per il Pakistan che gioverebbe della creazione di migliaia di posti di lavoro in un momento in cui si trova in una situazione economica precaria e sotto la minaccia dei miliziani islamici. Ma il progetto presenta anche alcune criticità dal momento che partirà dallo Xinjiang, una regione cinese popolata dai musulmani uighuri che negli ultimi anni si sono resi responsabili di numerose rivolte contro le autorità centrali di Pechino. Anche la parte finale del corridoio economico, la città di Gwadar in Pakistan, si trova in una regione che subisce la presenza di miliziani separatisti islamici. Ma prima di arrivare a Gwadar il corridoio passa anche per regioni che sono sotto controllo dei talebani pachistani che controllano parte del confine con l’Afghanistan. Come sottolineato dall’International Herald tribune sia gli Uighuri che i talebani sarebbero profondamente ostili ai cinesi e alla loro penetrazione in Pakistan. Per questo motivo secondo la stampa locale il governo pakistano starebbe pensando a una missione militare per mettere in sicurezza 3000 km di confine. Secondo molti analisti il Pakistan avrebbe l’ambizione di sostituire a lungo termine gli Stati Uniti come partner militare con la Cina, che potrebbe anche fornire armamenti a minor costo, e soprattutto Islamabad vedrebbe nella Cina un sicuro alleato contro l’acerrimo nemico di sempre: l’India. E infatti non è possibile non fare i conti in questa regione con Nuova Delhi, ed è chiaro che la mossa di avvicinamento tra Pakistan e Pechino vedrà prima o poi una reazione da parte del gigante indiano. Da parte sua la Cina conquisterebbe un accesso privilegiato al Medio Oriente e all’Africa, e otterrebbe anche uno sprone a realizzare investimenti nella turbolenta regione dello Xinjiang, realizzando infrastrutture e industrie. Secondo gli esperti con questa mossa Pechino intende aumentare la produzione e il consumo interno e soprattutto per aumentare il controllo sulle tratte marine  commerciali e militari dell’Asia. Gli Stati Uniti dal conto loro non hanno alcuna intenzione di abbandonare la regione all’influenza cinese, ancor più che la Casa Bianca vede, a ragione, in Pechino il competitor globale del XXI secolo. Di conseguenza Usa e India potrebbero reagire stringendo ancora maggiore alleanza militare e commerciale, anche se il fatto che Nuova Delhi faccia parte dei BRICS assieme alla Cina, e che Cina e India abbiano scambi commerciali plurimiliardari, almeno per il momento scongiura foschi scenari.

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