L'abbaglio della #Sinistra di fronte alla guerraTribuno del Popolo
lunedì , 27 marzo 2017
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L’abbaglio della #Sinistra di fronte alla guerra

Negli ultimi dieci anni molti a #Sinistra si sono fatti sedurre dalla “democrazia obamiana” continuando la solita cantilena dei #diritti che si è però progressivamente sempre più scollegata da una analisi coerente della realtà. Oggi quegli stessi che plaudevano al Nobel per la Pace di Obama e alla guerra contro il “dittatore” Gheddafi dovrebbero però avere il coraggio di guardare la realtà, e cioè che gli Usa e Obama, e ovviamente anche Ue e Nato, sono schierati al fianco della Turchia di Erdogan, dell’Arabia Saudita e di altri paesi dove i diritti civili sono inesistenti. 

La domanda che sempre ci facciamo quando sentiamo di qualcosa di nuovo che sta nascendo a sinistra è quale sia la posizione di questi nuovi personaggi circa la politica estera. Qualcuno potrebbe sostenere che la politica estera è qualcosa che centra solo marginalmente con la politica di casa nostra, ma questa asserzione poteva valere qualche decennio fa, non certo oggi che con la globalizzazione tutto il mondo è inesorabilmente interconnesso. Le cose si muovono talmente velocemente da travolgere interi stati, dalle migrazioni di massa ai tagliagole dell’Isis che seminano il caos e smembrano interi stati di fronte all’indifferenza e al cinismo della comunità internazionale. Conosciamo personalmente molti personaggi di “sinistra” sempre pieni di entusiasmo e di fervore che però negli ultimi dieci anni, smaltita la stagione delle mobilitazioni contro la guerra di Bush, hanno finito per cadere nel tranello della seduzione di Obama, l’uomo nuovo dei democratici, il primo presidente nero, l’uomo che sulla carta avrebbe dovuto e potuto cambiare il mondo. Quando ha vinto il Nobel per la Pace hanno seriamente cominciato a guardare a lui come a un faro, vedendo nelle aperture in politica interna al sistema sanitario e ai diritti civili la prova che fosse realmente un uomo capace di poter cambiare la realtà.

In politica estera però Obama si è rivelato essere come Bush, se non peggio, eppure questi personaggi quasi offuscati da un incantesimo fingono di non vederlo. Diciamo questo perchè Bush con le sue azioni e le sue maledette guerre in Afghanistan e Iraq non ha certo agito di sua spontanea iniziativa ma per realizzare un piano a lungo termine, ovvero la presenza americana in un settore chiave del pianeta: il Medio Oriente. Si è trattato semmai di tappe di avvicinamento e in questo senso Bush è stato semplicemente più maldestro esponendosi in prima persona e coinvolgendo direttamente l’esercito americano sul terreno. Con Obama sulla carta gli Usa avrebbero dovuto smobilitare dal Medio Oriente, e infatti con la stagione delle Primavere Arabe del 2011 Obama ha preferito utilizzare la tattica del soft power, della mobilitazione mediatica e della guerra per conto terzi, dei metodi molto più subdoli in quanto permettono a chi li adopera di lanciare letteralmente il sasso e nascondere la mano, scaricando così la conseguenza delle proprie azioni su altri, che vanno dall’Europa fino ai civili delle nazioni coinvolte da questi esperimenti.

Obama ha ripreso il metodo già sperimentato in Pakistan e Afghanistan ai tempi dei sovietici, quando per stessa ammissione postuma gli americani finanziarono a piene mani i talebani di Bin Laden. Un filo rosso avvolto nella storia che è arrivato fino a Bush con le Torri Gemelle ed è arrivato di nuovo fino a Obama con la storia del blitz ad Abbottabad nel presunto compound dove sarebbe stato ucciso Bin Laden. Nessuno ha mai visto il suo corpo, eppure tutti hanno accettato senza colpo ferire la versione del governo americano. In questi stessi dieci anni la cosiddetta sinistra italiana, quella per intenderci che ha rinunciato all’ideologia, derubricata a parola antica e malvagia, e al cambiamento di sistema economico  in nome della lotta per i diritti civili ha cominciato ad idealizzare gli Stati Uniti ritenendoli comunque un riferimento rispetto a un paese presentato come cupo e maligno come la Russia di Putin.

Eppure  a ben guardare nella Russia di Eltsin la situazione dei diritti umani non era certo migliore, la popolazione viveva sicuramente peggio e priva di assistenza statale, ma a nessuno è mai venuto in mente di additarla in quanto era la società che si era liberata del comunismo, e quindi le si poteva ben perdonare qualsiasi cosa. Anche nella vicenda dell’Ucraina dove l’Occidente e Obama hanno appoggiato una rivolta nazionalista contro il presidente legittimo accusato di essere corrotto, nessuno sembra dare peso alle violazioni dei diritti umani commesse in questo paese. Ancora una volta la cosiddetta “sinistra dei diritti” si è puntualmente schierata in politica estera contro la Russia dando per scontato che se Obama era “buono” in casa sua con i diritti civili allora lo sarebbe stato anche nel dirimere problemi di politica estera. Costoro non si sono resi conto di essere finiti schiacciati in una macina che in nome della difesa dei presunti diritti civili li ha portati ad essere dalla stessa parte della barricata di un personaggio come Erdogan, presidente turco, che qualche tempo fa ebbe a dichiarare che la donna è inferiore all’uomo (Fonte il Corriere), e il cui governo assieme ad Arabia Saudita, Qatar e altri alleati americani finanzia a piene mani lo Stato Islamico. Nessuno è perfetto ma se non altro quando si commettono errori nella comprensione di quanto sta accadendo sarebbe un bel gesto chiedere scusa e magari ripensare alle proprie frettolose azioni al posto che continuare a trascinarsi in un pozzo senza fine che conduce verso la guerra globale.

Gb

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