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venerdì , 22 settembre 2017
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L’”altro Messico” del Subcomandante Marcos

Che fine ha fatto il Subcomandante Marcos? Con la cosiddetta “Altra Campagna” armato di pipa e passamontagna, il Subcomandante ha lasciato dopo cinque anni di isolamento il Chiapas  nel 2006 per affrontare un viaggio nel Messico dei “sin tierra” e della disperazione rurale . E oggi? il suo Ezln è uscito dall’isolamento, diventando un vero e proprio movimento nazionale, ma secondo voci il Subcomandante sarebbe gravemente malato.

Ribattezzato con il nome di “Delegato Zero” lo storico leader del movimento zapatista ha deciso di uscire dall’isolamento di cinque anni nel 2006  per guidare l’”Altra Campagna”. Così a bordo della sua motocicletta, il Subcomandante ha deciso di affrontare una viaggio per il resto del Messico, armato solo di pipa e passamontagna ha lasciato la comunità autonoma  di La Garrucha, un viaggio organizzato dall’esercito zapatista per ascoltare la voce degli ultimi e mettersi in ascolto del Messico più povero, quello che non ha nessun santo in Paradiso. L’esercito zapatista è lo stesso che nel 1994 si era alzato in armi per difendere il diritto degli indigeni nelle montagne del Chiapas. Dopo le elezioni del 2 luglio 2006 comunque, l’”Altra Campagna” non è terminata, ma è continuata in varie forme, nel tentativo di raggruppare le varie soggettività di sinistra che non si riconoscono nell’agone elettorale messicana. Anzi, il messaggio politico dell’ “Altra Campagna” vuole proprio scardinare le modalità canoniche della politica che irradia il potere dall’alto verso il basso. “In basso guarda, dal basso parte”, questa la parola d’ordine del movimento del Subcomandante, movimento nato al servizio dei poveri e degli oppressi, che in Messico sono ancora oggi milioni, spesso sofferenti trovandosi tra l’incudine del governo e il martello dei narcos. Un Messico sanguinante che gli eredi di Pancho Villa e Zapata intendono ascoltare, un Messico che non include solo i quindici milioni di indigeni discendenti dei Maya e degli Aztechi considerati dal governo cittadini di serie B, ma anche milioni di oppressi che vivono di stenti nelle periferie urbane delle grandi città, inascoltati da un governo che non sembra avere piani per loro.  Il Messico è un paese di grandi contraddizioni con grandi ricchezze concentrate nelle mani di pochi, e una miseria nera e capillare che condanna il 53% dei messicani a vivere in situazione di povertà. Almeno dieci milioni di messicani vivono in condizioni di grande povertà, ma il governo sembra essere attento solo ad avere gli indici economici a posto e a sfruttare i profitti dei suoi giacimenti petroliferi ed energetici. Fino al 1 gennaio 1994 nessuno al mondo era a conoscenza della situazione disperata delle etnie indigene del Chiapas, e la rivolta zapatista, scoppiata proprio all’indomani dell’entrata in vigore dell’accordo di libero scambio Messico-Usa (Nafta) ha perlomeno permesso di pubblicizzare la situazione degli indigeni che lottano da cinque secoli per ottenere il riconoscimento al possesso della terra dove lavorano e vivono.

L’ Esercito zapatista di liberazione nazionale (Ezln), diventato l’icone più celebre del movimento armato attivo in Chiapas, ha usato solo sporadicamente la violenza per far valere le proprie ragioni, e negli anni è riuscito a espandere la propria influenza ben oltre i confini del Chiapas, diventando un riferimento per la popolazione indigena messicana e non. Negli ultimi anni i media hanno smesso di dare risalto alla lotta dell’Ezln e dell’ “Altra Campagna“, ma gli zapatisti hanno continuato indefessi a chiamare a raccolta  le popolazioni per organizzare mobilitazioni contro il governo centrale messicano.Lo slancio della protesta è stato ultimamente fiaccato dalle condizioni di salute di Marcos. Secondo diverse indiscrezioni riportate dai giornali locali, avrebbe un tumore ai polmoni, anche se la notizia non ha ancora trovato conferme da nessuna parte. L’Ezln ha comunque da tempo abbandonato la via militare abbracciando quella politica con l’idea di creare un movimento che contrasti i partiti e i gruppi di potere in nome degli ideali. Dopo tredici anni di resistenza armata l’opinione pubblica messicana ha cominciato a premere sull’Ezln per convincerlo a entrare in politica magari alleato dei partiti della sinistra. Ma il Subcomandante non ha interesse nel potere, per questo continua la sua campagna per espandere le comunità indigene e le cooperative che già funzionano in Chiapas, mostrando che un altro modo di organizzare la società e l’economia è lì, a portata di mano. Per difendere i diritti degli indigeni nel Chiapas, gli zapatisti hanno creato le Giunte di Buon Governo, vere e proprie assemblee popolari che applicano la democrazia dal basso e che l’ “Altra Campagna” ha cercato di provare a diffondere in tutto il Messico. Obiettivo degli zapatisti è coordinare la lotta degli indigeni con quella degli studenti e degli operai, ma il Messico dei primi anni del XXI secolo è profondamente cambiato a causa del crollo dello Stato e della guerra con i narcos, che sta letteralmente insanguinando il Paese.  Così il grande sogno zapatista rischia di finire non tanto per la malattia vera o presunta di Marcos, ma per una sorta di tutti contro tutti che ha già provocato oltre 33.000 morti in tre anni. Secondo molti analisti, viceversa, la guerra intestina tra gruppi di narcotrafficanti potrebbe finire per disarticolare dall’interno le istituzioni del Messico, offrendo quindi margini di manovra prima insperati agli zapatisti.  Solo pochi giorni fa c’è stato l’ultimo cruento scontro tra polizia e narcos A morire sono stati sette agenti di polizia e quattro narcotrafficanti, vittime di uno scontro a fuoco nello stato di Sinaloa, roccaforte dell’omonimo cartello guidato dal ricercato numero uno di tutto il centroamerica: Joaquin “El Chapo” Guzman. Nello stesso giorno altri 11 narcos sono morti in uno scontro tra bande, al punto che la mortalità nel Messico ha superato quella in Iraq ormai da tempo.

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