L'amnesia dei un Paese senza memoriaTribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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L’amnesia dei un Paese senza memoria

Oggi il sentimento che certe parti politiche vorrebbero alimentare è quello di rabbia e risentimento nei confronti dei migranti, visti come dei “privilegiati” e delle minacce potenziali per la sicurezza nazionale. Eppure in molti si sono dimenticati come venivano trattati i nostri connazionali anche solo dalla “civilissima” Svizzera nel corso del XX secolo, e un Paese privo di memoria storica non è in grado di affrontare il presente.

I migranti italiani dal 1934 al 2002 hanno raggiunto il confine con la ricca Svizzera per cercare un futuro migliore. Accadeva puntualmente che i nostri connazionali tentassero di raggiungere le Alpi per inseguire la possibilità di un lavoro e di una vita dignitosa. Quasi tutti lo hanno fatto come lavoratori stagionali e hanno vissuto in Svizzera in condizioni umani miserabili, talmente precarie che oggi ci sembra incredibile dato che siamo abituati a vedere genti provenienti dall’Africa o dall’Asia tentare di raggiungere le nostre coste. Eppure erano italiani i lavoratori stagionali che dormivano ammassati a gruppi in baracche di legno prive di servizi, delle vere e proprie “baracche della vergogna” che rappresentano un monumento silenzioso all’egoismo con il quale da sempre bisogna fare i conti quando si parla di migranti e di immigrazione. L’Unia, il principale sindacato elvetico, in questi giorni ha presentato una mostra itinerante sulle baracche della vergogna, mostrando così al mondo quanto potevano essere precarie le condizioni di cittadini europei proprio nel cuore dell’Europa e non nelle terre lontane dell’Africa. La destra xenofoba si è scagliata più volte contro Unia, accusandolo di voler contribuire a modificare “gli equilibri etnici e religiosi elvetici“. Gli stagionali italiani del resto sono spesso stati avversati in Svizzera anche perchè spesso rimanevano nel Paese come clandestini, portandosi dietro la famiglia. Fino agli anni Settanta tale fenomeno interessò principalmente gli italiani, poi negli anni Ottanta e Novanta furono soprattutto spagnoli e jugoslavi a sistemarsi in quelle baracche indecenti che pesano come un macigno nella memoria storica elvetica. Da qui il bisogno per il nostro Paese di ricordare la storia degli italiani, da sempre popolo di migranti che hanno cercato altrove la fortuna negata in casa. La memoria delle difficoltà subite e del razzismo subito dovrebbe rappresentare uno sprone a non ripercorrere quelle stesse vergogne.

Photo Credit: La Repubblica

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