Landini risponde al governo: "Pronti a occupare le fabbriche"Tribuno del Popolo
domenica , 24 settembre 2017
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Landini risponde al governo: “Pronti a occupare le fabbriche”

Maurizio Landini non ci sta e al corteo contro il vertice Ue sul lavoro a Milano ha dichiarato con la #Fiom: “Siamo pronti ad occupare le fabbriche”. Si tratta di una posizione forte che Landini ha preso in  risposta alla volontà del governo di Renzi di combattere la precarietà facilitando i licenziamenti.

La sinistra italiana, almeno quella parlamentare, si è dissolta come neve al sole. L’unico personaggio che ha ancora una certa notorietà mediatica e che rappresenta le idee e le istanze della sinistra è Maurizio Landini, segretario della Fiom, che è anche rimasto uno dei pochi a opporsi culturalmente al nuovo corso imposto da Matteo Renzi con la sua controversa riforma del lavoro del Jobs Act, aspramente contestata dai sindacati perchè si propone oltre all’abolimento dell’articolo 18 di facilitare i licenziamenti. In occasione del corteo di sindacati, studenti, centri sociali e lavoratori a Milano contro il vertice Ue sul lavoro, il leader della Fiom ha parlato senza mezzi termini: “La precarietà non si combatte rendendo più facile il licenziamento ma con il tempo indeterminato e garantendo i diritti a tutti“, e poi ancora “Siamo pronti ad occupare le fabbriche perchè ci chiedono di abbassare i salari. Se Renzi pensa di fare il figo dandoci 80 euro e se pensa che noi siamo i coglioni che accettano di firmare la riduzione, si sbaglia di grosso“. Landini ha poi spiegato che cosa si potrebbe fare per migliorare la situazione: “Le riforme strutturali di questo Paese non sono rendere più facili i licenziamenti bensì far partire gli investimenti, andare a prendere i soldi dove sono, combattere l’evasione ed estendere i diritti anche a quelli che non ce l’hanno”. Landini questa mattina ha poi ribadito gli stessi concetti in diretta ad Agorà: “Siamo pronti ad occupare le fabbriche, anche perché quello che ci stanno chiedendo adesso è di abbassare i salari e di accettare i licenziamenti. Quindi, visto che le vertenze si stanno facendo al ministero del Lavoro, e mi riferisco a Termini, alla Thyssen, che non venga in mente al governo di accettare le proposte, di fare lui le mediazioni dove si abbassa il salario perché una logica di questo tipo non è accettabile e siccome molte multinazionali ci stanno ponendo questo problema, è chiaro che noi per difendere il lavoro con i diritti, non escludiamo assolutamente nulla. E, se necessario, anche forme di occupazione delle fabbriche che servono a difendere il lavoro”. 

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