Landini: "Se il sindacato non cambia, muore"Tribuno del Popolo
martedì , 28 marzo 2017
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Landini: “Se il sindacato non cambia, muore”

Con un’intervista a “La Repubblica” Maurizio Landini, segretario della Fiom, ha suonato l’allarme: “O questo sindacato cambia o è destinato a morire”. 

O questo sindacato cambia o è destinato a morire“, parola di Maurizio Landini, segretario generale della Fiom. Landini ha fatto capire che secondo lui le grandi organizzazioni sindacali non sono più rappresentative tra i lavoratori, nè quelli tutelati, nè quelli precari, giovani ed anziani. Una crisi di rappresentanza che riguarda tutto il sindacato e che Landini non vuole più nascondere. Il segretario della Fiom ha infatti ammesso che il sindacato andrebbe per certi versi rivoluzionato: “il sindacato è in grande difficoltà. Se vuole avere un futuro deve cominciare a fare i conti con il fatto che si trova all’interno di una profonda crisi di rappresentanza, che interessa anche la politica come le associazioni delle imprese. Perché se è vero che sempre più cittadini non vanno a votare, è anche vero che la maggior parte dei lavoratori non è iscritto ad alcun un sindacato“. Il vero problema secondo Landini è che ci sono milioni di precari e giovani che non riescono a individuare nei sindacati un soggetto in grado di rappresentarli. Il segretario della Fiom ha poi ricordato il caso della Fiat, che la Fiom aveva additato per non essere un semplice episodio bensì l’ariete che ha portato poi al blocco da otto anni dei rinnovi contrattuali nel pubblico impiego, e agli accordi separati nel commercio. Da qui il monito: “si cambia oppure il modello Fiat porterà alla morte dei sindacato generale confederale e all’affermazione del sindacato aziendale. Bisogna avere il coraggio di voltare pagina“. La ricetta di Landini indica più democrazia all’interno del sindacato, coi lavoratori che dovrebbero venire messi in condizione di votare sui contratti che li riguardano. Insomma un tentativo di rappresentare davvero i precari, non solamente mediante appelli e parole. Da qui un’altra proposta: “basterebbe un contratto e un sindacato dell’industria che preveda le stesse tutele e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni tra tutti i lavoratori. Dobbiamo puntare a ripristinare le pensioni di anzianità per il lavoro di fabbrica, per chi guida i treni, per gli infermieri… Non è un privilegio, ma un diritto“. Infine non poteva mancare una stoccata a Susanna Camusso: “La Cgil sta avviando il suo congresso. Spero che si possa svolgere una discussione aperta, che valorizzi tutti i punti di vista. Più in generale credo che la crisi del sindacato nasca dal fatto che in questi anni non sia stato capace di tutelare le condizioni di chi lavora, c’è stato un secco arretramento. E se le persone stanno peggio vuol dire che anche noi abbiamo sbagliato. E poi: c’è stata una caduta di autonomia rispetto ai governi e alla politica. Non si può cambiare a seconda del governo e della maggioranza“.

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/darioste/7019012829/”>Darioste</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/”>cc</a

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