Landini, unico leader della sinistra che non c'èTribuno del Popolo
sabato , 21 ottobre 2017
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Landini, unico leader della sinistra che non c’è

Con la fine dell’alleanza Pd-Sel e il voto di fiducia al governissimo, a sinistra si ragiona di unità e di futuro. Per ricostruire sulle macerie servirebbe un leader che unisca.E Maurizio Landini avrebbe tutte le qualità per farlo.

Fonte:http://www.fanpage.it

Ho incontrato Landini una sola volta, da universitario, e mi sorprese per la sua straordinaria semplicità. “Dammi del tu, chiamami Maurizio, perché ci unisce la stessa lotta”. Ci promise di illustrare le nostre ragioni quella sera stessa ospite da Santoro di fronte a qualche milione di persone. E lo fece. Poi quando venne a un’assemblea, qualche mese più tardi, precisò che voleva ascoltare quello che avevamo da dire, non  fare comizi.

Erano i giorni del referendum di Mirafiori e dell’occupazione delle scuole contro la Gelmini. Oggi quegli stessi del Pd che salivano sui tetti, con la Gelmini ci governano e quel movimento saldatosi il 15 ottobre 2010 è sparito dalle piazze. Nichi Vendola aveva molto consenso, la sua narrazione piaceva perché si presentava come alternativa al berlusconismo. L’apice forse lo aveva toccato con la vittoria di Pisapia a Milano e il trionfo nei referendum su acqua e nucleare. Ma ora delle due partite ne ha vinta solo una:  ha riportato la sinistra in Parlamento, ma lo ha fatto perdendo la sfida del governo. Anche Antonio Ingroia avrebbe potuto rappresentare una grossa risorsa, ma si è bruciato ancora prima di cominciare. Se si fosse tenuto in disparte alle ultime elezioni, sarebbe diventato un elemento di dialogo con i grillini, ma la sconfitta ha cambiato le carte in tavola.

Maurizio Landini è un leader che parla a tutti, l’unico rimasto a sinistra in grado di emozionare. Non c’è bisogno di insistere troppo nello storytelling, perché la sua narrazione è la sua stessa biografia. Quando dice “non ho studiato ma lo capisco pure io”, rivendica il diritto del lavoro e della fatica di partecipare alle decisioni della comunità. Nei salotti si vede che non è a suo agio ma ci va spesso a parlare sempre della stessa cosa. Ripetizione del messaggio: lavoro, lavoro e lavoro. Ciò di cui la sinistra non parla da anni e forse anche per questo è scomparsa. D’altro canto, che sinistra è una sinistra che non parla di lavoro? I miei amici non si interessano di politica, ma di lui dicono che è bravo pur non sapendo che in fondo viene dalla storia comunista: altrimenti probabilmente non gli piacerebbe.

Lui che il maglione “se lo compra al mercato”, ha vinto la sfida dell’immagine contro chi i maglioni li porta, ma ultra-firmati. Contro Marchionne ha perso la battaglia referendaria, però in Tribunale la Fiom le vince quasi tutte appellandosi alla giustizia. E’ capace di emozionarsi quando un operaio grida in difesa della Costituzione, e riempie ancora le piazze di bandiere rosse. Forse non è un caso che Grillo salvi sempre la Fiom, e solo la Fiom, dalle bordate rivolte ai sindacati.

Molti vorrebbero, come nelle intenzioni di Alba o di altri movimenti, che la sinistra ricominci dalla partecipazione dal basso, dalla condivisione, dalle assemblee popolari. Ma la politica di oggi, purtroppo, non funziona cosi: bisogna accettarne le regole, pigliare i voti per poi avere la forza di ricostruire qualcosa. Abbiamo disperato bisogno di intervenire nell’agenda politica di questo Paese con un pensiero forte e non più subalterno. C’è poco da fare, il leaderismo ha sfondato anche a sinistra. La destra ha un padrone, il Movimento 5 Stelle pure, il Pd punterà su Renzi. Alla sinistra che non si rassegna serve un condottiero e Maurizio Landini ha le qualità per farlo.

Lorenzo Mauro

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