"L'Anticomunismo" senza tempo fa brutti scherzi | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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“L’Anticomunismo” senza tempo fa brutti scherzi

Oggi, navigando su internet, ci siamo imbattuti in un editoriale di Germano Milite su YOUNG, giornale online. L’argomento era l’intervento al Torino Film Festival di Ken Loach, intervento che può piacere o no, ma  che evidentemente ha mandato su tutte le furie il Milite, che ha pensato bene di scrivere un, secondo noi pessimo, articolo di un anticomunismo che si pensava fosse appannaggio solo di Silvio Berlusconi.

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L’Anticomunismo fa brutti scherzi. Potevamo in qualche modo accettare un anticomunismo fazioso e militante quando c’era ancora la Guerra Fredda, quando c’era cioè un confronto totalizzante e polarizzato tra due diverse ideologie. In quel caso avremmo accettato  con una scrollata di spalle gli attacchi artefatti preconfezionati per andare contro all’avversario ideologico e politico di turno. Oggi però, purtroppo aggiungiamo noi, i comunisti in Italia non sono più una forza politica rilevante. Ci sono ancora certo, chi vi scrive si considera orgogliosamente tale, ma non c’è più il contesto entro il quale aveva un senso che fossero criticati a priori. Anche in questo XXI secolo però esistono personaggi per cui la Guerra Fredda non è mai finita, e che evidentemente proprio non riescono a trattenersi dallo “sparare a sinistra”. Ma veniamo a noi. Germano Milite ha scritto un’editoriale sul giornale online YOUNG  nel quale ha attaccato frontalmente il regista Ken Loach, presente al Torino Film Festival, colpevole evidentemente di non vergognarsi di essere comunista. “Nel nostro paese abbiamo un problema: il centrosinistra. Non so se vale lo stesso anche da voi ma, da noi, il centrosinistra appoggia le privatizzazioni, le multinazionali ed il lavoro subordinato. Solo che lo fa lentamente e, se devi essere strangolato, è meglio che la cosa sia veloce” ha detto Loach, scatenando lo sdegno del povero Milite. L’editorialista ha prima preso in giro i militanti comunisti che hanno accolto il regista con bandiere con la falce e martello, come se fosse una vergogna esibire i simboli del lavoro, che peraltro non sono vietati da nessuna norma della nostra Costituzione. Poi Milite attacca: “Peccato che, nell’oramai 2013, ci sia ancora qualche intellettuale convinto che la questione sia politica, ovvero di lotta vetusta e marcia tra la sinistra estrema e comunista (bella, buona e giusta) e la destra fascista e nazista.Peccato che, persone come Loach, siano ancora troppo legate a schemi passatisti di lotta bifronte. Schemi che, al tanto citato neoliberismo, servono solo come base di divisione strumentale. Ma il neoliberismo propriamente e strettamente inteso, è la negazione stessa della politica. E’ pura economia, puro calcolo. L’unica ideologia è quella denerocentrica. Non c’è altro. Non c’è il fascismo (che tra l’altro, come noto, è parimenti contrarissimo a certe forme globaliste di governo tecnico-economico ed utilizza istanze sociali miste a nazionalismo e xenofobia). Continuare a porre al centro dello scontro i movimenti comunisti e quelli “neri”, quindi, è un errore concettuale ed intellettuale gravissimo e frutto di grande miopia.” La domanda sorge spontanea, ma chi ha dato tutta quest’arroganza a Germano Milite? Chi crede di essere per sostenere che Loach sia sostanzialmente un’idiota politico? E soprattutto cosa ha capito del comunismo, del marxismo? Ben poco a giudicare da questa sua insensata quanto sterile invettiva. Caro Milite, dalle tue parole emerge un’odio malcelato nei confronti di persone che portano avanti politiche che evidentemente non condividi. Almeno impara il rispetto per la democrazia, e quando ci spieghi un tuo pensiero, aggiungi il “secondo me”.

Grazie.

Il Tribuno

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