L'appoggio USA per il cambiamento di regime in Venezuela è un erroreTribuno del Popolo
sabato , 25 marzo 2017
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L’appoggio USA per il cambiamento di regime in Venezuela è un errore

Ecco pubblicata in esclusiva la traduzione in italiano dell’articolo “US support for regime change in Venezuela is a mistake” di Mark Weisbrot, uscito sul Guardian il 18 febbraio scorso.

Quand’è che provare a rovesciare un governo democraticamente eletto è considerato legittimo? La risposta, a Washington, è sempre stata semplice: quando lo dice il governo degli Stati Uniti. Non ci si meraviglia che generalmente i governi dell’America Latina non la vedano in questo modo.

Domenica [16 febbraio, N.d.T.] i governi del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay e Venezuela) hanno rilasciato una dichiarazione sulle manifestazioni della settimana scorsa in Venezuela, descrivendo “i recenti atti di violenza” come “un tentativo per destabilizzare l’ordine democratico”. Hanno fatto intendere chiaramente da che parte stiano.

Questi governi hanno affermato “il proprio saldo impegno a rispettare pienamente le istituzioni democratiche; in questo contento, essi rifiutano le azioni criminali di gruppi violenti che vogliono diffondere odio e intolleranza nella RepubblicaBolivariana del Venezuela facendone uno strumento politico”.

Potremmo ricordare che lo scorso anno, quando manifestazioni dalla portata assai più vasta fecero tremare il Brasile, nonci fu alcuna dichiarazione da parte del Mercosur o dei paesi confinanti. Questo non accadde perché quei paesi non amavano la presidentessa Dilma Rousseff, ma perché quelle dimostrazioni non tentavano di rovesciare il governo democraticamente eletto del Brasile.

L’amministrazione Obama è stata più sottile, ma ha comunque fatto capire chiaramente quale parte abbia scelto. Quando il segretario di stato John Kerry afferma: “Siamo particolarmente allarmati per la notizia che il governo del Venezuela ha arrestato o fermato molti manifestanti anti-governativi”, sta prendendo una posizione politica. Molti manifestanti hanno compiuto dei crimini: hanno attaccato e ferito dei poliziotti con pezzi di cemento e bottiglie Molotov, hanno bruciato macchine, fatto a pezzi e talvolta incendiato edifici governativi, commesso altri atti di violenza e vandalismo.

Un anonimo portavoce del Dipartimento di Stato è risultato ancor più chiaro la scorsa settimana, quando ha risposto alle critiche manifestando preoccupazione sull’“indebolimento” da parte del governo [venezuelano] “delle istituzioni democratiche in Venezuela”, e sostenendo che “per le istituzioni governative” sia obbligatorio “rispondere ai bisogni economici e sociali dei propri cittadini”. Egli stava in questo modo appoggiando i tentativi dell’opposizione di delegittimare il governo: una parte vitale di qualunque strategia per il cambiamento di regime.

Ovviamente sappiamo tutti chi è che gli USA sostengono in Venezuela. Gli Stati Uniti non provano nemmeno a nasconderlo: nel bilancio federale del 2014 ci sono 5 milioni di dollari destinati a finanziare le attività dell’opposizione in Venezuela – e questa è quasi sicuramente la punta dell’iceberg – che vanno sommati alle centinaia di milioni di dollari di palese supporto negli ultimi quindici anni.

Ma quello che rende queste dichiarazioni così importanti, e che manda i paesi dell’area su tutte le furie, è che gli USA stanno dicendo all’opposizione del Venezuela che ancora una volta Washington appoggia il cambiamento di regime. Kerry fece la stessa cosa nell’aprile dello scorso anno, quando Maduro fu eletto presidente e Henrique Capriles, il candidato alla presidenza dell’opposizione, affermò che le elezioni fossero state manipolate. Kerry si rifiutò di riconoscere il risultato delle urne. Il suo atteggiamento, aggressivo e antidemocratico, condusse a critiche così forti da parte dei governi del Sud America che egli fu costretto a invertire la rotta e a riconoscere silenziosamente il governo Maduro. (Per coloro che non hanno seguito gli eventi, non c’era alcun dubbio sul risultato delle elezioni).

Il riconoscimento del risultato elettorale da parte di Kerry mise fine al tentativo dell’opposizione di delegittimare il governo eletto. Quando il partito di Maduro vinse con ampio margine le elezioni municipali di dicembre, l’opposizione era stata praticamente sconfitta. L’inflazione galoppava al 56% e c’era grossa scarsità di beni di consumo: eppure una grande maggioranza aveva ancora votato per il governo. Questa scelta non poteva essere attribuita al carisma personale di Hugo Chavez, che era morto più o meno un anno prima, né era irrazionale. Benché lo scorso anno sia stato duro, gli undici anni precedenti – da quando il governo ha preso il controllo dell’industria del petrolio – hanno portato ad ampi miglioramenti degli standard di vita per maggioranza dei venezuelani che prima erano marginalizzati ed esclusi.

C’erano molte lamentele sul governo e l’economia, ma i politici ricchi e di destra, che capeggiavano l’opposizione, non rispecchiavano i valori di questa maggioranza della popolazione né ispiravano la sua fiducia.

Il leader dell’opposizione Leopoldo Lopez – in competizione con Capriles per la leadership – ha dipinto le attuali manifestazioni come qualcosa che potrebbe costringere Maduro ad abbandonare il governo. È ovvio che non c’era e non c’è un modo pacifico in cui questo possa accadere. Il prof. David Smilde dell’Università della Georgia ha affermato che il governo ha tutto da perdere dalla violenza delle manifestazioni, mentre l’opposizione può guadagnarci qualcosa.

Dallo scorso week end Capriles, che all’inizio era sospettoso nei confronti di una strategia del cambiamento di regime potenzialmente violenta, è apparentemente d’accordo con questo strategia. Secondo Bloomberg News, egli ha accusato il governo di “infiltrare agenti nelle proteste pacifiche per trasformarle in centri di violenza e repressione”.

Nel frattempo Lopez sta deridendo Maduro su twitter dopo che il governo ha commesso l’errore di minacciare di arrestarlo. “Non hai il fegato di arrestarmi?”, ha twittato il 14 febbraio.

@Nicolasmaduro: no tienes las agallas para meterme preso? O esperas ordenes de La Habana? Te lo digo: la verdad esta de nuestro lado

Si spera che il governo non abbocchi all’amo. Il sostegno USA per il cambiamento di regime indubbiamente infiamma la situazione, dal momento che Washington ha una grande influenza nell’opposizione e, ovviamente, nei media dell’emisfero.

C’è voluto molto tempo perché l’opposizione riconoscesse il risultato delle elezioni democratiche in Venezuela. Gli oppositori hanno tentato un colpo di stato militare, appoggiato dagli USA, nel 2002; dopo il fallimento, hanno provato a rovesciare il governo con uno sciopero del settore petrolifero; nel 2004 hanno perso un’occasione per mandare via il presidente e hanno gridato allo scandalo; l’anno successivo hanno boicottato senza alcun motivo le elezioni dell’Assemblea Nazionale. Il tentativo fallito di delegittimare le elezioni presidenziali dello scorso aprile è stato il ritorno a questo passato oscuro e non così distante. Resta ora da vedere quanto lontano si spingeranno questa volta nel cercare di procurarsi con altri mezzi quello che non sono stati capaci di ottenere nelle urne, e quanto a lungo essi godranno del sostegno di Washington per il cambiamento di regime in Venezuela.

Mark Weisbrot
Fonte: Oltremedianews
(traduzione di Simone Mucci)
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