L'Aquila, la città fantasma. Ieri, sicuramente oggi. E domani?Tribuno del Popolo
mercoledì , 18 gennaio 2017
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L’Aquila, la città fantasma. Ieri, sicuramente oggi. E domani?

L’Aquila, la città fantasma. Ieri, sicuramente oggi. E domani?

L’Aquila. 2009. Un terremoto. Il terremoto. Scossa di magnitudo 6.3. 309 vittime. 1500 feriti. 48.818 sfollati. Sono stati stimati dieci miliardi di euro di danni a cose e persone. 6 aprile. Ore 03:32. E oggi? Oggi regna il silenzio.

Fonte: Oltremedianews

“Sembra tutto così lontano, come se non appartenesse più a ciò che la storia del nostro Paese ha vissuto. E’ passato, ormai, la situazione si è risolta, o quasi”. Questi i pensieri più ovvi e comuni, a distanza di ormai 5 anni da quella notte, quando l’Aquila cambiò per sempre il suo volto, il suo corpo, la sua voce. Eppure, dopo uno stato di emergenza nazionale, dopo l’intervento di vigili del fuoco, della protezione civile, dell’esercito, dello Stato, degli Stati esteri, di migliaia di volontari che si sono messi in gioco, l’Aquila, una delle più famose sedi universitarie di quegli anni, oggi vive uno stato di totale degrado e abbandono. Abbandono di strutture, di cose, di persone, di sogni, di speranze, di rinascita. Abbandono di un futuro. In molti si sono spostati per cercare altrove quello che avevano lì: una casa sicura, un lavoro, -una famiglia-; altri, per orgoglio o per amore del proprio territorio, hanno deciso di rimanere, inizialmente nella paura e poi, soltanto poi, molto tempo dopo, nella rassegnazione. Numerose persone hanno ricevuto un sussidio per la casa, altre per la disoccupazione; ma per il ritorno alla normalità? Esiste un sussidio per una vita stravolta, da ridimensionare in nuove dimensioni di spazio, di tempo, di cornici di senso?

Sciacallaggio e solidarietà sono state le due realtà che per molto tempo hanno convissuto per le strade dell’Aquila che, oggi, invece, sono semplicemente vuote e desertiche. Non un’anima che giri tra i quartieri della città, nessuno. Solo pochi muratori, immersi nel rumore dei loro pensieri e di qualche attrezzo utilizzato: gru, scavatori, camion. La desolazione aleggia tra le macerie di un danno che si può definire enorme, che ad oggi, non è ancora stato né cancellato, né riempito, né accettato. Spostarsi per le vie è davvero difficile, molte strade sono ancora chiuse o interrotte. I cumuli di macerie sono ovunque, così come i segni tangibili che il terremoto ha tracciato su case e chiese. Ci si chiede: “Se la città è così a distanza di cinque anni dal terremoto, come poteva essere il giorno successivo a quella notte?”. Molto è stato restaurato, certo. Alcune delle bellezze artistiche del luogo sono tornate a risplendere. Ma per chi? Oggi per le strade dell’Aquila non si sente più il classico rumore di città, dove le grida dei bambini si confondono tra i clacson degli automobilisti fermi ai semafori. Oggi nell’Aquila regna soltanto il silenzio. Quel silenzio che regnava ieri, che regna sicuramente oggi. Ma “Domani”?

Federica Bani con foto di Emanuele Masellis

 

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