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sabato , 27 maggio 2017
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L’Asse Marchionne-Monti fà paura

Il presidente del Consiglio Mario Monti si è recato ieri allo stabilimento Fiat di Melfi, in Basilicata. Ad accoglierlo Sergio Marchionne che ha avuto parole dolci per l’operato di Monti al governo. Un’asse, quello Monti-Marchionne, che dovrebbe spaventare il Pd, e spostarlo a sinistra. Dovrebbe…

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A Melfi nella giornata di ieri si è assistito a un teatrino tutto particolare, con il premier Monti che è arrivato nello stabilimento Fiat accolto da Sergio Marchionne. I due sono stati accolti dagli applausi, del resto i cattivoni di Cgil e Fiom non c’erano, e Marchionne assieme a John Elkann ha pensato bene di illustrare gli investimenti per lo stabilimento lucano, dove a partire dal 2014 verranno prodotti due nuovi mini Suv, un marchio Fiat 500, e uno Jeep. Marchionne ha detto tutto e il contrario di tutto, non ha detto quello che invece ha spiegato Landini, segretario della Fiom, ovvero che la Fiat ormai non è più nemmeno da considerarsi italiana, e che in futuro la produzione probabilmente verrà portata all’estero. La cosa non sembra interessare Monti, che con Marchionne sembra andare perfettamente d’accordo. Lo stesso manager abruzzese ha pensato bene di cogliere la palla al balzo e di fare un bell’endorsment a Monti in vista della sua discesa imminente in politica: “Se siamo qui oggi è perchè abbiamo scelto la strada del coraggio e la nostra non è una scelta azzardata”, ha detto Marchionne alludendo alla scelta della Fiat di puntare su Melfi, almeno a suo dire. Non contento Marchionne è andato anche nel dettaglio, riempiendo di complimenti il governo Monti: “Il governo in dodici mesi ha fatto cose ammirevoli“. Ma non solo, il manager abruzzese si è anche definito “riconoscente” nei confronti di Monti, che con la sua agenda avrebbe dimostrato “coraggio e lungimiranza“. Belle parole anche per l’esecutivo che, secondo lui, sarebbe stato capace di “ricreare un clima di fiducia verso il nostro Paese e di riguadagnare credibilità avviando importanti riforme strutturali e scongiurando il rischio di default“. Monti peraltro ha mostrato di gradire, e a sua volta ha preso le difese di Marchionne: “Marchionne ha detto che il progetto Fiat non è per i deboli di cuore, io credo che Melfi sia un esempio dell’Italia forte di cuore.”

In questo contesto idillico l’unica nota stonata è proprio quella del leader della Fiom, Maurizio Landini, che ha così commentato ai microfoni di Tgcom24 le parole di Monti e Marchionne: “Monti ha assunto il modello Marchionne come programma politico per candidarsi alle lezioni. Io inviterei Monti ad andare anche a Termini Imerese o all’Irisbus, dove Fiat sta chiudendo. Non estenderei il modello Marchionne perché è contro la Costituzione e penso che le politiche di Monti hanno peggiorato le condizioni dei lavoratori”. Parole che colgono nel segno, il montismo sta per farsi movimento politico, e inizia già ad avere diversi endorsment qua e là, da Montezemolo a Marchionne, passando per Passera, Fini, e Casini. Di fronte a questo blocco sociale che presumibilmente farà proprie le teorie del Professore, il Pd rischia di venire schiacciato dalle posizioni liberiste di Monti, per questo, prima che sia troppo tardi, il Pd dovrebbe virare velocemente a sinistra per rapportarsi con quel Movimento Arancione che potrebbe essere vitale nella lotta all’elettorato di Grillo.

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